Il primo a muoversi è Keir Starmer, anche se il giro d’orizzonte era stato pianificato prima del cessate il fuoco. Il premier inglese è in “missione” di 48 ore nel Golfo per capire se la tregua possa portare alla fine definitiva delle ostilità. “Accolgo con favore l'accordo raggiunto nella notte, che porterà un momento di sollievo alla regione e al mondo”, ha detto Starmer. Ora però, ha aggiunto, “insieme ai nostri partner dobbiamo fare tutto il possibile per sostenere e mantenere questo cessate il fuoco, trasformarlo in un accordo duraturo e riaprire lo Stretto di Hormuz”. L’iniziativa di Londra rientra in quella più ampia che coinvolge 15 Paesi, “attualmente mobilitati sotto la guida della Francia, per consentire l'attuazione di questa missione strettamente difensiva in coordinamento con l'Iran per facilitare la ripresa del traffico”, come affermato da Emmanuel Macron, secondo quanto riporta la Reuters, durante un incontro con i suoi consiglieri e i membri del governo. L’Iran conferma il suo impegno ai negoziati di Islamabad, che iniziano venerdì. Secondo i dati di Marine Traffic, ieri mattina sono ripresi gli attraversamenti nello Stretto di Hormuz. “La nave portarinfuse NJ Earth, di proprietà di una compagnia di navigazione greca, ha attraversato lo stretto alle 8.44 UTC (10.44 italiane), mentre la Daytona Beach, battente bandiera liberiana, ha effettuato l'attraversamento in precedenza, alle 6.59 UTC poco dopo aver lasciato il porto di Bandar Abbas”, si legge nell'account X del sito di monitoraggio marittimo. Secondo l’accordo tra USA e Iran, nelle 2 settimane di cessate il fuoco, i passaggi di navi dello Stretto di Hormuz avverranno “in coordinamento con le forze armate iraniane”, come dichiarato dal ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghtchi. Ciò nonostante, su altri fronti proseguono i combattimenti. Israele ha annunciato che il congelamento delle ostilità in Iran non riguarda altre operazioni militari. Tel Aviv, infatti, continua a martellare il Libano e si prende un richiamo dalla Germania, che invita la Stella di David a limitarsi alla “necessaria legittima difesa contro Hezbollah”. Il presidente libanese, Joseph Aoun, vuole che il suo Paese sia incluso nel processo di pace della regione “in maniera stabile e duratura”. L’Iran, da par suo, non è da meno di Israele. Emirati Arabi e Kuwait denunciano attacchi aerei massicci da parte di Teheran e parlano di centrali elettriche e siti petroliferi “danneggiati”. La tensione, dunque resta alta. Le provocazioni si susseguono a dimostrazione, come affermato dal vice presidente USA, JD Vance, che si tratta comunque di una tregua “fragile”. Se “gli iraniani non negoziano in buona fede, scopriranno che il presidente americano non è una persona con cui scherzare”, ha detto da Budapest, in occasione della visita ufficiale a sostegno di Viktor Orban. Trump, secondo Vance, “è impaziente di far progredire le cose: se gli iraniani sono disposti a collaborare con noi in buona fede, penso che possiamo raggiungere un accordo”. Il presidente americano ha scritto su Truth che l’Iran “ha portato a termine con successo il cambio di regime, non continuerà ad arricchire l'uranio ed eliminerà tutte le ‘polveri’ nucleari sepolte in profondità”.
Pierpaolo Arzilla

