Il cambiamento climatico ha un impatto devastante sull'economia italiana. A pagare i costi sono le imprese, lo Stato (miliardi spesi per ricostruire più che prevenire) e i cittadini. Secondo uno studio condotto da Allianz Trade, nel 2025, l’Italia rischia di vedere sfumare l’1,2% del proprio Pil a causa delle temperature estreme. Il report quantifica per la prima volta in modo sistematico l’impatto economico delle ondate di calore sul tessuto produttivo delle economie avanzate e in via di sviluppo.
Secondo le proiezioni, la nostra penisola subirà un impatto doppio rispetto alla media europea, dove il calo previsto del Pil si aggira attorno al -0,5%. Ciò è dovuto a una combinazione di fattori: esposizione climatica, vulnerabilità settoriale (in primo luogo, l’agricoltura e l’edilizia), e limiti strutturali nelle misure di adattamento climatico. Le ondate di calore paralizzano l’economia e, spiega il report, un giorno con temperature estreme superiori a 32 gradi Celsius equivale all’incirca a mezza giornata di sciopero. Il paragone non è teorico ma concreto. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima, infatti, che lo stress da calore comporterà una perdita del 2,2% delle ore lavorative potenziali a livello globale: equivalenti a circa 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.
Non solo. Gli eventi meteorologici estremi stanno provocando un’allarmante impennata dei prezzi dei prodotti alimentari a livello globale. Uno studio realizzato da Maximillian Kotz del Barcelona Supercomputing Center, ha esaminato 16 casi in 18 Paesi tra il 2022 e il 2024, rivelando aumenti significativi dei prezzi. Negli Usa i prezzi delle verdure in Stati come la California e l’Arizona sono aumentati dell’80% (rispetto a novembre 2022), conseguenza di un’estate rovente. Frutta e verdura hanno subito un’impennata nei costi anche in Messico, con un incremento del 20%, mentre il Giappone ha registrato un aumento del 48% nei prezzi del riso (settembre 2024). In Europa, la prolungata siccità che ha colpito l’Italia e la Spagna tra il 2022 e il 2023 ha fatto impennare il prezzo dell’olio d’oliva del 50% (gennaio 2024). Tra gli effetti del cambiamento climatico sul costo del cibo, il caso del cacao è emblematico. Ghana e Costa d’Avorio sono i Paesi che detengono quasi il 60% della produzione mondiale di questo prodotto. Dopo che i due Stati sono stati colpiti da una forte ondata di calore nei primi mesi del 2024, i prezzi globali del cacao sono aumentati del 280% nell’aprile dello stesso anno.
Le ondate di calore e gli eventi estremi, tuttavia, non sono un'emergenza. Sono la realtà ordinaria con cui avranno a che fare nel futuro le nuove generazioni. Secondo uno studio, realizzato Libera Università di Bruxelles e pubblicato sulla rivista Nature, il 95% dei bambini nati nel 2020, che oggi hanno 5 anni, dovrà affrontare nel corso della sua vita almeno un’ondata di caldo estrema. I risultati dello studio indicano che, tanto più si è giovani, quanto più è probabile che si assisterà a particolari eventi climatici. Con le attuali politiche climatiche, quasi tutti i nati nel 2020 vivranno ondate di calore estreme, ma anche se si riuscisse a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, le ondate di caldo colpiranno il 52% dei bambini di oggi, più della metà, contro il 16% dei nati nel 1960. Ad esempio, se si riuscisse a mantenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi, il 50,6% dei bambini che oggi hanno tra i 5 e i 18 anni sarà colpito da ondate di caldo, il 7,8% da inondazioni, il 7% da incendi boschivi, il 6% da cicloni tropicali e il 5,3% da siccità.
Ilaria Storti