Il Far West ricorre sempre più spesso come termine di paragone nella cronaca nera ultraviolenta degli ultimi anni e nei dibattiti politici che lo strumentalizzano. In realtà si tratta di un’iconografia fomentata da Hollywood e ripresa su scala italiota a Cinecittà, con mandrie, indiani scotennatori, pistolettate, pugni e impiccagioni. Qual è invece la cornice storica di un’epoca essenziale per lo sviluppo della civiltà dell’Occidente avanzato? L’inizio da tempo acclarato si colloca fra il 1804 e il 1806, con la spedizione di Meriwether Lewis e William Clark (1804-1806), voluta dal presidente Thomas Jefferson. Sebbene appartenga già ai primi anni dell'Ottocento, l’impresa rappresenta il naturale sbocco delle curiosità geografiche e scientifiche maturate nel secolo precedente. I diari della spedizione, ricchi di osservazioni naturalistiche e incontri con numerose nazioni indigene, mostrarono agli americani un continente praticamente sconosciuto. Prima ancora della narrativa arrivarono dunque le cronache. Furono esploratori, cacciatori, commercianti di pellicce e militari a creare il repertorio di immagini che gli scrittori avrebbero poi trasformato in narrativa. Ogni racconto aggiungeva un tassello al mito della frontiera, facendo dell’Ovest un luogo sospeso tra realtà e leggenda. Volendo poi una data di conclusione, è il 1890, quando l’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti dichiarò ufficialmente chiusa la “frontiera”.

