L'inverno picchia duro. Come le bombe di Putin. Centinaia di case a Kiev sono ancora senza riscaldamento. La crisi energetica causata dagli attacchi russi pone enormi sfide alla città e alimenta il conflitto politico. Zelensky ha assicurato che entro 24-48 ore il governo troverà una soluzione. L’imperativo è aumentare le importazioni di energia elettrica. I bombardamenti russi si accaniscono sulla rete di approvvigionamento. A Kiev, in questi giorni, le forniture di elettricità, acqua e riscaldamento sono state temporaneamente interrotte, con le temperature che raggiungono anche i meno 10 gradi. La riparazioni alle strutture bombardate proseguono, ma per la maggior parte delle persone, sarà probabilmente l’inverno più duro dall’inizio dell’invasione. Potrebbero verificarsi ulteriori interruzioni di corrente di emergenza, che si aggiungeranno alle chiusure già pianificate. Si prospettano, dunque, settimane particolarmente difficili per la capitale. L'inverno rimarrà rigido. La Russia tenterà di distruggere completamente la rete elettrica, soprattutto a Kiev, almeno fino a marzo, fanno sapere gli analisti militari. L'obiettivo di Mosca, infatti, è tenere gli ucraini al freddo per causare proteste popolari, seminare disordini politici e destabilizzare l’Ucraina. Sono ormai 6mila gli edifici a più piani rimasti senza riscaldamento, in seguito alle centrali termoelettriche della scorsa settimana. Gli aiuti militari, dunque, non sono sufficienti. Ecco perché la risoluzione votata giovedì dalla Camera impegna il governo italiano anche a “valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile”. Roma continuerà a sostenere l'Ucraina, in coordinamento con la Nato, l'Unione europea, i Paesi G7 e gli alleati internazionali, con “un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europео”. Lo “spirito con cui l'Italia ha aiutato l'Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso”, ha affermato il ministro della difesa, Crosetto, nel suo intervento in Aula, in riferimento anche al partito alleato della Lega, che sta mostrando più di un malumore sulla necessità di continuare di fornire armi a Kiev. La Commissione europea, intanto, sarebbe al lavoro su una riforma delle regole per l'allargamento dell'UE che introdurrebbe un'adesione “leggera” ai 27, permettendo all'Ucraina un ingresso accelerato ma senza pieni diritti decisionali. L’indiscrezione arriva dal Financial Times. L’ipotesi di Palazzo Berlaymont, raccontano le fonti che hanno parlato con il quotidiano vicino alla City di Londra, nasce dalla consapevolezza che Zelensky potrebbe accettare concessioni dolorose, in caso di possibile accordo di pace a breve con la Russia solo potendo presentare l'adesione all'UE come contropartita politica. L'ipotesi di un’adesione leggera, avverte però il FT, sta allarmando diverse capitali europee. Il modello a due livelli prevederebbe per Kiev un accesso graduale al mercato unico e ai fondi comunitari, ma senza voto iniziale nei vertici politici. Alcuni Stati membri però temono che la misura indebolisca la coesione dell'UE e penalizzi altri Paesi candidati. E il motivo per cui la guerra potrebbe finire prima del previsto, al netto delle difficoltà della popolazione nell’affrontare l’inverno senza riscaldamento, è quanto riferito dal ministro della difesa ucraino, Mykhailo Fedorov: 200mila soldati ucraini sono assenti senza permesso ufficiale, il che significa che hanno lasciato i loro incarichi senza autorizzazione. Intervenendo al Parlamento ucraino in vista del voto che lo ha confermato come a capo della Difesa, Fedorov ha anche affermato che circa 2 milioni di ucraini sono “ricercati” per aver evitato il servizio militare, riporta la CNN. Quelle sui casi sempre più numerosi di diserzione non sembrano essere più una semplice illazione. La dichiarazione di Fedorov apre ufficialmente il problema e ne rivela la portata: i soldati ucraini non vogliono più combattere. La legge marziale ucraina impedisce a tutti gli uomini di età compresa tra 23 e 60 anni idonei al servizio militare di lasciare il Paese, ma decine di migliaia di loro sono già fuggiti illegalmente.
Pierpaolo Arzilla

