Plutocrazia non significa più oggi potere del denaro, ma dominio attraverso la ricchezza unito al possesso delle tecnologie informatiche e telematiche della quarta rivoluzione industriale. Le cupole finanziarie sono svincolate da ogni legge, grazie ad una extraterritorialità che le pone al di sopra degli Stati. Le cinque maggiori aziende del settore bellico - le Big Five (Lockheed Martin, Rtx, Northrop Grumman, Boeing e General Dynamics) - sono ormai conglomerati finanziari intrecciati con i grandi fondi di investimento, BlackRock, Vanguard, State Street, Fidelity Investments. La tecnologia tira la volata alle criptovalute. Anche in tempi di guerra. Questo è ormai il nucleo del denaro. Il resto (esseri umani, guerre, carestie, pandemie, etc.) sono solo distrazioni dagli obiettivi. Dall’escalation in Medio Oriente, Bitcoin sta emergendo come possibile vincitore. Altro che stati. Dall’inizio della guerra con l’Iran il 28 febbraio, il prezzo di Bitcoin è aumentato di quasi il 20%, sovraperformando sia l’indice S&P 500 che l’oro. Come? Il 28 aprile - a due mesi di distanza - gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di uscire completamente dall’Opec. Un’uscita che ha fatto seguito alla richiesta degli Emirati per una linea di swap in dollari dalla Federal Reserve. Quello che i funzionari degli Emirati hanno detto privatamente a Washington, secondo il Wall Street Journal, è che se la disponibilità di dollari si dovesse restringere a causa della guerra, liquiderebbero le transazioni petrolifere in yuan cinesi, altre valute o criptovalute. Il sistema del petrodollaro non crolla in un singolo giorno, ma si erode attraverso accordi bilaterali che aggirano il regolamento in dollari, una transazione petrolifera alla volta. L’uscita degli Emirati dall’Opec è il segnale più concreto finora che questo processo si sta accelerando più rapidamente di quanto la maggior parte delle previsioni istituzionali avesse previsto. “I dati non supportano l’idea che la recente sovraperformance di Bitcoin sia casuale. Nell’attuale contesto - scrive Invezz - , un asset monetario con offerta fissa, liquidità 24/7 e senza controparte politica diventa una copertura razionale contro un mondo in cui l’energia è scarsa, le principali valute sono sotto pressione strutturale e il sistema che ha sostenuto l’ordine finanziario globale per cinquant’anni sta apertamente rinegoziando i propri termini”. Durante il conflitto in Iran si è rafforzata anche la correlazione di Bitcoin con il comparto dell’energia elettrica. Un secolo fa Henry Ford profetizzava che sarebbe nata una moneta ancorata all’energia. E’ questo il vero ruolo di Bitcoin anche come classe di investimento. L’Iran mostra, infatti, al mondo il ruolo che le criptovalute hanno nella sua economia fondata sull’evasione delle sanzioni internazionali e che possono utilizzare come strumento di potenza. Ma gli Usa non erano certo stati a guardare negli ultimi anni. Drop Site - il sito di notizie indipendenti su politica e guerra fondato dai veterani del giornalismo investigativo Ryan Grim, Jeremy Scahill e Nausicaa Renner - ha spesso riportato ciò di cui i media tradizionali parlano poco: i profondi legami di Jeffrey Epstein con figure influenti del governo statunitense, degli Emirati Arabi Uniti e di Israele. Recenti indagini di Murtaza Hussain e Ryan Grim fanno risalire questi collegamenti agli sforzi dell’amministrazione Obama per raggiungere un accordo sul nucleare con l’Iran, rivelando il ruolo di Epstein nell’aiutare il Dipartimento del Tesoro a comprendere il ruolo emergente di Bitcoin e di altre criptovalute nel finanziamento del terrorismo e nell’elusione delle sanzioni economiche statunitensi: “Oggi, le compagnie di navigazione pagano pedaggi in criptovalute a Teheran per il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, poiché il governo iraniano cerca di proteggere i pagamenti dal sequestro da parte dell’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro statunitense”. Più di dieci anni fa il governo iraniano - scrivono i giornalisti d’inchiesta - era riluttante ad adottare le criptovalute, sospettando un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nello sviluppo di Bitcoin. Anche gli Stati Uniti nutrivano dubbi sulla tecnologia, considerandola principalmente un modo per eludere i controlli finanziari. “Il governo statunitense pensava che l’Iran potesse usare il bitcoin per aggirare tutte le sanzioni, mentre l’Iran riteneva che si trattasse di un gioco della Cia”, ha dichiarato a CoinDesk nel 2013 un portavoce di CoinAva, il primo exchange di criptovalute iraniano. Dopo le prime resistenze, il Centro nazionale iraniano per il cyberspazio ha avviato il processo di regolamentazione delle valute digitali nel marzo 2014, cercando al contempo strategie per proteggersi dalle pressioni delle sanzioni Usa. Negli Epstein files (ndr: tutte le email sono collegate e disponibili per la lettura su Jmail, l’indispensabile casella di posta elettronica di Epstein, con funzione di ricerca) si legge di incontri di Epstein con il Dipartimento del Tesoro statunitense, mentre l’amministrazione Obama preparava una nuova serie di sanzioni contro il settore energetico iraniano. Epstein avrebbe incontrato il vicesegretario di Stato William Burns, che aveva guidato i negoziati per limitare il programma nucleare iraniano e avrebbe scritto al cofondatore di Palantir, Peter Thiel, offrendosi di organizzare un incontro tra Burns e Thiel. Quando l’ambasciatore Burns venne a conoscenza dei precedenti del signor Epstein poco dopo quei due brevi incontri, “ne rimase sconvolto. Non lo incontrò mai più. Non ebbero alcun rapporto” spiega il portavoce, che ha inoltre negato che Burns avesse discusso dell’accordo sul nucleare iraniano né delle criptovalute con Epstein durante i loro incontri del 2014. “Il coinvolgimento di Epstein con funzionari della sicurezza nazionale durante i negoziati con l’Iran - ribadisce Drop Site - coincise con il suo crescente interesse per gli ingegneri informatici che si occupavano di ricerca sulle criptovalute. Epstein prese contatti anche con Brock Pierce, co-fondatore di Tether, una ’stablecoin’ il cui valore è ancorato al dollaro statunitense, lanciata come token di criptovaluta presumibilmente garantito da riserve di valuta fiat in rapporto 1:1. Tether, la cui capitalizzazione di mercato era stimata a 187 miliardi di dollari alla fine del 2025, è diventato strutturalmente importante per l’economia globale, superando Bitcoin come criptovaluta più scambiata al mondo”. Cercando di sfuggire alla morsa del regime di sanzioni statunitensi, il governo di Teheran avrebbe accumulato enormi quantità di Tether, scrivono i giornalisti. L’ecosistema Bitcoin da denaro elettronico peer-to-peer, come originariamente concepito nel white paper di Nakamoto del 2008, è così diventato “valuta di riserva globale” e livello di regolamento per asset finanziari “tokenizzati” come le stablecoin. Epstein aveva un occhio attento per le implicazioni politiche a valle delle nuove tecnologie e si circondò di figure chiave nei campi dell’intelligenza artificiale e della ricerca genetica. Riconoscendo le promettenti opportunità offerte dalle criptovalute, attivò molte delle stesse reti politiche, accademiche e di ricerca per sfruttare tempestivamente i canali finanziari basati sulla blockchain. Le prime stablecoin Tether furono emesse nello stesso mese ed Epstein si mise subito al lavoro per agevolare la creazione del collegamento tra il dollaro e il token. Nel luglio 2025, insieme al gruppo di lavoro della Casa Bianca sugli asset digitali, il segretario al Commercio Howard Lutnick ha contribuito all’approvazione del Genius Act, che ha esentato gli emittenti di stablecoin garantite da titoli del Tesoro esteri, come Tether, dagli obblighi di revisione contabile. Nei 12 anni trascorsi dalla sua creazione, Tether non è mai stata sottoposta a una revisione contabile indipendente per dimostrare che le sue stablecoin siano interamente garantite da riserve in dollari. Nel frattempo, il Financial Crimes Enforcement Network (Fec) e l’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro hanno segnalato che l’Iran sta utilizzando sempre più stablecoin e altre criptovalute per acquistare e vendere armi, condurre scambi commerciali internazionali e trasferire fondi verso altri paesi ed entità esclusi dall’ordine economico guidato dagli Stati Uniti.
Raffaella Vitulano

