Servono misure “a breve termine”. Perché “l’economia peggiora, ed è urgente agire”, ha detto Draghi ai 27. E la priorità più urgente, secondo l’Italia, è il costo dell’energia. Un problema molto sentito nel centro Europa. Oltre alla Germania, anche Belgio e Repubblica Ceca ritengono fondamentale un mercato unico dell’energia come primo volano di competitività dell’industria UE. “Servono misure immediate per aiutare le nostre imprese, ma per mettere la competitività all’ordine del giorno dei prossimi consigli europei - osserva il premier belga Bart de Wever - bisogna intervenire subito sul costo dell’energia, oltre che sui carichi amministrativi e la protezione del mercato”. Il “ritiro” nel castello di Alden Biesen, è servito soprattuto a formulare le richieste più importanti da porre alla Commissione in vista dei prossimi consigli di marzo e giugno. E la richiesta più immediata è quella sull’energia. Perché la questione dei prezzi non richiede soltanto “dinamiche e risposte nazionali”, fa notare Giorgia Meloni, che in questo senso ha annunciato che alcune misure verranno presentate la prossima settimana in consiglio dei ministri. Il tema, e soprattutto i problemi, aggiunge, sono “anche europei”. Ed è proprio su quei problemi che l’UE si gioca la sua credibilità immediata, perché è il costo dell’energia, spiega il governo italiano, che mette a repentaglio la competitività delle imprese. Palazzo Chigi invita a intervenire su aspetti “tecnici” e invoca una “profonda revisione” dei sistemi ETS (Emission Trading System, il principale strumento UE per ridurre le emissioni di gas serra, che copre oltre il 40 per cento delle emissioni europee, coinvolgendo industrie ad alta intensità energetica, produzione di energia e aviazione) e chiede “un freno alla speculazione finanziaria che c’è attorno al sistema”. Due “anni fa abbiamo organizzato una conferenza sull’industria: cosa è cambiato da allora? Niente. Le nostre imprese hanno perso il 10 per cento delle nostre capacità e noi abbiamo continuato a parlare senza agire”, scandisce il primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis. “La sola cosa che dobbiamo fare - spiega - è rivedere il sistema delle quote ETS”. La commissione, ricorda Babis, “ha detto nel 2020 che il prezzo di ETS 1 dovrebbe essere di 26,50 euro a tonnellata, ma oggi è di 90 euro”. Nello specifico, fa sapere, “le industrie della Repubblica Ceca subiscono perdite a cause di una speculazione che fa sì che l’80 per cento delle quote sono soggette a un ulteriore mercato. E il 63 per cento dei profitti da queste speculazioni vanno a Stati Uniti e Gran Bretagna. E mentre loro ci guadagnano, noi stiamo perdendo le nostre imprese”. Per Praga, insomma, “l’unica soluzione è unificare il mercato dell’energia”. La Francia spinge per “soluzioni concrete entro giugno”, e pazienza se non ci sarà l’unanimità: “Si possono fare cooperazioni rafforzate per andare più rapidamente”, dice Macron. Il Belgio, intanto, si candida alla mediazione per mettere d’accordo Parigi e Berlino sugli strumenti per proteggere il mercato unico. “Noi belgi - assicura De Wever - siamo specializzati nel trovare una compromesso anche quando sembra impossibile”.
Pierpaolo Arzilla

