Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 14:40

Scenari

Brevetti, Bayer a caccia di nuovi profitti fa causa a Pfizer, Moderna e J&J

Da giorni siamo qui a discutere del Mercosur e di come il Brasile - vero e proprio Eldorado per le multinazionali - consenta l’uso di ben 3.669 pesticidi. E poi leggiamo che Bayer ha intentato una causa federale, accusando Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson di aver utilizzato illegalmente la tecnologia di ottimizzazione dell’mRNA - originariamente sviluppata da Monsanto per modificare geneticamente le colture - come piattaforma per i loro vaccini contro il covid-19, ha riportato Reuters. Bayer ha acquisito Monsanto nel 2018 e da allora ha registrato perdite per l’apparente incriminazione (era ora) del glifosato. “Benvenuti nel mondo dei clown”, ha scritto su Substack l’epidemiologo della McCullough Foundation Nicolas Hulscher, commentando la causa. Una delle più grandi aziende agrochimiche al mondo, responsabile di danni ingenti causati dal suo erbicida altamente tossico glifosato, è ora in tribunale federale sostenendo che le piattaforme vaccino contro il covid-19 sono state sviluppate utilizzando tecnologie ogm rubate. Di certo, Bayer non è mossa da scrupoli morali, dato che negli atti processuali ha dichiarato di non voler interferire con la produzione dei vaccini contro il covid-19, né con altri vaccini a mRNA. Al contrario, intende ottenere una quota dei profitti derivanti dai prodotti farmaceutici più redditizi della storia. La salute sta messa proprio male, diciamolo. Quella della scienza, s’intende. Ma anche quella dei cittadini non sta certo meglio con quanto accade in materia. Citiamo per esempio la poco nobile frontiera nell’uso dell’intelligenza artificiale: la produzione seriale di letters to the editor per le riviste scientifiche, che non rappresentano contributi autentici né di interventi critici fondati, ma di testi generati al volo dai chatbot, progettati per infilarsi tra le maglie del sistema editoriale. A darne l’allarme è il “New York Times” e il caso è quello del ricercatore Carlos Chaccour, che dopo aver pubblicato un lavoro sul “New England Journal of Medicine” si è visto recapitare in 48 ore una lettera che pretendeva di “sollevare obiezioni robuste” al suo articolo. Peccato che le critiche citassero due studi come prova… che erano proprio suoi, e che dicevano l’opposto di quanto sosteneva la lettera. A quel punto Chaccour capisce: la lettera è stata scritta da un’Ia, che in un campo molto specialistico ha pescato a caso riferimenti, travisandoli completamente. Gli editori di riviste scientifiche confermano testi firmati da pseudoautori che pubblicano nello stesso mese lettere su sei campi diversi (dalla cardiologia all’immunologia), come se fossero esperti in tutto: è l’effetto dei chatbot generativi che “producono su richiesta” lettere infondate. Ma quindi a chi dobbiamo credere? Al controverso dottor Anthony Fauci, tornato sulla scena pubblica sostenendo che la proliferazione di teorie del complotto sui social media potrebbe niente di meno che accelerare il crollo della democrazia? L’ex plenipotenziario Usa per il covid ha lanciato il suo avvertimento durante un discorso alla Harvard TH Chan School of Public Health, affermando di essere preoccupato per la “normalizzazione delle falsità”. Peccato che però, per citarne una, Alphabet (la società madre di Google) ha ammesso davanti al Congresso che l’amministrazione Biden abbia fatto pressioni su YouTube, di sua proprietà, affinché rimuovesse video che non violavano le sue linee guida sui contenuti. Alphabet, nonostante abbia stretti legami con l’industria farmaceutica, ha definito questa pratica “inaccettabile e sbagliata”. Eppure continua a verificarsi. Il risultato è stato che le informazioni autentiche sono state censurate, mentre la vera disinformazione ha potuto diffondersi senza ostacoli. E già, perché oggi è estremamente difficile dire cosa sia informazione e cosa disinformazione, e da parte di chi. E in una materia come la medicina c’è poco da scherzare. Come aveva già ammesso con candore un rappresentante delle Nazioni Unite durante un incontro del solito World Economic Forum (Wef) nel settembre 2022, Google ha aiutato le agenzie governative a “controllare la scienza” nei suoi risultati di ricerca su Internet. E lo abbiamo visto. Grazie al supporto di Google, i sostenitori dell’autoritarismo globale continuano ancora a “possedere” la scienza. In Italia, intanto, nelle audizioni della Commissione d’inchiesta sul Covid si registrano parole dure, accuse, silenzi che confermano la gestione fallimentare della pandemia da parte di responsabili in carne e ossa, altro che bot. Il triste quadro che emerge durante la prima fase della pandemia è caratterizzato da litigi e colpi bassi tra chi, al Governo e al ministero della Salute, decideva della vita degli italiani, soprattutto con la circolare ministeriale relativa a Tachipirina e vigile attesa, i cui obiettivi restano fumosi, tra realtà e finzioni. “A me sono sempre sembrati chiarissimi. Se quella circolare non fosse stata adottata, infatti, il cosiddetto vaccino anti-Covid non avrebbe mai potuto essere commercializzato” chiarisce il prof. Luca Marini con cognizione di causa, dato che non solo è da venticinque anni titolare dell’insegnamento di diritto internazionale all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ma che in quell’Ateneo è stato a lungo titolare della Cattedra Jean Monnet di biodiritto conferitagli Ad Personam dalla Commissione europea, nonché componente e vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb), che ha rappresentato anche presso l’Unione europea e il Consiglio d’Europa. Attualmente, il prof. Marini dirige l’European Centre for Science, Ethics and Law (Ecsel) e coordina le attività del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (Cieb). Se il ministero non avesse introdotto a suo tempo la strategia della ‘Tachipirina e vigile attesa’, molti medici sarebbero stati in condizione di individuare, in scienza e coscienza, una o più risposte in grado di soddisfare l’esigenza terapeutica, mentre sulla base di una autorizzazione condizionata è stato più semplice accelerare l’immissione in commercio dei medicinali per uso umano”. Il docente evidenzia dunque un nesso tra la circolare ministeriale e la campagna vaccinale. In un durissimo articolo dal titolo “Graffi sulla facciata” (Fassadenkratzer) ripreso da Uncut News.ch, il dott. Helmut Sterz, ex capo tossicologo di Pfizer, fornisce documenti sulla base dei quali i giganti farmaceutici coinvolti hanno consapevolmente utilizzato l’intera umanità come cavie per prodotti non approvati secondo le normative, geneticamente modificati, tossici e quindi altamente pericolosi, e hanno accettato la sofferenza e la morte di molte persone. Ne denuncia inoltre nel suo libro pubblicato da Rubikon-Verlag “La mafia dei vaccini” la loro insondabile avidità e disonestà, documenta i loro inganni e manipolazioni e dimostra le loro violazioni legali e la loro cattiva condotta. Sterz spiega quanto meticolosi debbano essere i test tossicologici sui prodotti farmaceutici, e quanto questo sia cruciale, soprattutto quando si utilizzano metodi di ingegneria genetica. L’introduzione di Rna artificiale interferisce infatti direttamente con processi di comunicazione altamente complessi a livello cellulare. Tale diligenza, tuttavia, sembra non avere alcun ruolo in un’industria farmaceutica guidata da investitori finanziari alla ricerca di rapidi profitti. Helmut Sterz definisce le pratiche commerciali di Ema e Pfizer “disumane”. 

Raffaella Vitulano

( 20 gennaio 2026 )

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