Il lulismo si è ripreso le megalopoli. Sono state le grandi città e una forte mobilitazione digitale a consegnare a Luiz Inácio Lula da Silva il quarto mandato a governare il Brasile. Secondo un’analisi del giornale O Globo c’è stato un “netto cambiamento” nella distribuzione geografica del sostegno al Partido dos trabalhadores (PT), che attesta il “crescente peso delle grandi città brasiliane” per il partito del presidente. La vittoria, dunque, si spiega con l’”espansione" del consenso al candidato uscente nelle principali città brasiliane, “nonostante la tendenza opposta nei comuni con un elettorato più piccolo”. Secondo l’analisi di Globo, infatti, la percentuale di voti validi ottenuti da Lula è aumentata, nelle 200 città con il maggior numero di elettori, dal 47,1 al 49,57 per cento, con una crescita di 2,4 punti percentuali. Nei restanti comuni analizzati, la percentuale di voti del candidato del partito dei lavoratori è scesa dal 54,6 al 53,9. Lo spostamento del peso elettorale nelle grandi città non ha, tuttavia, comportato un cambiamento nella geografia tradizionale del voto del PT. Il Nord Est, una regione che concentra comuni con redditi più bassi e dove i programmi di trasferimento di reddito, come Bolsa Família, hanno una presenza significativa, ha continuato a essere la principale roccaforte elettorale del partito. Nel Nord Est Lula ha ottenuto il 69,37 per cento dei voti validi, praticamente la stessa percentuale del 2022, quando si era fermato al 69,34. In altre regioni, Lula ha aumentato la sua quota dal 43,9 al 44,8, ma ha vinto in 1101 comuni, rispetto ai 1349 del 2022. In altre parole, tutti i 248 comuni persi sotto la guida del PT si trovavano al di fuori del Nord Est. Il contrasto, tuttavia, rafforza l'idea che il cambiamento nel consenso di Lula sia avvenuto grazie all'aumento della forza elettorale del partito al di fuori delle sue roccaforti tradizionali, con guadagni concentrati nei maggiori centri urbani. Secondo il Jornal do Brazil ad aver cambiato il corso della campagna elettorale è stata anche l'attenzione rivolta ai social media e alla “mobilitazione digitale”. I giovani deputati eletti dalla sinistra, soprattutto quelli più avvezzi al mondo online, si fa notare, hanno avuto un ruolo centrale nell’ultima curva della campagna elettorale. Una figura determinate, affermano gli analisti, è quella di André Janones, che ha organizzato una vasta rete di sostenitori su WhatsApp. Il gruppo, chiamato “Esercito di Lula” ha messo assieme quasi 11 milioni di utenti ed è stato fondamentale per dare impulso alla vittoria del PT e contrastare l'attività digitale dei sostenitori di Bolsonaro, che avevano dominato nelle settimane precedenti il primo turno. Nel suo primo discorso dopo la rielezione, Lula ha promesso di voler cambiare il modo in cui il Brasile verrà governato. Il nuovo mandato, ha assicurato, sarà caratterizzato da una maggiore partecipazione popolare, una presenza più incisiva della comunicazione digitale e un contatto diretto con la popolazione. Spazio, dunque, all’economia digitale. Lula sostiene che il Brasile può sfruttare il suo patrimonio di energie rinnovabili per attrarre data center, rafforzare la sua infrastruttura dati e creare un “sistema brasiliano” di intelligenza artificiale
Pierpaolo Arzilla

