Giovedì 22 gennaio 2026, ore 1:48

Medio Oriente

Consiglio di Pace, una minaccia all’Onu?

Anche per la diplomazia vige la legge del mercato. In Europa si chiedono se il Consiglio di Pace voluto da Donald Trump per la ricostruzione di Gaza non sia solo un semplice, e un po’ velleitario, concorrente dell’ONU, ma il cavallo di Troia per togliere legittimità alle Nazioni Unite. Cioè se, al di là del nome e degli intenti, l’organismo (vetero) diplomatico di supervisione della pax sionista, non sia coerente con quanto accaduto in queste prime settimane del 2026 (l’arresto di Maduro le minacce all’Iran e gli appetiti per la Groenlandia), e che quindi rappresenti la prima bozza di un progetto che conferma la volontà del presidente USA di smontare l’attuale ordine mondiale. Le perplessità emergono dalla lettura del preambolo del Bord of Peace, in cui si legge che “deve avere il coraggio di discostarsi da approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito”. Il consiglio, si legge, “è un'organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”, e funzionerà come un “organismo internazionale di costruzione della pace più agile ed efficace”. Virgolette che, secondo molti osservatori, sono in straordinaria coerenza con gli attacchi lanciati da Trump, lo scorso 22 settembre, proprio all'assemblea generale ONU, accusata di “scrivere semplicemente lettere” e fare “promesse vuote”, piuttosto che “risolvere guerre”. Ma la coerenza non sarebbe solo con l’apparente avventurismo di Trump, ma soprattutto con 3 decenni di palese disinteresse dei presidenti americani verso, l’ONU. Il tycoon “sta abbandonando definitivamente il vecchio sistema multilaterale, già piuttosto moribondo prima del suo arrivo, per creare una sorta di nuova ONU, non democratica e non multilaterale, che sarebbe più simile a un club di Paesi da lui stesso scelti”, dice a BFMTV Romuald Sciora, ricercatore associato presso l’Institut de relations internationales et stratégiquese e direttore dell'Observatoire politique et géostratégique des États-Unis. Si tratterebbe, insomma, di smantellare il sistema internazionale nato dopo il 1945, basato sul principio della cooperazione interstatale fondata su trattati rispettati dalla maggioranza degli Stati, per tornare a un mondo in cui prevale la legge del più forte. L’ONU, rileva Sciora, “è molto impopolare negli Stati Uniti, costa loro denaro e abbandonarla sarebbe una mossa favorevole al movimento MAGA e non dispiacerebbe agli elettori”. Trump si è proclamato presidente del board, dandosi il potere di plasmare l'istituzione come meglio crede, di nominare il suo successore, invitare gli Stati o escluderli. Un altro aspetto insolito è che gli Stati membri ricopriranno un mandato massimo di 3 anni, a meno che non contribuiscano con più di 1 miliardo di dollari in contanti durante il primo anno successivo all'entrata in vigore dello statuto. L’ONU, per ora, sceglie il basso profilo. Il portavoce del segretario generale ricorda che le Nazioni Unite “coesistono con diverse organizzazioni regionali e subregionali e varie alleanze di difesa in tutto il mondo: aspettiamo che il Consiglio di Pace sia effettivamente istituito per conoscere i dettagli del suo funzionamento e che tipo di rapporto manterremo con esso”.
Pierpaolo Arzilla

( 21 gennaio 2026 )

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