I Brueghel: non solo una famiglia o un brand, ma una dinastia di pittori che ha dato il via alla pittura moderna sistematizzando i suoi generi e le sue tipologie: dai ritratti alle scene di vita quotidiana, dalle nature morte ai paesaggi. Una dinastia che nel Seicento, a fronte dei grandi cambiamenti epocali (dalla riforma protestante alla nascita di una nuova committenza legata al collezionismo privato, al mondo cittadino e borghese), con il suo marchio è stata in grado di ampliare progressivamente la rappresentabilità all’interno della pittura, guidando il passaggio da una rappresentazione assolutamente simbolica ad una rappresentazione della vita concreta. Da tutto questo nasce il titolo della mostra milanese “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, realizzata dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura a Palazzo Reale dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, con la curatela di Bernard Aikema e Carlotta Striolo, terza tappa di un ciclo di mostre, curate sempre da Bernard Aikema, che si sono poste l’obiettivo di presentare il Rinascimento, non solo come un momento di rinascita dell’interesse verso il mondo classico, ma come un momento cruciale di passaggio e affermazione di una cultura visiva moderna. Gli anni a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento costituiscono infatti un vero e proprio momento chiave di cambiamento paradigmatico nella cultura europea, molto più ampio e geograficamente più internazionale, rispetto alla tradizionale e riduttiva visione con cui siamo soliti definire questo periodo alla luce di un Rinascimento esclusivamente classico e italiano. In questa direzione, e cioè con l’intenzione di mostrare “l’altro volto” del Rinascimento, si è sviluppato a Palazzo Reale un ciclo di mostre inaugurato nel 2017 con Albert Durer (pittore tedesco che dopo essere venuto in Italia, misuratosi con la nostra cultura ne ha fatto qualcosa di diverso), proseguito nel 2022 con Jheronimus Bosch (un fenomeno non solo fiammingo, capace di creare una specie di marchio che ha avuto risonanze europee enormi, costituendo una tappa fondamentale in questo “rinascimento diverso”, più fantasioso e onirico) e che infine si conclude ora, inevitabilmente con i Brueghel. Quello che infatti è stato Bosch per i Paesi Bassi e poi in tutta Europa nella prima metà e negli anni centrali del Cinquecento, la stirpe Brueghel è stata per la seconda metà del Cinquecento e poi per il Seicento in Europa, dando origine ad un vero e proprio fenomeno, un marchio, caratterizzato da un modo di presentare e un modo di scegliere tematiche diverse, che ha risonanza ancora oggi. La mostra, costituita da oltre ottanta capolavori, suddivisi in cinque sezioni, ottenuti in prestito da numerose istituzioni private e pubbliche europee, non segue un ordine cronologico convenzionale, che avrebbe dovuto partire da Pieter il Vecchio e concludersi con l’ultimo esponente della dinastia, ma segue un ordine pressochè tematico in cui si vuole mostrare come certe tematiche si sviluppino organicamente in diverse parti dell’Europa, sull’esempio dei Brueghel, con famiglie di pittori non sempre note, mostrando il fenomeno Brueghel, come un fenomeno non solo fiammingo

