Martedì 28 luglio 2026, ore 22:59

Magnifica Humanitas 

Partecipazione, nome italiano della via di Neemia 

Una bussola preziosa per leggere il rapporto tra persona umana, intelligenza artificiale, piattaforme digitali, lavoro, pace e futuro della convivenza. Per orientarci meglio nelle pagine della prima enciclica di Papa Leone XIV, Conquiste ha voluto approfondire alcuni temi con Leonardo Becchetti, economista ed editorialista, docente di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata.
Delle riflessioni e degli spunti della Magnifica Humanitas, cosa colpisce di più l'economista in generale; e più in particolare il sostenitore dell'economia civile?
Abbiamo pensato dal momento stesso in cui Prevost è diventato Papa scegliendo il nome di Leone XIV che la sua prima enciclica sarebbe stata sull’Intelligenza artificiale e su come avrebbe rivoluzionato il mercato del lavoro (in parallelo alla Rerum Novarum di Leone XIII che riflette sulla rivoluzione industriale). In realtà quest’enciclica affronta da una prospettiva antropologica molto più vasta il tema. Il titolo è geniale e spiegato poi in uno dei passaggi più illuminanti del testo. Altro che transumanesimo e postumanesimo dove l’uomo contemporaneo, inebriato dal progresso scientifico come nei vari corsi e ricorsi storici che si accompagnano alle grandi scoperte dove emerge lo scientismo e la presunzione di farcela da solo, cerca la potenza e l’immortalità. Siamo già un’umanità magnifica se entriamo in un’altra dimensione: quella del limite che ci spinge a costruire relazioni tra esseri umani e con Dio. La vita dell’uomo potenziata dalla Grazia è già magnifica e molto meglio di quella promessa dal transumanesimo.
Una delle “rerum novarum” dell'Enciclica di Papa Leone è la parte dedicata alle nuove forme di schiavitù nell'economia digitale. Cosa deve emergere da questa denuncia?
C’è innanzitutto un invito a non farsi dominare dallo scroll perpetuo. Quindi un invito ad esercitare il dominio di sé. Viviamo un’epoca di straordinarie opportunità che personalmente non baratterei con nessun’altra. Un’epoca nella quale il discernimento e il controllo diventano ancora più importanti. Non c’è potenza senza controllo, diceva una vecchia pubblicità. C’è poi il rischio nel mondo del lavoro che l’AI che ci solleva da fatiche intellettuali routinarie diventi un nuovo datore di lavoro che ci sfrutta e ci impone ritmi e velocità accelerate. Ma questo è colpa del suo cattivo utilizzo da parte degli esseri umani.
Papa Leone mette in guardia dai rischi per la democrazia e per la comunicazione derivanti dalla AI nel momento in cui questa trucca le regole del gioco. Quali sono i rischi maggiori? In concreto, cosa devono fare gli Stati per fronteggiare il pericolo? E come singoli, da cosa dobbiamo stare in guardia e cosa possiamo fare in positivo?
Il pericolo è molto semplice e il Papa lo individua con precisione. Chi controlla le piattaforme social vuole massimizzare il profitto e questo si realizza aumentando il tempo in cui le persone sono collegate, il che consente di vendere la pubblicità a prezzi più elevati. Per tenere le persone sulla piattaforma il modo migliore è farle litigare. L’algoritmo quindi premia i post più aggressivi facendoli vedere a milioni di persone e “penalizza” quelli saggi che generano poco conflitto. Da anni questo ci sta trasformando aumentando la nostra aggressività e premiando gli aggressivi. La soluzione è semplice e lo facciamo presente nell’appello ”Habeas mentem, habeas faciem”, che può essere sottoscritto online: trasparenza degli algoritmi, responsabilità anche penale di chi gestisce le piattaforme e soprattutto un documento d’identità/un indirizzo. Non deve essere possibile gestire mille indirizzi fasulli e la responsabilità personale deve sempre esserci. Si può anche scegliere di usare uno pseudonimo ma bisogna saper risalire a chi c’è dietro ogni indirizzo.
La figura di Neemia evocata da Papa Leone in contrapposizione all'immagine della Torre di Babele rappresenta uno dei principi cardini del magistero sociale: la sussidiarietà, applicata alla governance tecnologica. Possiamo dire che “la via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso, coincide oggi in Italia con la via della partecipazione dei lavoratori?
Sì, ma a condizione che la partecipazione non sia soltanto consultiva o simbolica. La “via di Neemia” è l’opposto della Torre di Babele perché non concentra il potere in un’unica élite, ma affida a ciascuno una parte del muro da costruire, dentro un progetto comune. Applicata alla trasformazione tecnologica, significa riconoscere i lavoratori non come destinatari passivi dell’innovazione, ma come soggetti capaci di orientarla. La partecipazione dei lavoratori va intesa come una forma concreta di sussidiarietà: chi conosce dall’interno i processi produttivi deve poter contribuire alle decisioni sull’organizzazione del lavoro, sull’uso dell’intelligenza artificiale, sulla formazione e sulla distribuzione dei guadagni di produttività. Non si tratta di frenare la tecnologia, ma di renderla più intelligente perché arricchita dall’esperienza, dalla responsabilità e dal sapere diffuso delle persone. La via italiana della partecipazione può diventare davvero la via di Neemia se trasforma l’impresa da luogo di pura subordinazione a comunità generativa, nella quale capitale, lavoro e territorio cooperano per creare valore economico e valore sociale. La nostra esperienza del Paese e delle sue buone pratiche ci dice che questo accade già in molte aziende. In Italia ci sono oggi tanti Olivetti nascosti e poco conosciuti che applicano tutto questo e trasformano le loro aziende in luoghi generativi
Per il Censis, su 15 milioni di lavoratori italiani coinvolti, 6 milioni sono a rischio sostituzione, mentre per altri 9 milioni l'IA si integrerà con le loro mansioni. Insomma, l’intelligenza artificiale crea o toglie posti di lavoro?
L’intelligenza artificiale toglierà alcuni posti, soprattutto nelle attività cognitive più standardizzate, ma può crearne e trasformarne molti altri. Il punto chiave è l’effetto Jevons: quando una tecnologia rende un’attività più efficiente e meno costosa, il suo utilizzo tende ad aumentare invece di diminuire. È accaduto con le gru, che non hanno eliminato l’edilizia ma hanno moltiplicato i cantieri; ed è accaduto con i computer, che hanno cancellato alcune mansioni creando però interi nuovi settori.
Con l’AI, se scrivere, analizzare dati, programmare o fare diagnosi preliminari costa meno, queste attività verranno svolte molto di più e nasceranno nuovi servizi. Quindi non assisteremo semplicemente alla “fine del lavoro”, ma a uno spostamento verso compiti relazionali, creativi, di cura, responsabilità e discernimento. Il vero problema è governare la transizione: senza formazione, welfare e politiche adeguate, i benefici rischiano di concentrarsi e le disuguaglianze di crescere.
Giampiero Guadagni

( 27 luglio 2026 )

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