Merz ha fretta. Il Cancelliere vuole applicare tutte e 33 le proposte presentate dalla commissione sulle pensioni, e soprattutto vuole farlo “rapidamente”. Obiettivo, garantire le pensioni alle persone a basso reddito, assicurando al contempo la sostenibilità finanziaria del sistema. La proposta fondamentale degli esperti è che un maggior numero di persone contribuisca al sistema. Lavoratori autonomi, dipendenti pubblici e i membri del Parlamento dovrebbero, allora, contribuire al sistema pensionistico obbligatorio nel medio e lungo termine. Tale contributo dovrebbe essere obbligatorio per chiunque entri a far parte di queste categorie professionali. Sono previste eccezioni per le categorie con propri regimi pensionistici. Tuttavia, questo processo potrebbe richiedere più tempo per i dipendenti pubblici rispetto ai lavoratori autonomi. Durante una fase di transizione, le pensioni dei dipendenti pubblici saranno gradualmente assimilate al sistema pensionistico pubblico. Prevista, inoltre, l’abolizione del pensionamento anticipato dopo 45 anni di contributi, noto come “pensione a 63 anni”, e dei mini-lavori esenti da contributi pensionistici. La commissione raccomanda un sistema pensionistico integrativo a capitalizzazione basato sul modello svedese, in cui contributi potrebbero aumentare. A differenza dell'attuale sistema a ripartizione, l'importo della pensione sarebbe personalizzato per ogni individuo. Dipendenti e datori di lavoro contribuiranno in egual misura al finanziamento. Secondo la commissione, ciò potrebbe portare a pensioni più elevate per tutti coloro che andranno in pensione dopo il 2040. Il nuovo pilastro sarà gestito da un fondo sovrano. In futuro, l'età pensionabile sarà legata all'aspettativa di vita. Per chi oggi ha 30 anni, questo potrebbe significare che non andrà in pensione prima dei 68 anziché dei 67. Tuttavia, se l'aspettativa di vita dovesse diminuire, l'età pensionabile potrebbe essere ulteriormente abbassata. Tale aspetto sarà rivisto periodicamente. La commissione prevede un rapporto tra anni lavorativi e anni di pensionamento di circa 2 a 1. Statisticamente, a 40 anni di contribuzione dovrebbero seguire 20 anni di pensionamento. Ciò significa che il pensionamento a 70 anni è per ora escluso, così come, quello anticipato a 63. È positivo, per la DGB, che la commissione abbia fissato un obiettivo chiaro, e cioè che le pensioni dovrebbero garantire un tenore di vita adeguato, pari al 70 per cento del reddito netto di un lavoratore medio. Tuttavia, osserva il sindacato, mescolare i contributi pensionistici del regime pensionistico obbligatorio con quelli di regimi pensionistici integrativi a capitalizzazione “è sbagliato”, poiché “i due sistemi dovrebbero rimanere separati”, e “un sistema pensionistico aziendale obbligatorio basato su contratti collettivi sarebbe molto più chiaro e trasparente”. Ed è “sbagliato” pure abolire la pensione dopo 45 anni di contributi, perché la politica pensionistica non è solo una questione di matematica, ma anche di equità. Per la DGB, si devono riconoscere i meriti di una vita lavorativa. Anche coloro “che hanno versato contributi per una media di oltre 10 anni in più dovrebbero avere la possibilità di andare in pensione 2 anni prima”.
Pierpaolo Arzilla

