Questa, per chi non lo sapesse, é la storia di un anniversario, purtroppo, passato quasi del tutto inosservato. Eppure, parliamo di uno dei momenti più importanti su cui si è “imperniata” l’attuale storia della Sardegna moderna. Centoquarant’anni fà, con legge 4 marzo 1886 n. 3713, veniva istituita la Foresta Demaniale di Anela. Siamo nel centro nord Sardegna, nel Gocéano, antico feudo regio del Regno di Sardegna. Per la precisione, la foresta costituiva insieme a quelle di Fiorentini e Monte Pisanu, uno dei tre Corpi dello storico Complesso Demaniale del Gocéano. Fiorentini, seppur ricadente in territorio comunale di Bultei, ora fa parte del Complesso Forestale Monte Acuto. Ritornando, dunque, ab origine, le tre “sezioni” di Anela, Fiorentini e Monte Pisanu, sebbene distinte, presentavano un’origine comune e per questo venivano dichiarate inalienabili. Parliamo dell’area boschiva più alta dell’isola e di un paesaggio di montagna ricoperto di alberi ultrasecolari e torrenti dalle acque cristalline.
Perché, però, la necessità, da parte dello Stato Italiano, appena costituito ed unificato vent’anni prima, d’istituire le foreste demaniali, “usando” la Sardegna come primo “campo di applicazione”?
Partiamo, innanzitutto, dalla legge istitutiva e dal suo art.2 che cita testualmente quanto segue: “Sono dichiarati inalienabili i boschi demaniali del Gocéano, situati nei comuni di Bono, Bottida, Anela e Bultei, in provincia di Sassari, il bosco demaniale ex-ademprivile denominato dei Sette Fratelli in Sinnai, provincia di Cagliari, e quello di Umbra-Jacotenente in provincia di Foggia, e saranno perciò amministrati dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio per mezza dell'amministrazione forestale (…)”. Il testo normativo, proseguiva con la data e le firme: “dato a Roma addì 4 marzo 1886, firmato Re Umberto I di Savoia, controfimato Bernardino Grimaldi ed Agostino Magliani. Non proprio due personalità di secondo piano. Innanzitutto, il testo parla di “complesso demaniale del Gocéano” che, assieme al famoso bosco demaniale ex- ademprivile dei Sette Fratelli, rappresentano la prima base delle foreste demaniali in Italia. Sotto la diretta amministrazione del Ministero dell’Agricoltura, allora guidato dal politico calabrese Bernardino Grimaldi. Per spiegare ciò, partiamo, quindi, dal contesto. Siamo nel settimo governo Depretis della Sinistra storica, al potere dal 24 giugno 1885 al 1 aprile 1887. Un’ esperienza governativa segnata, certamente, da avvenimenti importanti, anche in tema di politica economica. E’, questo, il caso della promulgazione della legge esprimente il divieto di impiegare fanciulli sotto i nove anni negli opifici, nelle cave e nelle miniere. Norma che, però, escludeva le piccole industrie, l'artigianato, i lavori agricoli e il domicilio, dove i bambini-lavoratori costituivano un'altissima percentuale. Ma, per quello che ci riguarda, ossia i due ministri firmatari dell’atto normativo istitutivo della Foresta Demaniale di Anela, parliamo, senza dubbio, di due illustri personalità politiche. Nel caso di Bernardino Grimaldi (1839- 1897), si tratta di colui che si adoperò per riformare le rappresentanze agrarie, appoggiando incondizionatamente l'inchiesta agraria condotta dal deputato Stefano Jacini e varando un disegno di legge per il credito fondiario ed agrario.
Agostino Magliani (1824- 1891), sarà, invece, colui che, proprio tre giorni prima della legge istitutiva delle Foreste Demaniali, il 1 marzo 1886, era stato il promotore di un progetto di legge del 1882 sul riordino dell’imposta fondiaria. Un provvedimento normativo creante un nuovo catasto generale, che prevedeva l'imposta secondo criteri moderni corrispondenti al reale valore della proprietà terriera. E dentro al quale ben s’innestava tutto il lungo e complesso processo che, il 4 marzo 1886, aveva portato all’inalienabilità dei primi boschi e delle prime foreste sarde. Un sostanziale “atto di giustizia” verso una terra che, nei decenni precedenti, aveva subito il lungo travaglio del passaggio dal sistema feudale e l’abolizione degli ademprivi. Non si può, infatti, spiegare il momento cruciale dell’inalienabilità dei terreni boschivi e forestali sardi senza tenere conto di questi passaggi decisivi che avevano riguardato anche la piccola comunità di Anela. A seguito dell'uso prolungato e perpetuato nel tempo i feudi divennero proprietà privata degli abitanti del villaggio originando così gli ademprivi. I diritti d'uso sui beni ademprivili, originati per consolidamento dei diritti, erano dapprima limitati.
Uno di questi diritti era dato dalle vidazzoni, ovvero l'uso di superfici recintate dell'ademprivio utilizzate a coltivo e distinte così da quelle di uso comune per il pascolo. Un altro diritto sorse con le cussorgie, terreni tolti dalla massa dell'ademprivio e assegnati, per il solo esercizio di pascolo, a persona o famiglia anche non del villaggio.
Gli ademprivi furono infine aboliti nel Regno d’Italia, insieme alle cussorgie, con la Legge 23 aprile 1865 n. 2252, che all'art. 1 sancì che ogni ulteriore perpetuazione di tali usi sarebbe stata considerata "violazione al diritto di proprietà" e come tale penalmente perseguita. La cussorgia era un istituto sostanzialmente simile, ma che si poteva trasmettere di padre in figlio. 200.000 ettari di tutti quelli sino ad allora così utilizzati nell'Isola, furono assegnati alla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde che si era impegnata a realizzare la rete ferroviaria. Altri 500.000 invece furono devoluti ai comuni (art. 2) “in piena e perfetta proprietà”. Questa devoluzione era però condizionata all'obbligo per i comuni di soddisfare le “ragioni di coloro ai quali competono sui terreni ceduti diritto di ademprivio o di cussorgia”, dando cioè spazio a pretese di indennizzo, e prescrivendo che gli stessi comuni avrebbero dovuto vendere entro tre anni i terreni così ricevuti, a pena di acquisizione al demanio. E’ emblematico, quindi, pensare al piccolo villaggio di Anela, già facente parte dell’ex feudo regio del Gocéano, con annessi nel suo territorio diritti ademprivili e cussorgiali, raccontati dalle fonti consultate (le Cause Civili della Reale Udienza del Regno di Sardegna, n.d.r.). Un paese, per decenni privato dell’utilizzo degli usi civici ademprivili e cussorgiali, che è stato, nel suo piccolo, con la l. 4 marzo 1886 un esempio concreto di “compensazione” e di primo, vero, “interesse” dello Stato italiano, appena unificato, per la costruzione di una Sardegna moderna, dopo decenni di sfruttamento. Passando, appunto, dalla Foresta Demaniale. Una storia da raccontare e da fare conoscere.

