Lunedì 6 luglio 2026, ore 16:38

Mostre

L'etica della pittura

di ELIANA SORMANI

"Le cose che faccio hanno una mia identità classica, che mai si ritrova nell’epoca in cui stiamo vivendo e quindi ad un certo momento la mia pittura è una fuga, che si va languendo sotto il profilo concettuale e che nei suoi rapporti di colore va evocando una specie di fantasma della pittura. Sento che il mio poetato classico non può avverarsi, perché la storia di oggi lo vieta. Ci sono tante iniziative che vanno a finire nel banale, nel ludico, nel provvisorio, nel fatuo e io non me la sento di caricarmi e di fare un viaggio con loro. Io sono sempre stato un dissidente, e in questo senso quest’arte l’ho pagata anche cara, se al punto di oggi mi trovo ad essere un principiante. Quindi questa mostra per me è un sogno, qualcosa che si rivela piano piano nella mia psiche ed è anche un punto di arrivo perché sento che la mia classicità si infrange contro i muri della pittura, come sempre l’ho difesa, e va evanescendo. Io vado sparendo con le mie cose, con il mio ricordo ancora d’infanzia, epoca a cui sono rimasto, con il senso di disfacimento morale. Io sento che la pittura anche se disfatta, anche se provata, anche se al limite, ha una sua etica e in questo senso vorrei essere artista”.

Così Mario Raciti definisce la sua pittura in occasione della mostra allestita a Milano a Palazzo Reale dal 1 luglio al 20 settembre, dal titolo “Mario Raciti. Opere 1952-2025”. Un’antologica curata da Luca Pietro Nicoletti, promossa dal Comune di Milano Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, all’interno della quale si ripercorrono gli oltre setdi tant’anni della sua peculiare carriera artistica. Una monografica che vuole essere un omaggio al pittore milanese, autodidatta, che con Milano e con il mondo culturale milanese ha da sempre avuto un rapporto particolare. Ragione questa per cui Il Comune della città meneghina ha voluto inserire l’esposizione all’interno del progetto “Maestri a Milano”, (ciclo di mostre inaugurato nel 2014), in continuità con le antologiche dedicate negli ultimi anni a Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami e a molti altri ancora. Mario Raciti, in particolare, incarna quella Milano colta e discreta del secondo Novecento, fatta di editori come Vanni Scheiwiller, di poeti come Giovanni Raboni e Mario Luzi; una Milano meno spettacolare di quella odierna, ma molto vicina ad una città già capitale culturale del lavoro intellettuale. Nato nel 1934 proprio a Milano, dove tutt’ora vive e lavora, Mario Raciti, pittore da sempre, dopo gli studi di giurisprudenza decide di abbandonare la carriera giuridica per dedicarsi totalmente alla pittura, mondo in cui esordisce nel 1964 prima di approdare alla milanese Galleria Morone 6, accanto ad artisti come Claudio Olivieri, Valentino Vago ed Enrico della Torre, divenendo uno dei protagonisti principali della Galleria. Nel 1970 Scheiwiller pubblica la prima monografia a lui dedicata illustrata dalle Presenze Assenze. Ad essa segue la sua partecipazione ad una serie di mostre, da Mantova a Roma, fino all’invito nel 1986 alla biennale di Venezia. Nel medesimo anno il Museo Civico d’Arte Contemporanea di Milano acquisisce la prima di una serie di sue opere (in tutto oggi 36) dal titolo “Presenze” (1963), scelta oggi come opera manifesto della mostra e come copertina del catalogo, cui seguirà nel 1989 una ricca donazione dell’artista, che farà del museo l’istituzione civica milanese più ricca di sue opere, segno del suo riconoscimento ufficiale da parte di Milano, quale artista- snodo cruciale per la pittura del Novecento. In un percorso che parte dai suoi lavori di esordio fino ad arrivare a quelli più recenti, grazie a 100 opere provenienti in parte dalle collezioni del Museo del Novecento di Milano oltre che dal Mart di Rovereto e da collezioni private, la mostra attraversa le diverse stagioni della ricerca di Raciti, mettendo in evidenza i caratteri principali della sua ricerca, che da 73 anni, come indica il sottotitolo della mostra “Opere 1952-2025”, lo pone sul palcoscenico artistico nazionale.

Dalle figurazioni emblematiche degli anni Sessanta alle atmosfere sospese delle Presenze-Assenze degli anni Settanta, dai cicli delle Mitologie degli anni Ottanta, fino ai Misteri degli anni Novanta, per arrivare infine agli anni Duemila, quando la sua pittura approda ad esiti più complessi e drammatici, spingendo l’immagine verso la dissoluzione, lo spettatore non potrà che rimanere incantato dalla magia poetica che scaturisce dalle singole opere esposte in mostra, il cui linguaggio, molto simile alla poesia visiva, è fortemente influenzato dalle letture di Rainer Maria Rilke, Hölderlin, Goethe e Musil nonché dal mondo musicale di Wagner, Mahler e Schubert, e in generale dalla cultura mitteleuropea che anima la sua ricerca, spingendolo a cercare altrove rispetto alle proprie affinità elettive. Un invito anche al pubblico a guardare verso l’invisi bile, verso una realtà trascendente. Anche se la pittura di Raciti non è ascrivibile ad un movimento specifico, in quanto in perenne trasformazione e sottoposta ad una continua ricerca, indirizzata a scandagliare i moti interni dell’animo umano e della propria psiche, la critica l’ha spesso collocato all’interno dell’astrazione significativa italiana, cioè una pittura che non rappresenta direttamente il visibile, ma non rinuncia al contenuto simbolico e poetico. Figure evanescenti, scie luminose, personaggi immaginari, più vicino a fantasmi che a soggetti reali, sembrano emergere dalle sue tele, come frutto della fantasia e della psiche del pittore, avvolgendo interamente lo spazio come presenze-assenze. I colori delicati, le linee appena accennate delle figure, il linguaggio narrativo suggerito dalle singole tele, mostrano come la pittura di Raciti “rifiuti l’enfasi retorica, per un’attenzione ai piccoli segni, per la ricerca di una spiritualità non confessionale, per un interesse verso ciò che sfugge alla rappresentazione diretta”, come dichiara il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina. Mario Raciti rimane sempre fedele alla pittura anche quando questo mezzo espressivo sembrava passato di moda, battendosi sempre per essa e per poter lavorare con i mezzi tradizionali della pittura, senza mai concedere nulla alle mode culturali. La sua pittura nasce da un lavoro di comprensione di sé e poi di proiezione e condivisione verso l’esterno. La mostra milanese è un momento di sintesi, un tentativo di tirare le somme, sia pur con un nucleo di opere ridotto rispetto a quelle prodotte nella sua vita, che avviene dopo un momento analitico che ha caratterizzato gli ultimi decenni, lasciando qualcosa di aperto e non risolto. Definito spesso in modo riduttivo “il pittore del bianco” per l’uso dei colori tenui che caratterizza la sua produzione, in realtà, come emerge nella mostra, la sua pittura è molto di più. “Raciti non è un pittore degli storici dell’arte, ma è un pittore degli artisti e dei poeti” come diceva il critico milanese Luciano Caramel, in occasione della prima antologica del maestro. Come dichiara il curatore e critico d’arte Luca Pietro Nicoletto “La scommessa di questa mostra è quella di raccontare il lavoro di Raciti come quello di un antico maestro moderno, che ha ancora molto da raccontare, accettando la sfida di raccontare la propria carriera artistica in un luogo così importante ed impegnativo come è Palazzo Reale”. Il percorso prevalentemente cronologico entra infatti sempre in dialogo con gli ambienti neoclassici che ospitano le opere. Una sfida riuscita nel presentare la pittura di Raciti anche secondo delle forme espositive che non fanno parte della pittura moderna, ma che fanno parte della storia della pittura passata, come ad esempio è stato fatto nella terza sala, organizzata come una gallerie d’arte, con un’esposizione di quadri a quadriglia, mostrando così come Raciti non abbia nulla da invidiare ai pittori del passato.

Ad accompagnare la mostra Silvana Editore ha pubblicato un catalogo ricco di approfondimenti critici legati al pittore e all’arte del Novecento, per definire una figura come quella di Mario Raciti, inafferrabile e complessa ma affascinante e coinvolgente, tentando di sintetizzare la lunga storia, ancora aperta, di un artista che ha ancora molto da dire al nostro tempo, condividendo con il pubblico attraverso le sue tele le sue inquietudini e le sue domande, che in fondo sono le stesse che accomunano molti di noi.

Mario Raciti. Opere 1952-2025, Palazzo Reale-Milano, 1 luglio-20 settembre 2026.

( 6 luglio 2026 )

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A Palazzo Reale la mostra antologica Mario Raciti. Opere 1952-2025

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