Venerdì 26 giugno 2026, ore 17:00

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Via Po Cultura

Lopera di Shakespeare è, prima di tutto, un incontro con laltro. Eppure tendiamo a ridurla a pochi nomi e a poche figure centrali, quelle che finiscono per dare il titolo ai drammi e intorno alle quali immaginiamo che tutto si addensi.

Per comprendere davvero Shakespeare, forse non basta occupare il posto più comodo in teatro e seguire il dramma che si svolge al centro della scena. Occorre scegliere uno sguardo laterale, spostarsi ai margini dell'azione, osservare ciò che accade negli angoli meno illuminati del palcoscenico. È lì, spesso, che si muovono figure apparentemente secondarie, presenze fugaci che attraversano la vicenda senza dominarla, ma che contribuiscono a darle profondità, anima, colore. Guardare Shakespeare da questa prospettiva significa scoprire un vero e proprio cosmo antropologico, una sovrabbondanza di vite , un universo sterminato e brulicante di storie, passioni, conflitti, destini, abitato non solo da protagonisti, ma anche da voci minori. È il percorso metodologico seguito da Nadia Fusini in Rubare la scena, Balie, musici, delinquenti, popolane, filosofi, gente comune nel mondo di Shakespeare (Einaudi), un libro che riporta al centro dell'attenzione personaggi cui Shakespeare assegna, solo in apparenza, un peso minore. Eppure, pagina dopo pagina, queste presenze si rivelano tutt'altro che marginali. Pur occupando uno spazio limitato nei versi e nell'azione drammatica, custodiscono densità di significato, raccontano il loro tempo, ne esprimono i valori. Shakespeare le dissemina nel tessuto delle sue opere, le dispone sullo sfondo, ai bordi del racconto, ma non le relega nell'irrilevanza: al contrario, accoglie uomini e donne che premono per salire alla ribalta e dare la propria versione dell’essere vivi, affida loro il compito di illuminare il dramma da angolazioni inattese e di consegnare al pubblico alcuni dei suoi messaggi più profondi. E così finiscono per rubare la scena…

Studiosa tra le più autorevoli e raffinate della letteratura inglese, Nadia Fusini con questo nuovo libro ci aiuta a posare i nostri occhi, a entrare in una ‘geografia umana’ dell’opera shakespeariana, meno appariscente eppure decisiva: quella delle figure minori, più appartate, che sembrano destinate a transitare rapidamente sulla scena senza meritare il protagonismo, la cui ‘voce’ invece l’autrice ascolta e a noi restituisce. Nessun monologo per loro, nessun soliloquio: poche battute, apparizioni brevi e tuttavia necessarie. Perché è nelle pieghe meno evidenti delle trame che affiorano alcune delle intuizioni più penetranti del poeta sul desiderio, la paura, l'amore e il dolore. Sarà come se, leggendo Shakespeare, scendessimo finalmente nelle strade di Verona o Venezia, tra le cucine, nelle piazze, incontrando servitori, nutrici, amici fedeli o traditori involontari, musicisti, popolane: una folla rumorosa e anonima che restituisce spessore al mondo: ritornano così il portiere del Macbeth, presenza apparentemente marginale eppure capace di interrompere la tensione tragica con un’ironia perturbante; Emilia, moglie dell’infido Iago e cameriera di Desdemona, spesso considerata personaggio di contorno ma depositaria di una verità morale che i protagonisti dell’Otello smarriscono; Angelica la balia di Giulietta, voce materna e concreta in mezzo all’assoluto romantico dell’opera, quasi a ricordarci che l’amore non è soltanto vertigine poetica e destino tragico, ma anche carne, desiderio e poi Lucio, il giovane musico del Giulio Cesare, gli amici di Amleto — Rosencrantz e Guildenstern — presenze ambigue e malinconiche incapaci di distinguere il bene dal male; Doll, la moglie di un falegname, semplice e moderna, capace di ribellarsi alle prepotenze degli stranieri con perfetta coscienza di classe, Bottom, l’operaio tessitore e Malvolio, il puritano della Dodicesima notte, personaggio insieme comico e tragico. In questo inatteso campionario di vite comuni, Fusini rintraccia qualcosa di essenziale: una diversa idea dell’esistenza. Questi personaggi non coltivano un’immagine eroica della morte, non inseguono il gesto assoluto o la gloria tragica. Vogliono piuttosto difendere la vita, resistere, sopravvivere. Guardano il mondo da una prospettiva meno solenne ma forse più vera, più prossima all’esperienza quotidiana degli uomini, la nostra. Questi uomini e donne si accalcano sulla scena non avendo altro bene che la vita e proprio da questa umanità si genera l’età moderna. La storia non appartiene solo agli eroi, “servi o signori siamo tutti fatti della stessa stoffa dei sogni”.

Stella Fanelli


 


 


 


 

( 26 giugno 2026 )

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Nadia Fusini in Rubare la scena, riporta al centro dell'attenzione personaggi cui Shakespeare assegna, solo in apparenza, un peso minore

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