Lunedì 25 maggio 2026, ore 20:17

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Economia sommersa, il male dell'Italia

 

Ed i dati da lui forniti sono stati incontrovertibili. Le ultime stime parlano di un’“Italia invisibile” con ben 217,5 miliardi di sommerso ed attività illegali. Da far riflettere. Una cifra che equivale al 10 % del PIL. “Parliamo di una parte di economia non conosciuta”- ha ribadito De Gennaro- “o, meglio, non osservata e complessa”. E’ un “sommerso” di chi non paga le imposte dovute. Ma è anche un sommerso la cui ricchezza promana, oggi più che mai, da attività illegali, per cui sarebbe ideale unire prevenzione e repressione. Questo risultato si potrebbe perseguire con la semplificazione degli adempimenti amministrativi e con minori oneri burocratici per attrarre una parte ad “emergere”. Ma la prevenzione dev’essere legata alla repressione, con controlli delle nuove forme di illegalità.

Con riferimento al “sommerso”, il capo delle “Fiamme Gialle” ha parlato di varie forme, oltre a quelle di evasione totale. Con l’obbiettivo principale sempre sullo sfondo: nascondere il proprio reddito alla fatturazione per operazioni inesistenti. Il ricorso alle tecnologie, poi, avrebbe favorito molto l’obbligo di fatturazione elettronica. “Ed in questo senso”- è ancora il generale De Gennaro a parlare- “molto può aiutare la recente norma che ha permesso il collegamento elettronico tra POS e registratori di cassa”. Il tutto, ovviamente, per eliminare il cosiddetto “disallineamento”. Ma questo “passaggio” ne sottintende anche un altro: le forme di evasione diventano sempre più collegate alle nuove tecnologie. Ed una delle grandi sfide è proprio quella delle piattaforme digitali. De Gennaro, sempre su questa linea, insiste come, da ultimo, si stia andando verso una vendita più frequente dei privati online. In questo caso sarebbero da “monitorare” le attività non occasionali e, soprattutto, quelle dei servizi alloggiativi, dove alligna molta economia sommersa. Il recupero da questa nuova forma di evasione, “combattuta” con l’imposta sulle locazioni di queste società in capo alle amministrazioni fiscali, ammonterebbe a quasi un miliardo di euro.

Altra “nota dolente”, sono i capitali prodotti dalla cosiddetta “evasione digitale” delle nuove attività professionali quali i digital creator e gli influencer. “In tal senso”- è ancora il capo delle “ Fiamme Gialle” a puntualizzare- “ si tratta di professioni che sono esplose rapidamente, creando gap tra produzione del reddito e strumenti normativi”. In sostanza si è riscontrata, da parte delle agenzie fiscali, una difficoltà nella reale individuazione della tipologia di reddito prodotto da questi “attori digitali”, che ha portato ad una “sacca” di evasione completa. Nel 2023, per contrastare questo “sommerso”, è stato siglato un Protocollo d’intesa fra la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate dove si cerca, soprattutto, di individuare la sproporzione reale fra redditi e contenuti digitali intervenendo su tre “piste”: 1) mancata dichiarazione dei redditi; 2) costituzione di società per regimi fiscali agevolati; 3) spostamento fittizio della residenza all’estero. Il generale De Gennaro ha, poi, rimarcato, la maggiore “attenzione” verso le attività espletate dai medici chirurghi abusivi, soprattutto nel campo della chirurgia estetica. Si tratta di un fenomeno molto invadente e pericoloso ove, oltre al dato di evasione fiscale certa, vi è il riflesso della concorrenza sleale verso i professionisti regolari, commisto ad un tema serio come quello relativo alla salute.La parte finale del dibattito è stata, poi, riservata al tema del riciclaggio. E qua le “stime” sono ancor più reali. Con cifre da “capogiro”, in Italia fornite dall’ U.I.F. (Unità d’Informazione Finanziaria) della Banca d’Italia. Fra il 2018 ed il 2022 i proventi dovuti ad attività di riciclaggio in Italia ammontano ad una cifra fra i 25 ed 35 miliardi di euro all’anno, pari ad una “forbice” fra l’1.5 ed il 2 % del PIL nazionale. Riciclaggio che non solo riguarda il narcotraffico, ma anche evasione fiscale, corruzione, frodi al bilancio pubblico ed altri reati. In tal senso, secondo l’incisiva disamina del militare, per contrastare tali reati si auspica un maggiore coordinamento tra Guardia di Finanza, che dovrebbe avere un ruolo preminente nella “gestione amministrativa” del riciclaggio, la citata U.I.F., la D.I.A. per la criminalità organizzata e la D.N. A. per l’antiterrorismo. Il tutto sotto l’egida del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Gianraimondo Farina

( 24 maggio 2026 )

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