Martedì 22 settembre 2026, ore 14:25

Antica Grecia

L’Oracolo di Dodona

di ELIANA SORMANI

Quando si parla di un oracolo la mente è portata a pensare subito ad una profezia, un responso emesso dagli dei nel mondo antico, tramite un sacerdote o delle sacerdotesse, spesso identificato con il luogo sacro in cui avviene la consultazione. A Delfi, sulle pendici del Parnaso si trova l’oracolo forse più noto del mondo greco. A lui si rivolgevano in particolare gli ateniesi e gli abitanti dell’Attica soprattutto per questioni politiche e militari. I responsi venivano dati da sacerdoti, che traducevano le parole della Pizia, sacerdotessa, che, in stato di trance, probabilmente a causa di vapori o esalazioni del terreno, emetteva i verdetti. Ancora più antico e suggestivo tuttavia dell’Oracolo di Delfi, anche se meno conosciuto, è l’Oracolo di Dodona, le cui prime tracce risalgono (in termini di frequentazioni, senza connotazioni religiose), all’età pre-ellenica, dunque a migliaia di anni prima di Cristo. Esso era interpellato prevalentemente dagli abitanti dell’Epiro, regione a nord della Grecia, dove si trova il luogo sacro, con una consultazione che avveniva secondo una forma molto vicina alla natura: attraverso il fruscio delle foglie di una quercia, come racconta anche Omero all’interno dell’O dissea nel canto XIV e XIX, quando dice di essere andato a Dodona per ascoltare Zeus in merito al suo ritorno a Itaca. Le prime attestazioni di natura scultorea del sito di Dodona sono databili all’epoca geometrica (VIII sec. a.C.), risalendo al periodo successivo al crollo dei regni micenei, e sono costituite quasi esclusivamente da bronzetti, come ad Olimpia.

Successivamente nel periodo arcaico il culto si concentra intorno ad una quercia vicino alla quale viene eretto un piccolo santuario dedicato a Zeus. Collocato ai piedi del Tomaros, in una delle zone più montuose della Grecia, l’oracolo rispondeva ai fedeli secondo due procedimenti diversi: o tramite il fruscio delle foglie della quercia sacra o attraverso i suoni prodotti da alcuni tripodi disposti a cerchio intorno alla quercia. Vi erano poi dei sacerdoti e,o sacerdotesse che decriptavano tali suoni e lì traducevano in parole ai supplicanti. A Dodona si svolge la più antica preghiera del mondo greco che noi conosciamo, l’invocazione di Achille a Zeus dodonaeus. Diverse leggende raccontano poi oracoli di fondazione molto stravaganti: colombe che sarebbero arrivate dall’Egitto e si sarebbero fermate lì, indicando la sacralità del luogo, così come si narra che la prima nave del mondo, Argo, contenesse all’interno della sua struttura un pezzetto di legno della quercia sacra di Dodona, capace di parlare e profetizzare. Dodona è un santuario modesto dal punto di vista architettonico e, dall’età geometrica fino all’età di Pirro (III sec. a.C.), le attestazioni monumentali ad esso relative sono scarsissime. Il sito fiorisce infatti con Pirro, re dell’Epiro, che imparentato con Alessandro il Grande, sosteneva, secondo una genealogia mitica costruita a tavolino, di essere un discendente di Achille, volendo emergere così nella scacchiera di potere dei vari epigoni succeduti ad Alessandro, spinto dal desiderio di ricostruire un potere greco mediterraneo. In questo senso Dodona diviene per Pirro il luogo del trionfo, scelto nonostante la sua posizione geografica irraggiungibile, simbolo del suo potere e del suo legame con il mondo greco, tanto da portarlo a voler ricostruire questo santuario che alla sua epoca, era andato distrutto a causa di un’e splosione. Nella ricostruzione viene eretto un teatro, oggi considerato il secondo meglio conservato della Grecia, dopo il teatro di Epidauro, e accanto ad esso il bouleuterion, dove lo stesso Pirro esibiva le armi sottratte ai mercenari (secondo le testimonianze di Pausania) e ai nemici, nonchè una serie di tempietti dedicati a distinte divinità coesistenti con il padre degli dei, da Temis, a Dione (corrispettivo femminile di Zeus, da cui deriva anche il nome Dio/Deus) e altre divinità femminili. Secondo alcuni archeologi questi tempietti assunsero la funzione di thesauroi, dopo che Pirro ebbe istituito i “Naia” (di Zeus Naios), giochi panellenici dedicati a Zeus Naios. In funzione di questi giochi, il teatro divenne sede di gare e di rappresentazioni musicali e teatrali, divenendo anche luogo dal valore civile, con il bouleuterion.

Per Pirro i Naia erano una festa, un’occasione per raccogliere gli abitanti del suo regno, prevalentemente pastori, e dare indicazioni anche politiche, riunendoli in un luogo noto a tutti. I Naia probabilmente avvenivano in autunno, periodo della transumanza, in cui i pastori erano di passaggio con i loro greggi nei pressi proprio di Dodona, introducendo così un momento stanziale per una popolazione che non era stanziale e che viveva sparsa in un luogo impervio e difficile da coordinare politicamente. La vita di Dodona continua anche dopo Pirro in epoca romana, come dimostra la presenza di una basilica all’in -terno del sito risalente al VI secolo d.C., costruita con gli spoglia degli edifici precedenti.

A Dodona gli scavi oggi sono ancora in atto e moltissimo ancora c’è da riportare alla luce. Tra i reperti più importanti ritrovati vi sono oltre 4.000 lamelle di piombo arrotolate con iscrizioni (oggi conservate nel museo di Ioannina) che contengono domande e risposta dell’oracolo. Le molteplici calligrafie e anche la loro cronologia è ampia, occupando diversi secoli e costituiscono probabilmente una forma di archiviazione di questioni che dovevano risultare se non orali, non iscritte su corpi bronzei che avrebbero richiesto capacità scrittorie non comune a tutti i frequentatori dell’oracolo: le questioni riportate sono molto varie e vanno da questioni politiche a questioni molto personali: a volte sono molto buffe e banali, legate alla vita quotidiana dei frequentatori (è mio questo figlio? è lui che mi ha rubato la coperta? È questo il medico giusto per me? Mi conviene cambiare attività? Quando otterrò la libertà? …), offrendo uno spaccato interessante e straordinario della vita quotidiana dell’antica Grecia. A differenza di Delfi dove si recavano soprattutto re e ambasciatori per questioni di importanza pubblica, a Dodona si recavano persone comuni (a volte intere comunità) per risolvere dubbi pratici ed esistenziali. Questo santuario che smette di essere un sito esclusivamente di pastori e diventa il focus della politica di Pirro con il III secolo a.C., identitario della dinastia dei Molossi, si può considerare dunque l’equi pollente a ovest del santuario di Zeus che si trova ai piedi dell’O limpo. La sua monumentalizzazione è ovviamente molto diversa, perchè diverse sono le risorse e i materiali a disposizione, ma rimane comunque uno dei luoghi sacri più importanti della Grecia antica.

( 22 settembre 2026 )

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