Di Bachisio Bandinu, grande antropologo, saggista e giornalista sardo, recentemente scomparso, si sono scritte tante cose. Egli è stato un “esploratore dell’umano” e dell’essenzialità antropologica, con un forte radicamento religioso. Un credente socialmente impegnato. Questa visione è stata fondamentale nella sua formazione. La famiglia, certamente, il “microcosmo-mondo” della sua Bitti, terra di grandi passioni culturali e politiche, gli studi “travagliati” ginnasiali e liceali per lui che era e si definiva “figlio di pastore”. E l’Università a Cagliari, con la laurea in lettere e tesi sul modernismo fogazzariano. Dopo un breve periodo d’insegnamento in Sardegna, arriva la “svolta”. Con l’emigrazione in terra lombarda. Prima per lavorare, come docente, nelle scuole dell’Insubria. E, poi, per formarsi, in Università Cattolica a Milano. Saranno gli incontri ed i momenti decisivi che lo aiuteranno a leggere tutta la sua vita ed esperienza successiva. Bandinu inizia a frequentare il massimo Ateneo dei cattolici italiani in un periodo convulso della sua storia. Sono appena alle spalle le lotte sessantottine, e sono i primi anni di rettorato di Giuseppe Lazzati. Lazzati, il cui rettorato durò dal 1968 al 1983, fu chiamato a “normalizzare” la situazione. Bandinu entrò a contatto con questo clima e con la figura carismatica del rettore, esponente vivente di un cattolicesimo impegnato e dialogante. Cosiccome conobbe la visione dell’allora assistente ecclesiastico generale, il sardo (bonorvese) mons.Enea Selis, chiamato, da vescovo (primo caso in Cattolica) ad assurgere all’importante ruolo nel proprio nel triennio 1968- 1971. In Cattolica frequenterà, poi, la prestigiosa Scuola Superiore delle Comunicazioni Sociali, conseguendo il diploma in Giornalismo nel 1971, discutendo una tesi sul Montale giornalista e, nel 1973, il diploma in Radio e Televisione. Scuola di Giornalismo, quest’ultima, fondata nel 1961 a Bergamo, per conto dell’Alma Mater ambrosiana, da Mario Apollonio (1901- 1971), grande critico teatrale, docente e, soprattutto, resistente ed ex partigiano cattolico, molto legato a Teresio Olivelli, Giovanni Barbareschi e David Maria Turoldo. Apollonio morirà nel 1971, anno del trasferimento della Scuola a Milano.
E’ proprio questo percorso di studi accademici che permetterà a Bandinu di porre le basi per la sua carriera editoriale, che lo vedrà collaborare con il Corriere della Sera, fino ad arrivare ad assumere la direzione del primo quotidiano sardo, L’Unione sarda. Bandinu frequentava la Cattolica per formarsi professionalmente. E per arricchire la sua visione sarda dell’umano, de s’omine e de su justu. In una struttura antropologica barbaricina, laica, a cui si univa la sua formazione religiosa. Tre formazioni confluite perfettamente in lui. Utili per capirne il pensiero successivo e le sue analisi sociologiche sulla Sardegna contemporanea, studiate alla scuola di Mario Apollonio e del suo “cattolicesimo ribelle e progressista”, attento alla condizione umana integrale. Che lui, Bandinu, aveva vissuto da docente lavoratore, emigrato sardo ed uomo di fede impegnato.

