La Cisl, commenta la segretaria generale Daniela Fumarola, ”ha sostenuto fin dall'inizio il processo di riorganizzazione dell'Archivio nazionale dei contratti collettivi e accoglie con favore il risultato raggiunto oggi, all'unanimità dalla Commissione dell'Informazione del Cnel. Si potrà ora disporre di una base informativa trasparente, fondata sul reale radicamento dei contratti nel sistema produttivo, misurato attraverso la loro applicazione alle lavoratrici e ai lavoratori”. Per Fumarola ”il fenomeno del dumping viene così significativamente ridimensionato: circa 99 Ccnl sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil coprono oltre il 97% dei lavoratori del settore privato, mentre circa 150 contratti presentano un minimo grado di radicamento nei diversi settori. Si tratta di un risultato delle parti sociali, ottenuto in sede Cnel, che dimostra come il metodo del dialogo costruttivo produca esiti concreti. Il passo successivo è lavorare sulle schede contratto per evidenziare la qualità dei Ccnl. È infatti necessario distinguere i contratti che, pur radicati nel sistema delle relazioni industriali, presentano elementi di dumping salariale e normativo, da quelli che garantiscono tutele adeguate, come evidenziato dal lavoro del Cnel nel settore del terziario”. Inoltre ”Cgil, Cisl, Uil e le principali associazioni datoriali- Confindustria, Confcommercio, Confapi, Alleanza delle Cooperative, Confartigianato e Cna - hanno già avviato tavoli di confronto per l'aggiornamento e l'implementazione delle regole di misurazione della rappresentanza per via pattizia. La strada maestra per contrastare il dumping contrattuale resta quella del riconoscimento degli accordi interconfederali e non l'invasione della legge sulle materie lavoristiche”.
Anche per la Uil ”l’approvazione delle nuove linee guida del Cnel rappresenta un passo nella giusta direzione, ma -affermano la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, e il consigliere del Cnel Paolo Carcassi- serve comunque un accordo per la certificazione della rappresentatività delle parti sociali”. Con queste nuove linee guida, ”si contribuisce a fare maggiore chiarezza su quali siano i contratti realmente applicati nel nostro Paese. A fronte di oltre mille contratti depositati quelli effettivamente utilizzati sono circa 150 e quasi il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori è coperto da contratti sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil”.
Alessandro Genovesi, responsabile contrattazione inclusiva della Cgil, parla di ”un risultato a vantaggio anche delle tante pubbliche amministrazioni che in prospettiva potranno più facilmente individuare, tra i poco più dei 150 Ccnl più applicati e non più tra gli oltre mille Ccnl depositati presso il Cnel, i contratti collettivi da indicare nelle gare di appalto o negli affidamenti. Ovviamente applicando correttamente quanto previsto dallo stesso Codice appalti, cioè individuando sempre tra i vari Ccnl presenti negli archivi quelli firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative”.
Giampiero Guadagni
