Tra gli elementi più critici di un mercato del lavoro in crescita da ormai quattro anni, come quello italiano, c'è la totale disomogeneità di questa crescita. A restare indietro sono alcune aree del Paese, le donne e i giovani. Il tasso di occupazione giovanile resta basso e inferiore ai livelli Ue e, soprattutto, in Italia c'è un numero altissimo di 15-34enni - ben 2 milioni - che sono totalmente tagliati fuori dal mercato. Si tratta degli ormai famosi Neet, acronimo di Not in Education, Employment or Training. L'Italia, con un 15,2% di Neet nella fascia 15-29 anni, è al secondo posto in Europa. Solo la Romania ha un tasso più alto, 19,4%. Il confronto con il dato europeo, che è 11%, è scoraggiante. L'obiettivo fissato dalla Ue per il 2030, ovvero il 9%, sarà difficile da raggiungere, anche se il nostro Paese ha un trend in calo. Si è infatti passati dal 19% circa del 2022 al 16,1% nel 2023, per approdare al lieve seppur significativo calo del 2024.
Il dato italiano segnala una vera e propria emergenza generazionale. I Neet sono cittadini che è più difficile far rientrare nel mercato o in percorsi di istruzione e formazione. Secondo un'indagine sul tema realizzata da Dedalo il 20,6% delle donne tra i Neet dichiara di non cercare lavoro perché impegnata nella cura della famiglia. Il 2,4% degli uomini fornisce la stessa motivazione.
Fra le cause di questa emergenza, c'è la disoccupazione di lungo periodo, da cui è più difficile uscire e che interessa soprattutto i giovani uomini. Tra loro ben il 19% afferma di essere alla ricerca di lavoro da tempo, senza riuscire a reinserirsi.Tra le giovani Neet, come detto, un freno alla ricerca di un impiego è rappresentato dal lavoro di cura familiare: a volte è un obbligo, altre volte, in alcuni contesti, è l’unica opzione considerata socialmente accettabile. Le percentuali legate all’inattività femminile per ragioni familiari sono molto più alte rispetto alla media europea. Le ragioni sono diverse e molto radicate in alcuni contesti e hanno a che fare con le lacune del nostro welfare, con la mancanza di servizi di supporto alle famiglie, agli anziani e ai bambini, con i bassissimi salari in alcune aree del territorio. La mancanza di servizi, come gli asili nido pubblici, è molto più diffusa al Sud, dove le giovani che non studiano e non lavorano sono molte di più che nel resto del Paese.
Il fatto che in Italia sia presente un numero altissimo di Neet ha conseguenze pesantissime, non solo sulla vita di centinaia di migliaia di giovani che sono a maggior rischio di eslcusione sociale. Il fenomeno produce una enorme perdita di capitale umano e ha un forte impatto sulla natalità, poiché le donne che non lavorano fanno meno figli di quelle che lavorano e poiché è più difficile immaginare un futuro famigliare in assenza di certezze lavorative. Per questo, i lievi progressi degli ultimi anni sono del tutto insufficienti per un Paese che ambisce a un vero sviluppo socio-economico.
Ilaria Storti