Mercoledì 28 ottobre 2026, ore 23:52

Voto in Israele

Il blocco anti Bibi ha la maggioranza. I partiti arabi pronti a formare un governo

Gli arabi. Sempre gli arabi. Pensiero fisso di Bibi. E che ora possono diventare incubo ricorrente. Il blocco anti Netanyahu esiste numericamente. E non solo. Davvero è possibile mettere all’angolo il capo del Likud governando con gli islamisti di Ra’am e la Lista Comune, che comprende il partito comunista Hadash, la formazione laica Ta’al, il movimento islamista conservatore Lista Araba Unita e il partito nazionalista Balad? Possibilissimo secondo Yair Golan, presidente del partito I Democratici, che ha esortato l'opposizione israeliana a formare un governo insieme ai partiti arabi nella prossima Knesset. “Netanyahu ha perso. So contare fino a 120. E 65 è più di 55. È così che funziona la democrazia israeliana. Punto”, ha scritto mercoledì mattina sui social media l'ex vice capo di stato maggiore dell’IDF, le forze di difesa israeliane, come riporta il Jerusalem Post. Nel pomeriggio i seggi dei partiti arabi sono saliti a 19, record storico. Con l’85,6 per cento delle voti scrutinati la situazione era di 53 seggi per il blocco pro Netanyahu e 67 per gli oppositori, di cui 48 per la coalizione guidata dal centrista Gadi Eisenkot. “Non abbiamo futuro qui se non smettiamo di avere paura. Non dobbiamo più accettare la divisione razzista operata da Netanyahu tra voti ebraici e voti arabi, ha scritto ancora Golan. "Il voto di un cittadino israeliano a Taybeh - ha aggiunto - vale esattamente quanto quello di un cittadino israeliano a Givat Shmuel”. Avendo dunque una maggioranza con i partiti arabi, l’opposizione centro laburista, avverte, ha “la responsabilità e l'opportunità di formare un governo di cambiamento, in collaborazione con i cittadini arabi di Israele”. I quali sembrano tutt’altro che insensibili alla prospettiva. Il presidente della Lista Comune, Yousef Jabareen, fa sapere che il suo partito è pronto a “spianare la strada alla destituzione del governo Netanyahu”. Contro un esecutivo “che porta spargimenti di sangue, contro una politica basata sulla supremazia, sul razzismo e sull'esclusione, noi proponiamo un'alternativa completamente diversa”, ha scritto su X. Il cambiamento, sostiene Jabareen, “avviene attraverso una collaborazione ebraico-araba, una collaborazione autentica e paritaria. Niente di meno, ma anche niente di più”. In un'intervista alla radio dell'esercito, inoltre, uno dei deputati di spicco della Lista Comune, Ahmad Tibi, ha lasciato intendere la disponibilità a governare della sua fazione: “Il blocco di opposizione sarà in grado di formare un governo, se ne avrà il coraggio. Noi tendiamo la mano e siamo pronti a dare il nostro contributo”. Gli arabi israeliani hanno considerato questa tornata elettorale come un momento cruciale, quasi un “dentro o fuori”, per sconfiggere quello che è stato definito il governo più a destra della storia di Israele, accusato di alimentare razzismo e odio, soprattutto con il suo ministro della sicurezza nazionale. “Odiamo Ben Gvir, ma gli siamo anche grati, perché ha unito gli arabi israeliani”, affermano al Times of Israel alcuni elettori della città beduina di Rahat, roccaforte del partito Ra’am di Mansour Abbas. “Abbiano votato decine di volte, ma non abbiamo mai visto una folla simile ai seggi. Questa volta, siamo andati alle urne in massa”.

Pierpaolo Arzilla

( 28 ottobre 2026 )

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