Martedì 16 giugno 2026, ore 20:25

Scenari

Blair e gli altri, la fine del centro centrifugato da “mediocrità grottesche”

Wolfgang Munchau su Unheard lo chiama “centrismo radicale” e sostiene che ormai non funziona più. Davvero quella che voleva essere la Terza Via, ovvero una sinistra aperta al riformismo, si è rivelata una grande bolla di sapone? Il politico analizzato da Munchau è Tony Blair, ma ne avremmo esempi anche in Italia di centristi che non centrano obiettivi e non c’entrano nulla col centro. “Il ritorno di Tony Blair fallirà”, sferza il giornalista tedesco direttore di Eurointelligence e editorialista di UnHerd, spiegando che “una volta che le idee politiche falliscono, non hanno una seconda possibilità. Il comunismo è già stato sperimentato. Non tornerà. Né tornerà l’idea di Tony Blair di un centro radicale. È stata la grande filosofia politica ed economica dell’era della globalizzazione. Con la fine di quell’era, si conclude anche il centrismo che l’ha guidata. Fu proprio Karl Marx a formulare l’osservazione più acuta su come la storia si ripeta”. Nel suo “Il diciotto Brumaio di Luigi Napoleone”infatti, scrive: ’Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi fatti e personaggi della storia mondiale appaiono, per così dire, due volte. Si è dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa’. Marx paragonava l’imperatore francese, detronizzato dopo la sconfitta di Waterloo, al nipote Napoleone III, figura disastrosa, che fu re di Francia dal 1852 al 1870. Il tentativo di Blair di tornare alla ribalta ha un che di napoleonico. Tony Blair, lo leggiamo, si dà un gran da fare, Ovunque. Con chiunque. Non mette limiti alla sua sfera d’influenza, pensiamo al Board of Peace di Gaza. Valutando il suo operato durante il mandato e, soprattutto, sulla guerra in Iraq, molte persone, specialmente a sinistra, lo detestano. Del resto, la sua grande idea di Terza Via è fallita, lasciando in eredità “un declino economico che i suoi successori non sono stati in grado di affrontare con i classici strumenti delle politiche centriste radicali: investimenti esteri, accordi commerciali, privatizzazioni, deregolamentazione e finanziarizzazione”. Munchau cita anche un altro esempio: l’elezione di Emmanuel Macron nel 2017, che “dovrebbe servire da monito, più recente, su cosa accade quando i Paesi tentano ingenuamente di far rivivere il centrismo radicale. La problematica della Terza Via resta cruciale: come creare un’economia competitiva in queste condizioni, continuando a sostenere l’idea di una società solidale e inclusiva. Un processo progressivo e sistematico che ha ormai mostrato i propri limiti proprio nel centro che tanti dicono di voler ricreare. Nel 2016, Macron è apparso improvvisamente sulla scena politica francese con la sua personale versione di centrismo radicale. È stato eletto presidente nel 2017 e il suo nuovo partito ha ottenuto la maggioranza in Parlamento poco dopo. Il suo governo ha varato importanti riforme: la liberalizzazione del mercato del lavoro; tagli alle imposte sulle plusvalenze e sulle società; riforme dei sistemi contributivi previdenziali; riforma dell’apprendistato e della formazione professionale; riforma delle ferrovie e molte altre. Si è trattato di uno dei programmi legislativi più fitti che l'Europa abbia mai visto, simile a quanto accaduto nel Regno Unito durante il primo mandato di Margaret Thatcher. Ma poi tutto si è fermato”. Macron è stato rieletto nel 2022, eppure il suo partito non è riuscito a ottenere la maggioranza alle successive elezioni parlamentari. Nel 2024, ha preso la pessima decisione di sciogliere il Parlamento, a seguito della quale il suo partito è stato quasi annientato. “C’è uno schema ricorrente. Sia in Francia che nel Regno Unito, il centrismo radicale inizialmente sembrava funzionare, per poi trasformarsi in un disastro. Il centrismo radicale fallisce non perché sia sbagliato in teoria, ma perché è sbagliato nella pratica. Semplicemente non può essere attuato in un piccolo Paese europeo, perché richiede un’economia diversificata. Ecco perché gli Stati Uniti sono riusciti ad applicarlo meglio di altri. Il centrismo radicale significa che, se vivi in una città industriale e il tuo datore di lavoro fallisce, puoi trasferirti in un’altra parte del Paese e trovare un altro impiego. Oppure, se ti formi come elettricista, potresti finire a gestire un’azienda elettrica. O ancora, se Elon Musk ti licenzia dal tuo comodo lavoro statale, puoi comprarti un food truck e reinventarti come chef. La mobilità sociale e regionale gioca un ruolo fondamentale in questo. Queste cose non accadono nel Regno Unito o altrove in Europa, almeno non nella misura necessaria affinché il centrismo radicale funzioni”. Munchau ammette che l’idea di una Ue come quadro di riferimento per un centrismo radicale è fallita perché avrebbe richiesto un grado di integrazione politica per il quale i leader europei non erano semplicemente pronti. Uno di questi era lo stesso Blair, che si dichiara europeista, almeno a parole. Ma le sue scelte raccontano una storia diversa. Parliamo della non adesione all’euro, ad esempio, che ha stroncato in molti l’idea di un mercato dei capitali europeo integrato. Partire con l’idea di una Europa à la carte ha istituzionalizzato il “liberi tutti”. Il cerbiatto Tony cercava solo prati verdi liberi da ostacoli per le proprie ambizioni personali. Come Marx aveva correttamente previsto nel suo “Il diciotto Brumaio”, i leader politici europei rientrano a pieno titolo nella categoria di quella che lui definiva “mediocrità grottesca”. Il bel Tony, no. Lui piani ne ha sempre avuti. Per sé, soprattutto. Un po’ meno per la “Cool Britannia”, convinto che amministrazione e governo fossero la stessa cosa. Che la soluzione a qualsiasi problema fosse assumere un altro manager per gestire il processo. Il risultato è stato uno Stato sempre più gestito non da leader, ma da valutatori del rischio; non da decisori, ma da partecipanti a riunioni. L’amministrazione confusa con la governance è l’opacità dell’intera Unione europea, ormai asfissiata da regole e cavilli un tempo inimmaginabili, ma che la lunghezza dei cetrioli e delle banane come priorità di mercato pure ci aveva fatto sospettare. “I ministri sono turisti di passaggio. La vera macchina è permanente, intoccabile e in gran parte autogovernata”, curata da “una classe dirigente che venera la procedura più del risultato, la conformità più della competenza e il processo più dei risultati. Il governo è diventato meno incentrato sul prendere decisioni e più sulla creazione di strutture per controllare persone già impiegate per controllare altre persone”. Un “lungo e tedioso colpo di stato culturale” in cui “portare a termine i compiti era diventato meno importante che scrivere una rassicurante nota che spiegasse perché non si poteva ottenere nulla. E con l'espansione della burocrazia, essa ha fatto ciò che fanno tutte le burocrazie: si è duplicata all’infinito, fino a quando anche il compito più semplice ha richiesto un esercito di manager, responsabili della diversità e specialisti nel coinvolgimento degli stakeholder, la cui funzione principale era quella di giustificare l’esistenza reciproca”. Altro che centrismo. Non parliamo poi di destra e sinistra. “Gli elettori si sono accorti che nulla funziona più, che niente sembra essere realizzato. Ecco perché il tentativo di Blair di tornare a essere rilevante per la sfera pubblica appare così inopportuno. Il pubblico non si fida più dei tecnocrati, non crede che abbiano le risposte, e gli elettori non chiedono certo più managerialità. Chiedono risultati”. Le scarpe europee che cigolano sui pavimenti tirati a lucido della politica europea sono ormai consunte dalle tecniche della mediocrità e della codardia: inganni, gradualismo e una totale mancanza di visione su quale potesse essere il futuro dell’Europa dei cittadini. Chiedere oggi ulteriore cessione della sovranità nazionale in cambio di vaghe promesse è semplicemente fuorviante per le persone comuni e i lavoratori che non hanno beneficiato in nulla dall’eccessiva centralizzazione inefficiente che ha distrutto la crescita europea come un ingannevole schema Ponzi.
Raffaella Vitulano

( 16 giugno 2026 )

Mostre

80 anni di architettura al Maxxi di Roma

I progetti in mostra restituiscono il racconto di pagine dense della storia – non solo dell’architettura – del nostro Paese, interpretandone le istanze culturali, sociali, economiche e politiche.

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Magazine

Via Po Cultura

SOLO PER GLI ABBONATI

È nello squilibrio/ equilibrio tra rapporti di forza esistenti nella società che si annida la necessità della politica

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Mostre

Un artista troppo a lungo dimenticato dalla critica

Alla Pinacoteca di Brera la mostra Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

FOTO GALLERY

Immagine Foto Gallery

© 2001 - 2026 Conquiste del Lavoro - Tutti i diritti riservati - Via Po, 22 - 00198 Roma - C.F. 05558260583 - P.IVA 01413871003

E-mail: conquiste@cqdl.it - E-mail PEC: conquistedellavorosrl@postecert.it