Mercoledì 24 giugno 2026, ore 20:43

USA

Anche il Senato contro la guerra: sei repubblicani bocciano Trump

Sarà pure simbolico, ma resta sempre uno schiaffo. Il secondo, per la precisione. Dopo il no della Camera, il 3 giugno scorso, anche il Senato americano ha detto a Donald Trump di fermare una guerra che non aveva il diritto di avviare, senza il consenso preventivo del Congresso. All’ottavo tentativo dall’inizio della guerra il 28 febbraio, con 50 voti favorevoli e 48 contrari i senatori hanno fatto passare una risoluzione del democratico della Virginia, Tim Kaine, che impone al presidente di “ritirare le forze armate statunitensi dalle ostilità contro la Repubblica islamica dell’Iran", a meno che il Congresso non dichiari guerra o autorizzi l'uso della forza militare. Il provvedimento è una risoluzione congiunta, il che significa che non richiede la firma del presidente. La proposta di Kaine dovrà superare ulteriori votazioni al Senato prima di poter passare alla Camera. La risoluzione sui poteri di guerra del 1973 stabilisce che il presidente deve ritirare le forze dalle ostilità “se il Congresso lo ordina con una risoluzione congiunta”. Il provvedimento, votato all’alba di mercoledì, è considerato in gran parte simbolico, poiché l'amministrazione sostiene che le forze statunitensi non siano attualmente impegnate in ostilità con l'Iran. Alcuni funzionari dell'amministrazione hanno anche affermato di considerare la stessa risoluzione sui poteri di guerra incostituzionale, fa sapere la CBS. Il voto contro la guerra è stato possibile grazie a 6 senatori repubblicani che hanno voltato le spalle a Trump. Quattro, Susan Collins del Maine, Bill Cassidy della Louisiana, Lisa Murkowski dell'Alaska e Rand Paul del Kentucky, si sono uniti alla maggioranza dei senatori democratici a sostegno del provvedimento. Due, Mitch McConnell e Dave McCormick non hanno votato. Tra i voti contrari anche quello di John Fetterman, democratico della Pennsylvania. Venti giorni fa, alla Camera votarono a favore 4 repubblicani e tutti i democratici, dopo tre precedenti tentativi falliti di frenare Trump. “Quattro repubblicani perdenti hanno votato con i democratici, e l'Iran ha chiesto al mio popolo: 'Cosa significa tutto questo?’ Questi senatori mi hanno appena reso il lavoro più difficile, ma lo porterò a termine, in un modo o nell'altro, perché lo porto sempre a termine”, ha commentato il tycoon su Truth, definendo il voto al Senato “inopportuno e privo di significato”. L’opposizione vuole forzare la mano e capire se il sì alla risoluzione possa andare oltre il semplice atto simbolico che vede l’organo legislativo schierarsi contro il presidente. Il deputato Gregory Meeks di New York, il principale esponente democratico della commissione affari esteri della Camera e promotore dell’iniziativa, sostiene di voler esplorare tutte le vie legali per garantire che l'esecutivo si conformi alla volontà del Congresso. Indipendentemente da quello che dice Trump, “questo provvedimento è vincolante ai sensi della risoluzione sui poteri di guerra”, ha affermato in una dichiarazione dopo l'approvazione al Senato. Il Congresso, rileva Meeks, “non ha mai autorizzato questa guerra fallimentare e il presidente non ha certamente l'autorità di continuarla indefinitamente senza il nostro consenso, come richiesto dalla Costituzione”.
Pierpaolo Arzilla
 

( 24 giugno 2026 )

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