Il pretesto, 4 soldati israeliani morti. I primi dalla firma del memorandum USA-Iran. Per il Itamar Ben Gvir è sufficiente a giustificare la necessità di intensificare le operazioni militari in Libano. “Con tutto il dovuto rispetto per gli americani, Israele deve chiarire al mondo che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non saranno sacrificati. Tutto il Libano deve bruciare”. E soprattutto, Usa e Iran devono rallentare all’infinito i loro tentativi di cessare definitivamente il fuoco. La strategia di Israele è continuare a fomentare il caos e far saltare in aria, oltre che mezzo Libano, anche il processo di pace. I colloqui di Lucerna, infatti, sono stati rinviati. Il capo negoziatori iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf insiste sulla necessità di rispettare le “linee rosse” chieste da Teheran: tra queste il cessate il fuoco in Libano. “Come abbiamo dimostrato nel corso dei precedenti negoziati, restiamo fermi nel rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e nel difendere gli interessi della nazione iraniana”, spiega, citato dall'agenzia di stampa IRNA. “Se il nemico dovesse eccedere nelle sue richieste - prosegue Ghalibaf, che è anche presidente del Parlamento iraniano - abbiamo dimostrato di essere pronti a reagire e che non esiteremo a dare una risposta decisa”. Al Financial Times, tre fonti “informate sula questione” hanno rivelato che i colloqui di Lucerna “sono stati rinviati a causa della serie di attacchi aerei letali sferrati da Israele nel Libano meridionale”. Gli iraniani continuano, dunque, a chiedere garanzie. Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha condannato i ripetuti attacchi israeliani nella valle della Bekaa e nel Libano meridionale, ribadendo il suo impegno a perseguire un cessate il fuoco completo. “Ciò a cui stiamo assistendo oggi nel Sud e nella Bekaa, ovvero l'intensificarsi dell'aggressione israeliana e l'aumento di uccisioni e distruzioni - riporta l’agenzia libanese NNA - costituisce una grave e riprovevole escalation, soprattutto perché ha colpito decine di persone innocenti, tra cui donne e bambini”. L’aggressività di Tel Aviv, ha aggiunto Aoun, “non ci impedirà di lavorare per un cessate il fuoco globale il prima possibile, cosa che ho raccomandato alla delegazione libanese incaricata dei negoziati durante il prossimo round di colloqui a Washington”. La richiesta di Hezbollah di interrompere i negoziati diretti non è stata accolta. “Su questo punto - rileva Aoun - non si possono fare concessioni, poiché un cessate il fuoco globale è un prerequisito per affrontare altri argomenti, i più importanti dei quali sono il ritiro israeliano, il dispiegamento dell'esercito e il ritorno dei prigionieri”. Si discute, invece, a livello UE, sull’opportunità di Bruxelles di negoziare con la Russia, in particolare sul tentativo del presidente del Consiglio europeo (che rappresenta i 27), Antonio Costa, di aprire un canale di comunicazione con il Cremlino. Nella notte di venerdì, nel corso del vertice a Justus Lipsius, secondo la Reuters, c’è stata un “un'accesa discussione” proprio tra l’ex primo ministro portoghese e chi non ha gradito la sua iniziativa. “Non c'è alcun mandato, i suoi colloqui non sono stati coordinati con gli Stati membri”, ha detto all’agenzia un diplomatico, probabilmente tedesco. A guidare, infatti, il fronte dei falchi ci sono Germania e Francia. L’UE, dunque, è divisa su chi deve alzare il telefono per primo e parlare con Putin. Non certamente Costa, secondo il cancelliere Merz, che ha preso l’iniziativa del presidente del Consilium come un “affronto”, secondo la ricostruzione di DPA. Lui è un rappresentante dell’UE, non il mediatore, che nessuno ha designato, gli ha ricordato Merz rimettendolo in riga. Non meno offeso risulta Macron, che si è sentito scavalcato. Nello specifico, sono state due telefonate a Mosca effettuate dal capo di gabinetto, Pedro Lourtie, ad aver irritato Parigi e Berlino. Costa ha incassato anche qualche consenso. “Aprire un canale di comunicazione non è un errore: ho fiducia in António Costa”, ha affermato il primo ministro irlandese Micheál Martin. Favorevole anche il primo ministro lettone Andris Kulbergs: “Nessun singolo Paese dovrebbe assumere questo ruolo. Abbiamo creato noi le istituzioni, quindi è chiaro. E c’è il sostegno pure dell’Austria. Il cancelliere Christian Stocker minimizza le divisioni: “Non ci sono state critiche a Costa. Si tratta di avere canali aperti e prepararsi negoziare”.
Pierpaolo Arzilla

