Sono stati liberati lunedì all’alba i 2 italiani detenuti in Venezuela, Alberto Trentini e Mario Burlò. Trentini, cooperante per la ONG Humanity & Inclusion, è stato arrestato il 15 novembre 2024. Burlò, imprenditore, è stato arrestato anche lui nel novembre 2024. L’annuncio della scarcerazione è stato dato dal ministro degli esteri Tajani. “Sono liberi e sono nella sede dell'ambasciata d'Italia a Caracas - ha detto il ministro - ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez, che il governo italiano apprezza molto”. Da Palazzo Chigi arriva “un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato alla madre di Alberto Trentini per dirle che, “dopo aver condiviso la sofferenza e l'attesa sua e di suo marito, condividiamo tutti la loro felicità”. Trentini, che era arrivato a Caracas il 17 ottobre, è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Ha trascorso 423 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte di Caracas per circostanze mai chiarite. Lo stesso vale per Alberto Burlò, 53 anni, imprenditore e immobiliarista torinese, che ieri mattina ha parlato con la figlia Gianna (“la fine di un incubo”) rassicurandola sulle proprie condizioni. Con la sua Oj Solutions, una società di outsourcing, Burlò si era fatto conoscere nel settore delle sponsorizzazioni sportive. Nel 2020 viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta Fenice sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte. Nel novembre del 2024, alla vigilia del processo in Cassazione, Burlò ha lasciato l'Italia dicendo che voleva esplorare nuove opportunità imprenditoriali all’estero. A febbraio 2025 era già in carcere in Venezuela quando è arrivata la sentenza che lo ha scagionato dalle accusa. Al suo ritorno in Italia dovrà, tuttavia, affrontare altri processi per illeciti di natura societaria e fiscale. “È stato tutto così improvviso, inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l'Italia. Ora posso fumare una sigaretta?”, ha detto Trentini dopo la scarcerazione. “Ci hanno trattato bene”, hanno assicurato i due italiani, “non ci hanno torturato”. Nell'ultimo trasferimento, ha raccontato Trentini, “non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte”.
Pi.Ar.

