Martedì 21 settembre 2021, ore 18:49

Quotidiano di informazione socio‑economica

Mezzogiorno

Il Sud all’appuntamento con la transizione ecologica

All’appuntamento con il Green Deal che sta al centro della svolta di politica economica impressa dalla Commissione Von der Leyen, il Mezzogiorno d’Italia si presenta carico di problemi ma anche di grandi potenzialità. Sta ora al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza utilizzare le risorse messe a disposizione dalla strategia Next Generation EU per avviare il superamento dei primi attraverso la valorizzazione delle seconde.
Un primo ordine di problemi fa riferimento a due aspetti diversi che segnano una parte del tessuto produttivo meridionale, come anche di altre aree del nostro Paese. Il primo è quello degli insediamenti di industria pesante ereditati dagli interventi di industrializzazione degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: gli impatti ambientali di alcuni di questi impianti, legati a una fase storica diversa in cui la sensibilità ecologica non si era ancora sviluppata, risultano oggi non più sostenibili. Penso, per fare qualche esempio, alla ex-Ilva di Taranto, agli impianti di raffinazione della Sicilia o alla metallurgia del Sulcis. Il secondo riguarda le modalità con cui si è realizzata sul territorio la diffusione di tante piccole e medie imprese che in molti casi è avvenuta senza che le autorità pubbliche avessero definito un piano di localizzazione ordinato, tale da evitare fenomeni di congestionamento e di degrado urbanistico.
Quest’ultima considerazione rinvia a un secondo ordine di problemi, non meno importante e anzi a volte assai più vistoso e impattante sulla qualità della vita dei cittadini e sul paesaggio: la crescita disordinata delle città - con l’espansione di periferie urbane prive di servizi adeguati, di trasporti e interconnessioni vitali con i centri storici, di luoghi di aggregazione sociale – e l’abusivismo edilizio che ha compromesso alcuni dei paesaggi, soprattutto costieri, più belli del Meridione o siti archeologici e artistici di inestimabile valore.
La carenza di governo del territorio ha anche accentuato il fenomeno della produzione di rifiuti industriali e urbani senza predisporre i servizi e gli impianti necessari a gestire e a chiudere il ciclo: il risultato, quando non prende la forma di attività di smaltimento criminali, è comunque il peso abnorme del conferimento in discarica e del trasporto di rifiuti verso altre regioni o verso l’estero. Un territorio ferito dall’utilizzo di discariche legali e illegali è poi ulteriormente colpito dal fenomeno del dissesto idrogeologico, a sua volta dovuto sia al disordine urbanistico sia alla mancata cura delle infrastrutture necessarie alla tenuta dei terreni. A questo degrado ambientale così moderno si accompagna un tema molto antico, quello della carenza nelle forniture idriche alla popolazione e alle attività produttive, con reti di adduzione e di acquedotto segnate da rilevanti perdite e quindi da spreco della risorsa. Per poi non trovare a valle impianti adeguati di trattamento e depurazione dei reflui, con impatti pesantemente negativi sulla qualità di mari e falde. 
In questa carrellata di problemi non può mancare l’assetto di una parte delle campagne meridionali, dove si incontrano alternativamente fenomeni di abbandono, specie nelle aree interne, o viceversa colture cresciute grazie allo sfruttamento intenso e illegale di mano d’opera immigrata in condizioni deteriori di lavoro e di vita. Per concludere con il diffondersi ormai in tutto il Salento del fenomeno della Xylella che, a causa dell’utilizzo strumentale di pulsioni irrazionali e miopi, sta divorando una delle colture di ulivi più importanti e uno dei paesaggi più belli d’Italia.
Ma se i problemi ambientali sono tanti e intricati, non mancano davvero punti di forza e potenzialità positive da mettere a frutto per avviare il risanamento e fare del Mezzogiorno un laboratorio di innovazione per il nostro Paese e per l’Unione Europea. Cominciando dalle campagne, sappiamo bene come alcune delle colture di maggior qualità dell’agricoltura italiana vengano proprio dal Sud e come l’industria agroalimentare sia andata sviluppandosi negli ultimi anni fino a costituire uno dei settori più trainanti e innovativi del tessuto produttivo meridionale. Regolarizzare le attività lavorative nelle colture di massa, valorizzare le produzioni di maggior qualità anche di piccole imprese, spesso giovanili, e proiettare l’industria agroalimentare su più ampi mercati, sono passaggi possibili, che consentirebbero all’agricoltura del Sud di consolidare gli avanzamenti realizzati fin qui con effetti importanti sulla tenuta del territorio e del paesaggio.
Venendo all’industria, proprio gli insediamenti di industria pesante sono oggi i candidati naturali per la sperimentazione di nuove tecnologie di produzione su cui la Commissione Europea invita gli Stati membri a investire. Per esempio, a Taranto con il piano ambientale varato a suo tempo dal Governo Gentiloni – copertura dei parchi minerali (oramai pressoché completata), risanamento delle cokerie e delle emissioni degli altoforni, sperimentazione della tecnologia del pre-ridotto – e con eventuali suoi sviluppi verso il superamento prospettico del carbone. O ancora, la sperimentazione per cluster locali della produzione e dell’impiego di idrogeno verde – ricavato utilizzando l’energia elettrica da fonti rinnovabili - come nuova forma di combustibile. Mentre l’indotto meridionale molto diffuso della filiera automotive implica un rilevante potenziale di produzione di componenti per la mobilità sostenibile, che peraltro andrà tradotto in pratica curandone attentamente la graduale riconversione e transizione tecnologica. Così come altre eccellenze presenti nelle regioni meridionali, dall’aerospazio alla farmaceutica, possono fare da base per sviluppi tecnologici dai risvolti importanti sul versante ambientale (si pensi per esempio all’impiego dei satelliti per la tenuta in sicurezza dei territori) e delle scienze della vita.
Ma vi è un terzo insieme di potenzialità decisive connesso al fatto che è proprio il Mezzogiorno l’area del Paese che può svolgere il ruolo più importante nella transizione energetica e per la riduzione delle emissioni di CO2: sia in quanto territorio particolarmente adatto alla generazione di elettricità da fonti rinnovabili, sia in quanto piattaforma di interconnessione nel bacino del Mediterraneo per l’approvvigionamento di rinnovabili prodotte nella sponda Sud e di gas naturale dai nuovi bacini di estrazione del Mediterraneo orientale e del Caspio. Ricordando che, per il minor contenuto di CO2, il gas naturale è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale nella fase di transizione verso l’uscita dai combustibili fossili, accelerando la sostituzione di carbone e petrolio così da abbattere rapidamente le emissioni. Ma per tradurre queste potenzialità in realtà ci sarà bisogno di importanti investimenti nelle infrastrutture energetiche, sia quelle di interconnessione con l’estero, sia le dorsali di collegamento tra Sud e Nord del nostro Paese. Sul versante elettrico, si tratta di rimuovere i colli di bottiglia che impediscono già oggi all’elettricità prodotta nel Mezzogiorno da fonti rinnovabili di raggiungere i mercati di sbocco. Sul versante del trasporto del gas, è necessario potenziare i collegamenti in modo che il Meridione svolga appieno la sua funzione di hub per l’Italia e per l’Europa. Tanto più che, se la sperimentazione sull’idrogeno avrà successo, i gasdotti potranno convertirsi un domani in reti di trasporto del nuovo combustibile verde.
Più complesso e difficile il tema dei servizi idrici e del ciclo rifiuti. Per i primi è necessario sfatare il luogo comune di una carenza naturale di fonti di approvvigionamento. L’Appennino Meridionale è ricco di sorgenti e di invasi, che non mancano neanche nelle aree interne delle due isole maggiori. Il punto vero è l’assenza di investimenti negli impianti di captazione e nelle reti di adduzione che mettano a sistema l’approvvigionamento nelle rispettive aree, interregionale nel Meridione continentale, regionale nelle isole, e che consentano di assicurare anche in prospettiva l’equilibrio di riproduzione della risorsa. E qui si scontano gli effetti di gestioni burocratiche e di rivalità regionali. Mentre nei servizi a valle di acquedotto e smaltimento, si scontano le insufficienze di gestioni comunali frammentate e incapaci di sfruttare le economie di scala e di reperire le risorse finanziarie necessarie a sostenere gli investimenti. Una iniezione di imprenditorialità sia nella fase a monte che in quella a valle, sostenuta da risorse come quelle del Recovery Plan e dei Fondi di coesione, sbloccherebbe ingenti investimenti che attendono da anni di essere realizzati.
Problemi simili si pongono per il settore rifiuti, con l’aggravante qui di una ostilità falsamente ecologista nei confronti dell’impiantistica necessaria a chiudere il ciclo, come se il conferimento in discarica o il trasporto altrove dei rifiuti fosse ambientalmente superiore al loro smaltimento ordinato e secondo le tecnologie più moderne. Anche in questo caso, serve una combinazione di vera coscienza ecologica, imprenditorialità avanzata, risorse finanziarie europee e nazionali.
E infine ancora più complesso è il tema delle aree urbane, delle loro periferie, delle ferite edilizie al paesaggio. Qui l’obiettivo è triplice: risanare il degrado urbano, divenuto ormai intollerabile in diverse aree metropolitane, a cominciare da Napoli e Palermo; fare del Mezzogiorno un attrattore di turismo culturale italiano e internazionale che sia volano di sviluppo per tutto il territorio; rimuovere i fattori di congestione che innalzano i costi di produzione per molte imprese. Il Recovery Plan è l’occasione per cominciare a investire seriamente sulla rigenerazione urbana, su quel complesso cioè di interventi su edifici, servizi di trasporto, servizi educativi e sanitari, attività produttive, che possa trasformare le periferie, restituire alla loro bellezza il paesaggio e il patrimonio artistico, rendere fruibile e ordinato il territorio. 
A condizione, e questo vale per tutti gli interventi fin qui tratteggiati, che non ci si illuda che il problema consista solo nell’avere più risorse a disposizione. E’ vero il contrario: il Mezzogiorno ha bisogno di processi di riforma profondi, senza i quali qualsiasi risorsa andrebbe sprecata.

Claudio De Vincenti
*Professore di Economia politica, 
Università ”La Sapienza” di Roma
Già ministro per la Coesione territoriale
(L’articolo è pubblicato sul Working paper n.21 della Fondazione Tarantelli)

( 4 giugno 2021 )

Protagonisti del Novecento

L’amata Creta di Theodorakis

Con Theodorakis una grande pagina della storia della musica greca si chiude per sempre

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Magazine

Via Po Cultura

SOLO PER GLI ABBONATI

Il 2 settembre 2021 è stata inaugurata al Museo delle Culture di Milano (MUDEC) la mostra “Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo” 

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Recensioni

Un obbrobrio da ricordare

Le leggi razziali complici dei crimini razzisti e dello stesso olocausto.  “Il regime fascista scrive Liliana Segre - fu violento, omicida, razzista e discriminatorio fin dalle origini”, “totalitario” dalle sue origini

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

FOTO GALLERY

© 2001 - 2021 Conquiste del Lavoro - Tutti i diritti riservati - Via Po, 22 - 00198 Roma - C.F. 05558260583 - P.IVA 01413871003

E-mail: conquiste@cqdl.it - E-mail PEC: conquistedellavorosrl@postecert.it