Tre sono gli aspetti più importanti come hanno segnalato i presentatori Dario Franceschini, Fausto Bertinotti e lo storico Agostino Giovagnoli insieme alla leader della Cisl. Prima di tutto la modernità e l’attualità del pensiero, della storia, della cultura e della tradizione del cattolicesimo sociale. E questo non solo per il richiamo alla ultime significative ed autorevoli encicliche. Ma anche, e soprattutto, perché il cattolicesimo sociale continua a contenere indicazioni, suggerimenti, consigli e proposte che indicano una possibile strada per affrontare concretamente quella che comunemente viene chiamata “questione sociale”. Un cattolicesimo sociale che, pur essendo un segmento, ancorché importante, della storia e della tradizione del cattolicesimo politico italiano, ha saputo essere la stella polare per l’impegno di molti cattolici nella vita pubblica italiana. E oggi, soprattutto oggi, il richiamo a quella tradizione è quasi un obbligo morale se si vuole affrontare il capitolo della difesa, della promozione e della salvaguardia degli interessi e delle istanze dei ceti popolari e dei meno abbienti nel nostro paese.
La seconda considerazione, strettamente legata alla prima, è che il sindacato della Cisl continua ad essere uno strumento, laico, importante e decisivo che declina nella società il richiamo a quella ispirazione. Non è un caso, del resto, che la Cisl continua ad affondare le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare e nella tradizione secolare del cattolicesimo sociale. Un sindacato che conserva tutta la sua modernità proprio perché non rinuncia alle sue costanti storiche: dalla mediazione alla concertazione, dalla partecipazione alla responsabilità, dalla miglior cultura riformista alla rappresentatività al valore dell’autonomia. Insomma, un sindacato che non si trasforma in un partito e che, soprattutto, conserva gelosamente la sua autonomia senza essere un semplice, grigio e banale prolungamento di un partito o di una coalizione.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, il ruolo e la figura di Franco Marini che, senza alcuna tentazione nostalgica o regressione passatista, continua ad essere la figura che meglio ha saputo coniugare il richiamo costante e costruttivo al cattolicesimo sociale con l’impegno sindacale e politico. E non è un caso che proprio Marini, come ha sottolineato giustamente la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, ha saputo conservare quella specificità nelle sue “tre vite”. Quella sindacale, quella politica e quella istituzionale. E, forse, rileggere oggi il suo magistero politico, sindacale ed istituzionale è il miglior viatico per riattualizzare il messaggio, il progetto, la sensibilità e l’intuizione del cattolicesimo sociale nella vita pubblica italiana.
Il cattolicesimo sociale, la Cisl e Franco Marini sono pertanto strettamente intrecciati tra di loro. E chi vuole continuare un impegno culturale, sindacale e politico all’insegna dei valori cristiani e sociali nella società contemporanea non può prescindere da quel trittico. Non per civetteria intellettuale ma, semplicemente, per coerenza con la tradizione dell’impegno pubblico dei cattolici italiani.
Luca Rolandi
