Martedì 26 maggio 2026, ore 12:36

Libri

La riffa della morte

di ISABELLA VILLI

Tutto sembra succedere per caso: la rimpatriata dopo un anno dalla maturità (siamo nel 1975), la proposta del gioco, la decisione unanime di prendervi parte, l’ap puntamento che si reitera ogni anno il 22 luglio, finché morte non li separi. Il patto sciagurato, un accordo di sangue e denaro: tutti i componenti di quella che fu la III A del Liceo Berchet ogni anno verseranno la quota stabilita, che andrà ad incrementare il montepremi destinato ai tre che risulteranno i più longevi della classe. Facendo un rapido conto, tutti capiscono che si parla di una cifra molto importante, che può far gola a tutti, anche a chi di soldi non ne ha mai avuto bisogno - tra i compagni infatti ci sono ricchi ereditieri che non hanno mai avuto la necessità di lavorare, figli che beneficiano dei generosi utili dell’azienda di papà, professionisti che hanno raggiunto un successo più che consolidato - ma anche questi non sono meno motivati a raggiungere la vittoria, anche perché in ballo non ci sono solo i soldi, ma la vita. Tutti dunque non vogliono morire e sviluppano così un attaccamento alla vita che in assenza dello scopo del gioco, forse, non si sarebbe manifestato.

Tra macumbe e riti voodoo perpetrati ai danni dei compagni innocenti, tentati avvelenamenti, ritorsioni personali, amori mai rivelati e vendette sopite, strani eventi cominciano a verificarsi, mettendo in discussione la casualità di un infarto o di un incidente stradale. L’amicizia di una vita, nata dalla complicità dei banchi di scuola, può davvero essere scalfita da un’assurda e sadica competizione? Il denaro può davvero trasformare tutto e tutti? Omicidi, suicidi, tumori e ictus, si arriva così, in realtà in modo anche tragicamente rapido, (in un solo anno infatti si contano ben 7 morti) ai tre superstiti, designati come i vincitori che si spartiranno la fortuna accumulata negli anni. L’ulte riore proposta rimette tutto in gioco: si va ad oltranza, deve rimanerne uno solo. E così sarà: dopo 78 anni, quando gli ultimi due sarà la vecchiaia a portarseli via alle venerande età di 94 e 97 anni, la vittoria sarà assegnata unilateralmente ed indiscutibilmente. Ma a 97 anni che farci poi di soldi e progetti? Il tempo usura tutto, anche la voglia di vivere, anche la bramosia di vincere un gioco che ha impegnato la vita intera di un’intera classe, i cui 30 tra ragazzi e ragazze si sono ritrovati da giovani ad adulti e poi anziani ed infine cadaveri.

La lotteria della sopravvivenza porterà alla vittoria il personaggio tra i più improbabili, poiché è di fatto un perdente su tutti i fronti: Semprini, cresciuto all’ombra di un padre importante e per questo troppo ingombrante, di cui cerca di ricalcare le orme facendosi strada nel mondo dei fumetti, ma senza riuscirci poiché sprovvisto anche del minimo talento, non ha mai realizzato nulla di significativo; nutre da sempre un’assurda ossessione per l’attore Gene Hackman, di cui conosce a memoria la filmografia integrale, a cui decide di dedicare un’opera monografica alla cui redazione infine destinerà tutto il montepremi.

Nel panorama letterario I convitati di pietra rappresenta di certo un unicum, un romanzo diverso ed originale, ben scritto e ben strutturato; la sua unicità sta in due fattori, uno di forma e uno di sostanza. Da una parte l’assenza quasi generale di accapo: il romanzo infatti non presenta praticamente capoversi, la scrittura si sviluppa come un flusso unico e continuo, senza pause; così scorrono i decenni, con una velocità fagocitante che divora qualsiasi cosa e con essa i componenti della III A senza stare troppo a pensarci (invece da pensare ce n’è eccome); dall’altra dunque una tematica scelta particolare, in connubio con il taglio distaccato dato dalla presenza del narratore esterno, che racconta senza troppi giri di parole il succedersi degli eventi, anche drammatici, ma senza alcun trasporto emotivo, duro e freddo, come la pietra del titolo. Questo crea un effetto straniante sul lettore, che invece si trova a dover riflettere su drammi esistenziali e soprattutto sull’inesorabilità del tempo che scorre, malgrado tutto. Meritatamente giunto nella dozzina finalista al Premio Strega 2026, chissà che la giuria non ne resti così colpita da decretarlo vincitore...

Michele Mari, I convitati di pietra, Einaudi, Torino, 2025, pp. 168, 17,50 euro

( 26 maggio 2026 )

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La riffa della morte

Il romanzo non presenta praticamente capoversi, la scrittura si sviluppa come un flusso unico e continuo, senza pause, così scorrono i decenni

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