Se non sarà quanto meno ridotto a breve, l’enorme deficit commerciale con Pechino, in gran parte dovuto, secondo Bruxelles, alle sue pratiche sleali, potrebbe aprire un nuovo fronte di tensione dell’UE con il resto del mondo. Per evitare una guerra commerciale con la Cina, il commissario europeo per il commercio, la sicurezza economica, le relazioni interistituzionali e la trasparenza, Maroš Šefčovič, è atteso l’8 e il 9 ottobre a Pechino, invitato dal suo omologo Wang Wentao con l’obiettivo di ottenere “risultati tangibili”. Per l’UE, il deficit commerciale con la Cina ha raggiunto un “punto critico”. Secondo Ursula von der Leyen rappresenta addirittura la vera causa della deindustrializzazione dell’Europa. Lo scenario ideale per l’UE, avvertono gli analisti, sarebbe ottenere da parte della Cina l'impegno a ridurre volontariamente le esportazioni in uno o due settori chiave, come quello dei veicoli ibridi, e a concedere invece un accesso più ampio alle terre rare, le cui esportazioni erano state limitate da Pechino l'anno scorso. Oppure si potrebbe almeno strappare accordi su questione specifiche, se proprio non sarà possibile uns soluzione più generale del problema. In caso di fallimento totale, però, si fa notare, Palazzo Berlaymont, non dovrebbe esitare a utilizzare gli strumenti a sua disposizione per proteggere il proprio mercato interno. Le cancellerie Ue stanno valutando lo strumento commerciale proposto da Emmanuel Macron, che si ispira alla Section 301, un meccanismo statunitense che consente di imporre sovratasse mirate e rapide sui prodotti provenienti da Paesi accusati di pratiche sleali. Persino la Germania, finora attenta a salvaguardare le proprie esportazioni verso la Cina, sembra sostenere l’idea francese. La Commissione dovrebbe presentare proposte in tal senso entro la fine dell’anno. È anche vero, però, che la Commissione avrebbe già a sua disposizione degli strumenti per contrastare la concorrenza sleale. Peccato che manchi che la volontà politica di utilizzarli, si osserva in alcuni think tank bruxellesi. Forse perché si ha paura della rappresaglia dei cinesi, che hanno già messo in guardia i 27, nel caso decideranno di adottare qualsiasi misura protezionistica o unilaterale. “Se l'UE insisterà nell'introdurre restrizioni discriminatorie contro aziende o prodotti cinesi, la Cina reagirà con fermezza per tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle proprie industrie", ha avvertito un portavoce del governo. Parlando alla plenaria di Strasburgo, intanto, von der Leyen ha annunciato una “nuova task force per aggregare la domanda” energetica. Complessivamente, infatti, le importazioni di combustibili fossili sono costate all'Europa 100 miliardi di euro in più dall'inizio della guerra in Iran. ”Stiamo tutti subendo l'impatto degli aumenti dei costi”, ha detto la tedesca, “e la situazione potrebbe aggravarsi con l'avvicinarsi dell’inverno. Dobbiamo quindi agire subito. Per proteggere chi ne ha più bisogno”. Si tratta, ha chiarito, non di un sostegno generalizzato, ma di un aiuto “mirato ed efficace” per aiutare gli Stati membri, fornendo loro “gli strumenti e la flessibilità necessari per reagire alle pressioni immediate”.
Pierpaolo Arzilla

