Martedì 16 giugno 2026, ore 20:24

Medio Oriente

Israele non collabora sull’accordo

Quante cose possono succedere ancora fino a venerdì? Il 19 giugno sarà il giorno della firma dell’accordo concluso tra Iran e Stati Uniti. Per i falchi del governo israeliano cambia poco. Tel Aviv non è tenuto a osservare i termini dell’intesa. Dunque, fa sapere il ministro per la sicurezza nazionale, Ben-Gvir, l’imperativo è continuare a martellare il Libano. "L'accordo di Trump non ci vincola. Non siamo parte di questo accordo. Non garantisce la nostra sicurezza”, ha dichiarato sul suo canale Telegram. “Non dobbiamo accontentarci - ha aggiunto - di niente di meno che lo smantellamento di Hezbollah. Non dobbiamo ritirarci di un solo centimetro dal territorio che i nostri soldati hanno conquistato e ripulito dalle infrastrutture terroristiche in Libano”. L’ha detta un po’ meglio il ministro della difesa, Israel Katz: “Il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le forze di difesa israeliane rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza alcun limite di tempo, per proteggere, da lì, il confine e le comunità israeliane dagli elementi jihadisti”. Insomma, il difficile viene adesso. “Vediamo venerdì cosa accade effettivamente”, commenta la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. L’intesa tra Teheran e Washington, osserva, “è sicuramente una buona notizia, perché gli effetti di questa guerra si sono sentiti anche nel nostro Paese”. La speranza, sottolinea, è che “si arrivi a una pace giusta e duratura, una pace che non deve essere conveniente per qualcuno, ma deve essere una pace che consolidi una situazione che è andata avanti fin troppo, creando difficolta' per tutti”. Con il fronte apertissimo tra Hezbollah e Israele, le prossime ore restano necessariamente da monitorare, non fosse altro perché ieri si sono registrati nuovi raid israeliani con droni e bombardamenti nel sud del Libano, come riporta l'agenzia di stampa libanese Nna. L’orizzonte per capire se davvero l’accordo reggerà sarà almeno di 8 settimane. Secondo l'agenzia iraniana Fars, una sezione dell'intesa tra Washington e Teheran prevede che il passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz “senza costi" sia “solo per 60 giorni”. Ciò significa che gli USA hanno accettato il principio della riscossione delle tariffe, assicurandosi solo un'esenzione di 60 giorni da parte dell’Iran. Scaduti i 2 mesi, però, Teheran punterà a “ricavare entrate dal traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz fornendo servizi di sicurezza, navigazione, tutela ambientale e assicurativi”, e usare i proventi per “sostenere lo sviluppo economico del Paese”. Sul nucleare, poi, Trump è stato chiaro. In caso di mancato accordo definitivo con Washington, il presidente ha minacciato, parlando con il New York Times, di riprendere gli attacchi militari o di fare degli USA “i custodi del Medio Oriente, in cambio del 20 per cento dei ricavi della regione”. Parlando a TF1, Emmanuel Macron fa sapere che Francia e Gran Bretagna, con il sostegno di Olanda e Italia, “sono pronte a prendere la testa di una missione nello Stretto di Hormuz, per contribuire alla riapertura di questa via marittima, una volta che l'accordo concluso fra USA e Iran sia effettivamente applicato”.
Pierpaolo Arzilla

( 15 giugno 2026 )

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