Martedì 7 aprile 2026, ore 14:31

Mostre

Vasari artista eclettico

di STELLA FANELLI

A pochi giorni dall’a pertura, la mostra Vasari e Roma ai Musei Capitolini si impone come un’occa sione preziosa per rileggere il rapporto tra l’artista aretino e la città che più di ogni altra ne ha plasmato formazione, ambizioni e linguaggio.

Nel panorama del Rinascimento italiano, la figura di Vasari occupa una posizione speciale: non solo pittore e architetto attivo tra Firenze e Roma, ma anche interprete privilegiato e consapevole del proprio tempo, capace di trasformare l’esperienza artistica in racconto e sistema e dare forma a una visione dell’Arte come progresso, come sviluppo storico scandito da personalità eccezionali. È soprattutto ne Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori che Vasari lascia a noi la sua eredità, il suo pensiero critico. Senza quest’opera monumentale, pubblicata per la prima volta nel 1550 proprio a Roma e poi ampliata nel 1568, il Cinquecento non ci apparirebbe come quell’età “abitata da meraviglie e da ingegni rari” che ancora oggi riconosciamo. Le Vite non sono soltanto una raccolta di biografie: sono un dispositivo critico e narrativo che ordina il Passato, ne individua e seleziona i protagonisti, stabilisce gerarchie e, soprattutto, introduce un’i dea destinata a lunga fortuna — quella di un’arte che progredisce verso il culmine, incarnato in figure come Michelangelo Buonarroti. Vasari, scrivendo, costruisce la propria identità di storico dell’arte: la sua memoria, i suoi giudizi edificano un ideale pantheon, definisce modelli, codifica categorie stilistiche e contribuisce a fissare l’immagine stessa del secolo al quale appartenne come stagione di genio e rinascita. La fortuna di molti artisti passa attraverso il suo sguardo, e la nostra conoscenza di quell’età resta, ancora oggi, profondamente vasariana.

E tuttavia, la mostra Vasari e Roma allestita a Palazzo Caffarelli e che nasce da un progetto, promosso da Roma Capitale e dall’Asses sorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzato dall’As sociazione MetaMorfosi in collaborazione con Zètema Progetto Culturale a cura di Alessandra Baroni invita a spostare lo sguardo, riportando al centro della nostra analisi anche dell’artista le prove pittoriche. Le tele esposte-tra committenze religiose, imprese decorative e prove di aggiornamento stilistico-ci restituiscono un uomo pienamente inserito nella realtà culturale romana cinquecentesca: attento al confronto con i grandi modelli, sceglie la maniera moderna, una narrazione complessa, segnata da un gusto per la composizione in cui si articolano figure e storie. La produzione pittorica vasariana, pur non raggiungendo le vette dei maestri da lui celebrati nelle Vite, testimonia con chiarezza la sua ambizione di partecipare a quella stessa grande Tradizione che, con la penna, aveva illustrato.

Dal 20 marzo al 19 luglio 2026 in mostra oltre settanta opere tra dipinti, disegni, lettere, sculture, documenti che attestano i soggiorni romani dell’artista. L’esposizione sceglie di offrire una lettura sezioni e complessiva di Vasari. Ma anche rivelare l’importanza del ruolo che Roma ha rivestito nella vita e nella formazione dell’are tino. Prestiti provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali – le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, il VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia, le Gallerie degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Ar chivio della Fondazione Casa Buonarroti, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Convento e Sacro Eremo di Camaldoli, la Pinacoteca Nazionale di Siena, il Móra Ferenc Múzeum di Szeged (Ungheria), la Badia delle Sante Flora e Lucilla, il Museo Diocesano di Arte Sacra e la Fraternita dei Laici di Arezzo spiegano l’e voluzione tecnica, artistica e intellettuale dell’autore.

È il 1532 quando un giovane Vasari, appena ventenne, arriva al seguito del cardinale Ippolito de Medici nella città eterna: vince il desiderio di studiare l’antico e l’opera dei giganti a lui contemporanei di cui consacrerà talento e bellezza. Ripetuti i soggiorni romani che lo vedono alla corte del cardinale Alessandro Farnese e poi lavorare per Giulio III e Pio V. Tra i capolavori esposti la Resurrezione realizzata insieme a Raffaellino del Colle che giunge dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, la Resurrezione di Cristo del 1550 conservata alla Pinacoteca Nazionale di Siena e ora in prestito e il Ritratto di gentiluomo di Palazzo Bianco di Genova e poi la Notte di Camaldoli, raffinata opera giovanile e l’Annuncia zione del 1570. La tensione tra antico e moderno ne Il Ritratto di gentiluomo è evidente: osservazione realistica ma anche costruzione ideale del personaggio. Il volto, incisivo e misurato, lo sguardo diretto e la postura nobile e controllata restituiscono una figura di prestigio sociale, probabilmente appartenente a un circolo romano o fiorentino di alto rango: alcuni studiosi hanno ipotizzato si tratti di un committente colto e influente, forse legato ai mecenati che avevano già riconosciuto la statura artistica di Vasari, ma l’identità rimane oggi incerta, lasciando spazio al fascino della speculazione storica. Nella Madonna con bambino e san Giovannino, invece, emergono i segni più evidenti della sua formazione e l’auctoritas dei suoi maestri. Il cromatismo, ricco e luminoso, mostra l’influenza di Andrea del Sarto e del Rosso, con tocchi di delicata transizione tonale che rendono i volumi plastici e armoniosi. La composizione è equilibrata, le figure solenni e l’uso dello spazio e della scena evocano lo studio dell’antico, mentre la resa dei panneggi e la gestualità dei personaggi testimoniano una sensibilità personale, capace di coniugare ordine e insieme naturalezza. L’opera diventa così paradigma della capacità di Vasari di fondere tradizione e innovazione, riflettendo un’arti sta immerso nello spirito di Roma ma già consapevole del ruolo di narratore della propria epoca. In definitiva, Giorgio Vasari incarna pienamente l'ecletticità del Cinquecento: artista, architetto e scrittore, interprete attivo di una stagione complessa e stratificata. Ma al tempo stesso è anche il testimone e il codificatore di quel classicismo che si afferma, insegna, si trasmette, si fa eredità.

( 7 aprile 2026 )

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