Le frontiere esterne UE vanno protette con tutti gli strumenti a disposizione. I 27 ministri dell’interno hanno fatto il punto sull’efficacia dei controlli dei confini comunitari, a quasi una settimana dai fatti di Ceuta, dove almeno 72mila migranti, ha fatto sapere il governo di Madrid, sono entrati illegalmente nell’enclave spagnola, 70mila dei quali già rientrati in Marocco. Dalla video conferenza dei responsabili degli affari interni è emersa una “comune consapevolezza” della necessità di “continuare a combattere senza sosta le reti di traffico di migranti, rafforzare i rimpatri, consolidare le frontiere dell'UE, costruire solide collaborazioni con i Paesi terzi e migliorare la capacità di previsione”. I ministri hanno sottolineato la necessità di migliorare la consapevolezza condivisa della situazione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto con l'ulteriore sviluppo di “sistemi di allerta precoce” come “l'intelligence prefrontaliera” e il “monitoraggio dei social media”. Fondamentale, inoltre, rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi e sviluppare ulteriori collaborazioni che creino le giuste opportunità per le persone nei loro Paesi d'origine e rafforzino la gestione della migrazione. I ministri hanno sottolineato che la comunicazione nei momenti di crisi potrebbe essere consolidata grazie a un coordinamento tempestivo e dovrebbe essere più coerente, “soprattutto per contrastare gli attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione e nell'interferenza delle informazioni straniere”. Nessun migrante da Ceuta “è entrato nello spazio Schengen”, ha precisato il commissario UE agli affari interni, Magnus Brunner. A Ceuta, ha aggiunto, “la resilienza dell’Europa è stata messa alla prova, e il test è riuscito”. L’Italia ha chiarito che la decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne non è una misura rivolta contro la Spagna o contro altri Stati membri. “È una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell'intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi”, ha spiegato il ministro Piantedosi, esprimendo al governo Sanchez la “sincera solidarietà dell’Italia”. I 27, ha detto il ministro degli interni francese, Laurent Nunez, “hanno accolto con favore l'adozione del patto europeo su asilo e migrazione”, riporta Le Figaro. “Dobbiamo intensificare - ha affermato - la lotta contro le reti di trafficanti” e lavorare allo “smantellamento delle reti nei Paesi di transito” e al “rimpatrio dei migranti nei loro Paesi d’origine". Il patto UE, ha rilevato Nunez, “istituisce una procedura di asilo alla frontiera”. Tutti, ha aggiunto, “hanno accolto con favore i progressi sul regolamento sui rimpatri, che elimina il periodo di partenza volontaria e conferisce maggiori poteri per identificare meglio le reti di trafficanti”. Resta “chiaro”, tuttavia, “che l'Europa deve chiudere le sue frontiere”, ha affermato il primo ministro belga Bart De Wever. “Abbiamo l'impressione - riporta Le Soir - che ci sia una porta spalancata e che chiunque voglia fare pressione su di noi possa usare la migrazione come arma geopolitica, ed è estremamente frustrante”.
Pierpaolo Arzilla

