Martedì 24 marzo 2026, ore 20:52

Istat 

L’export italiano cresce nonostante i dazi Usa 

Nel 2025 le vendite del made in Italy oltre confine sono cresciute, anche a dispetto dei dazi Usa. Ma la gran parte dei prodotti strategici che importiamo proviene da paesi considerati a rischio. Questo è il quadro a luci e ombre delineato dall'Istat sull'andamento del commercio estero italiano. Il ”Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” evidenzia in particolare che lo scorso anno l'export dell'Italia è aumentato del 3,3%, con una sorprendente dinamica delle vendite negli Stati Uniti, che segnano +7,2% nonostante le tariffe trumpiane. In pratica, secondo l'Istat, l'imposizione dei nuovi dazi ha avuto sull'Italia un effetto negativo ma di entità molto contenuta considerato che ”ad un raddoppio delle aliquote medie effettive è corrisposta una mancata crescita dell'export pari al 3,2%”. Non tutte le imprese che esportavano negli Usa hanno subito gli effetti dei dazi di Trump, ma solo quelle che li avevano come primo mercato di destinazione. Queste hanno registrato una minore crescita rispetto alle altre imprese esportatrici di 6,1 punti percentuali. L'impatto risulta maggiore per le medie imprese (-7,2), minore per quelle micro e piccole e si annulla per le grandi. La mancata crescita dell'export è stimata pari a 1,5 miliardi di euro. Sul fronte degli acquisti invece, l'Istat ha messo in luce il fatto che circa il 60% delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da Paesi a rischio politico medio o alto. In particolare, tra il 2023 e il 2025 la Cina è stata il principale fornitore per valore dell'import strategico con una quota dell'11,3%. E nel solo 2025 le importazioni cinesi in Italia, cresciute del 20,1%, hanno raggiunto i livelli più alti di sempre a 60,6 miliardi, ovvero il 10,3% dell'import totale. Tale quota rende l'Italia la più esposta alla Cina tra le grandi economie europee. Il 40% di tale import riguarda chimica, farmaceutica ed elettronica. Il nostro Paese dipende inoltre maggiormente da beni legati a energia alternativa come il gnl, forniti soprattutto da Algeria, Azerbaigian e Usa. Dall'indagine Istat sono state individuate 583 imprese direttamente importatrici di questi prodotti a valenza strategica ”foreign-dependent” (cioè scarsi e poco sostituibili per il sistema produttivo italiano), con circa 175 mila addetti, 23 miliardi di valore aggiunto e 130 miliardi di fatturato. Circa metà sono medie e grandi e operano soprattutto in commercio, macchinari, chimica-farmaceutica ed elettronica.
Osserva il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli: ”Sui dazi Usa a un anno di distanza possiamo dire che c'è stato un impatto limitato: l'Italia come sistema paese ha mostrato una forte resilienza e anche le esportazioni verso gli Stati Uniti non hanno avuto quel crollo che molti si aspettavano”. Insomma ”la resistenza dell'Italia è stata molto forte, un sistema economico che si è dimostrato molto solido”. Secondo Chelli ”a preoccupare un po' più è la nostra dipendenza dall'estero, quindi dalle esportazioni dei beni che consideriamo strategici”. Presto l’Istat pubblicherà una nota economica per cercare di valutare quale sarà l'impatto di questi rincari nel settore energetico, che toccano l’Italia più da vicino di altri Paesi europei. ”Per poter competere su questi mercati internazionali dobbiamo passare dalla scala nazionale alla scala europea, in quanto competiamo con sistemi economici molto grandi, di scala: Stati Uniti, India, Cina”. Aggiunge il presidente dell’Istat: ”Nonostante l'Italia sia una grande nazione e in Europa ci siano altre grandi nazioni come la Germania, la Francia e la Spagna, dobbiamo fare fronte comune altrimenti riusciamo ad incidere poco su queste scale così grandi. Gli effetti turbano l'economia e possono avere dei riflessi sull'inflazione e quello tocca tutti, non solo le imprese ma ciascuno di noi. Abbiamo uno dei tassi più bassi d'Europa - conclude Chelli - anche se c'è stata una piccola risalita nel mese di gennaio, ma è sotto controllo”.
Giampiero Guadagni

( 24 marzo 2026 )

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