Mercoledì 25 febbraio 2026, ore 23:17

Commercio internazionale

I nuovi dazi di Trump penalizzano l’Europa

I membri della commissione commercio internazionale (INTA) del Parlamento europeo si rivedranno la prossima settimana. I relatori ombra, cioè i rappresentanti dei gruppi politici, hanno, dunque, concordato che “nelle attuali circostanze”, i lavori sui 2 fascicoli Turnberry debbano essere sospesi fino a quando “non saranno ripristinate chiarezza, stabilità e certezza giuridica” nelle relazioni commerciali UE-USA. Le “attuali circostanze”, nello specifico, sono i nuovi dazi al 15 per cento, in vigore da ieri, imposti da Trump per aggirare la sentenza di venerdì scorso della Corte Suprema statunitense sull’uso dell’IEEPA. La situazione, rileva Bernd Lange, presidente INTA, “è ora più incerta che mai” e “contrasta con la stabilità e la prevedibilità che abbiamo cercato di raggiungere con l'Accordo Turnberry”. Annullati, dunque, i dazi imposti il 2 aprile 2025, tra cui quello di riferimento globale del 10 per cento, i dazi unilaterali sui prodotti provenienti da Paesi con cui non erano stati raggiunti accordi, che variavano dal 10 al 41 per cento, e i dazi aggiuntivi su alcune importazioni da Messico, Cina e Canada, giustificati da Trump a causa della crisi del fentanyl negli Stati Uniti, ecco la nuova imposta globale del 15 per cento. Che si avvale della sezione 122 del Trade Act del 1974, che autorizza l'imposizione di tariffe fino al 15 per cento appunto, per un periodo iniziale di 150 giorni, senza dover necessariamente specificare nulla. Dopo i 150 giorni, rilevano gli esperti internazionali in queste ore, l’amministrazione USA dispone di altri strumenti per mantenere in vigore i dazi. Nella stessa legge del 1974, infatti, esiste un'altra sezione che consentirebbe l'imposizione di dazi senza limiti per 4 anni, dopo i quali dovranno essere rivisti. C’è poi un’altra legge del 1962 che, sulla base della sicurezza nazionale, consentirebbe di stabilire tariffe senza limiti, sia in termini di aliquota tariffaria che di durata, anche se questa base giuridica non viene considerata particolarmente utile per stabilire le tariffe in modo generale. Il tutto per ribadire, come affermato dal rappresentante per il commercio Jamison Greer, intervistato da ABC, che a cambiare non sarà la politica tariffaria statunitense, ma solo “lo strumento legale per attuarla”. Il nuovo corso, naturalmente, crea nuovi vincitori e perdenti. Secondo una ricerca di Global Trade Alert, alcuni Paesi che hanno dovuto affrontare tariffe IEEPA elevate stanno ora beneficiando significativamente dei nuovi dazi della sezione 122. Per il Brasile, in particolare, l'aliquota tariffaria media ponderata per gli scambi diminuirebbe di 13,6 punti percentuali. Anche la Cina (-7,1 per cento) e l'India (-5,6) ne traggono notevoli vantaggi. Seguono Canada (-3,3), Messico (-2,9) e Vietnam (-2,8). A pagare di più saranno soprattutto gli europei, in particolare Gran Bretagna (2,1) Italia (1,7), Francia (1) e UE (0,8). Downing Street fa sapere che nessuna azione reciproca è “esclusa”, se gli USA non rispettano l'accordo tariffario con Londra, chiarendo però che “nessuno vuole una guerra commerciale”. Secondo il governo inglese, comunque, la maggioranza dell’accordo sui dazi su auto, acciaio e prodotti farmaceutici, “non dovrebbe cambiare”.
Pierpaolo Arzilla

( 24 febbraio 2026 )

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