Durante un incontro con i dipendenti, Mark Zuckerberg avrebbe ammesso che gli sforzi fatti fin qui non avrebbero portato ai risultati sperati. Anche il lancio di Meta Compute lascia interdetti gli osservatori. Un articolo di Start Mag a firma di Carlo Terzano nota che “l’Ai ha problemi assai noti di allucinazioni e il mondo intero potrebbe avere preso un’allucinazione collettiva per l’Ai. E’ questa la paura malcelata di investitori e analisti di fronte quella che appare come la più gigantesca bolla speculativa dei tempi moderni”. La vicenda della casa automobilistica statunitense Ford, soltanto l’ultima realtà dalle dimensioni considerevoli costretta a ingranare la retromarcia sui licenziamenti perché, alla prova dei fatti, gli algoritmi con cui sperava di risparmiare sulle buste paga non sono ancora in grado di sostituire gli umani, esemplifica il concetto finora respinto con forza dai colossi del settore che anzi rinfocolano lo storytelling di Intelligenze artificiali da arginare perché troppo potenti e dunque pericolose. Ma secondo quanto trapela dall’ultimo town hall di Meta, non tutti sarebbero concordi o comunque non tutti allo stato attuale avrebbero algoritmi geniali in tasca. “Secondo quanto riferito da Reuters, che ha avuto modo di ascoltare le registrazioni di una delle ultime assemblee interne, il fondatore di Menlo Park avrebbe ammesso che lo sviluppo degli agenti AI non starebbe procedendo con la velocità che le ingenti risorse allocate da Zuckerberg avrebbero dovuto garantire. Le sterzate di Meta in merito sono ben note anche perché sono state parecchio criticate: all’inizio dell’anno ha ridotto il proprio organico di circa 8.000 dipendenti, pari a circa il 10% della forza lavoro aziendale (e i tagli sono continuati nelle scorse settimane) riallocando contestualmente 7.000 lavoratori presso team dedicati all’AI, inclusa una divisione specializzata nello sviluppo e nell’integrazione degli agenti. Resosi conto del ritardo nell’apprendimento degli algoritmi, Zuckerberg nell’ultimo periodo ha anche iniziato a tracciare digitalmente il lavoro dei propri dipendenti in carne e ossa così da avere una scorta di dati sufficiente per l’addestramento dell’Intelligenza artificiale. Altra mossa che non è piaciuta ai lavoratori, che si sono sentiti spiati, e che ha avuto ampia eco mediatica”. Nonostante la corsa dissennata, Meta starebbe mancando gli ambiziosi obiettivi che s’era posta (e dunque realtà come Anthropic e OpenAi veleggerebbero ormai lontane). Aggiungiamoci poi l’ammonimento della Commissione Ue contro Meta: “Il design di Instagram e Facebook studiato per creare dipendenza”. La società di Mark Zuckerberg violerebbe il Digital Services Act e rischierebbe una sanzione fino al 6% di fatturato a causa di like, scroll infinito, video che partono in automatico, contenuto sempre nuovo e sempre pronto ad attirare l’attenzione dell’utente. Tempi duri per Meta. Frank Landymore su Futurism racconta di come la forza lavoro di Meta sia nel caos più totale. Ma quest’ultima storia le supera tutte, o forse è proprio la ghianda che le batte tutte. Secondo alcune fonti, qualcuno avrebbe infatti spedito uno scoiattolo vivo a Meta, e questo avrebbe mandato un dipendente in ospedale. Meta è un ambiente di lavoro caotico. E nel pieno caos - come riporta Wired - uno scoiattolo è riuscito ad infiltrarsi all’interno di uno degli edifici dell’azienda a Bangkok, in Thailandia, dopo che qualcuno lo aveva ricevuto per posta. È improbabile che l’animale avesse pianificato di farlo, ma per pura coincidenza è arrivato giusto in tempo per saccheggiare gli snack che i dirigenti avevano promesso di offrire ai dipendenti demoralizzati. Secondo quanto riportato, per venti lunghi e caotici minuti lo scoiattolo ha seminato il panico correndo per l’ufficio prima di essere finalmente catturato. Il bizzarro incidente ha avuto almeno una vittima umana: un impiegato che è stato graffiato a un dito dal roditore mentre cercava di prenderlo. Le gesta del roditore resteranno per sempre nella storia. È già diventato un aneddoto sul posto di lavoro. Mike Isaac, giornalista del New York Times, ha scritto su X che “i dipendenti, prevedibilmente, si stanno ora divertendo un mondo” rievocando l’accaduto. Un dipendente “ha creato un video generato dall’IA che imitava un corso di formazione delle risorse umane sulle migliori pratiche d’ufficio relative agli scoiattoli”, ha detto Isaac. Un altro ha modificato un meme di una famigerata notifica di sicurezza di Facebook in modo che recitasse “Segnalato come sicuro dall’attacco di uno scoiattolo Meta oggi”, sotto l’icona di una bandiera blu. Per i dipendenti demoralizzati di Meta, sconvolti dal fatto che i loro capi sorvegliassero i loro computer per addestrare agenti di IA, per non parlare del licenziamento di migliaia di colleghi, forse l’attacco dello scoiattolo è stato un gradito cambio di ritmo. Non è chiaro chi abbia inviato lo scoiattolo e perché. Un promemoria interno ottenuto da Wired afferma che la consegna è stata accettata da un addetto alle pulizie esterno, il quale, in seguito all’accaduto, è stato richiamato e ha promesso di assicurarsi che “un simile incidente non si ripeta”. Il dipendente che è stato morso dallo scoiattolo è stato invece portato in ospedale per le cure. Non si sa che fine abbia fatto lo scoiattolo, ormai protagonista di meme. “È un piano di coinvolgimento dei dipendenti davvero bizzarro”, commenta ironicamente qualcuno. Meta ha rifiutato di commentare e non si è ancora pronunciata sull’accaduto. L’anno di Meta, finora, non è stata esattamente una passeggiata. Ma questo non ha impedito a una creatura amante delle noci di cercare un po’di gioia. Un po’ di brio deve averlo portato se l’azienda hafinalmente annunciato che inizierà a produrre i propri chip per l’intelligenza artificiale già da settembre, con l’obiettivo di aumentare il controllo sui costi e ridurre la dipendenza dai fornitori esterni di processori avanzati. Allo stesso tempo, alcune indiscrezioni emerse all’inizio di luglio indicano che Meta starebbe valutando la possibilità di commercializzare parte della propria capacità di calcolo inutilizzata. La combinazione di queste due iniziative evidenzia un importante cambiamento nel modo in cui le principali aziende tecnologiche stanno affrontando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La corsa alla costruzione di infrastrutture Ai è tutt’altro che conclusa, ma l’attenzione si sta progressivamente spostando dalla sola dimensione degli investimenti verso l’efficienza e l’utilizzo delle risorse messe in campo. Lo sviluppo di chip proprietari potrebbe ridurre gradualmente, negli anni a venire, la domanda di alcune soluzioni fornite da aziende esterne come Nvidia e Amd. I principali clienti di queste società stanno infatti cercando sempre più di progettare chip specializzati e adattati alle proprie esigenze, un processo che potrebbe modificare alcuni segmenti del mercato dei semiconduttori. Il chip di Ia personalizzato ha il nome in codice “Iris”. Secondo un memo interno visionato da Reuters, Iris fa parte di un progetto più ampio chiamato Meta Training and Inference Accelerators, o Mtia. Meta progetta questi chip internamente e sta collaborando con Broadcom per il design dei chip e con Taiwan Semiconductor Manufacturing per la loro effettiva produzione. L’obiettivo è semplice: ridurre la dipendenza da fornitori esterni di chip. Meta prevede di rilasciare un nuovo chip circa ogni sei mesi fino al 2027, un ritmo molto più rapido del tipico ciclo annuale seguito dalla maggior parte dei produttori di chip.
Raffaella Vitulano

