Martedì 13 gennaio 2026, ore 21:02

Iran

L’Europa si muove: “Regime a fine corsa”

Internet è ancora spento. Qualcosa funziona con Starlink, la rete internet satellitare SpaceX di Elon Musk, che però subisce non poche interferenze. La novità è che si può telefonare. Secondo fonti britanniche, infatti, sono state effettuate alcune chiamate internazionali. Per la prima volta dopo diversi giorni, gli iraniani possono chiamare i loro parenti all’estero per raccontare cosa sta accadendo. Ma chi è già fuori dall’Iran continua ad avere difficoltà nel contattare i parenti. Molti iraniani residenti in Gran Bretagna, racconta BBC Persian, non trovano la forza in questi giorni per andare al lavoro: troppa tensione a causa della mancanza di informazioni sui loro familiari. Qualcuno ritiene che questo, per l’Iran, è il “momento Muro di Berlino” (Berlin Wall moment) “e il mondo deve capire da che parte sta”. Per il cancelliere tedesco “sono gli ultimi giorni” degli ayatollah. Se “un regime può mantenere il potere solo con la violenza, allora è di fatto alla fine”, ha affermato Friedrich Merz nel corso della sua visita in India. Le capitali europee si cominciano a muovere. Il ministro degli esteri spagnolo ha convocato l'ambasciatore iraniano a Madrid per esprimere “forte ripudio e condanna” della repressione delle proteste. “Gli arresti arbitrari devono cessare”, ha detto Manuel Albares a Radio Catalunya. Il ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul, in missione a Washington per un incontro con il segretario di Stato, Marco Rubio, ha chiesto misure più severe contro Teheran. La Germania proverà infatti a estendere le sanzioni al regime con l'inserimento dell'Iran nelle sanzioni antiterrorismo dell’UE, per cui a Bruxelles è tuttavia richiesta l’unanimità. Su X il ministro degli esteri finlandese, Elina Valtonen, ha fatto sapere che avrebbe convocato l'ambasciatore iraniano: ”Il regime ha bloccato Internet per poter uccidere e opprimere in silenzio. Questo non sarà tollerato”. Teheran spiega il blocco dell'accesso a internet dall'8 gennaio, perché in parallelo con le proteste, legate a rivendicazioni economiche, “sono state avviate operazioni terroristiche”, come affermato dal ministro degli esteri, Abbas Araghchi, ad Al Jazeera. “Il governo stava dialogando con i manifestanti - ha detto - e internet è stato interrotto solo quando ci siamo trovati di fronte a operazioni terroristiche, i cui ordini provenivano dall’estero”. L’accusa dell’Occidente è che invece l’accesso al web sia stato interrotto per nascondere una repressione che secondo le ultime stime, avrebbe causato 12mila morti. È la versione di Iran International, media di opposizione al regime con sede al Londra, che parla del “più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell'8 e 9 gennaio”. Il dato si basa su un'analisi in più fasi di notizie da più fonti, “tra cui una vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale”. Trump, intanto, conferma i dazi del 25 per cento su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli USA, per quei Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. “Tuteleremo i nostri legittimi diritti e interessi, abbiamo sempre creduto che non ci sono vincitori delle guerre tariffarie”, ha risposto la Cina”. 
Pierpaolo Arzilla
 

( 13 gennaio 2026 )

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