Forse la lezione più importante delle guerre mondiali è che non bisogna basare la propria strategia su un singolo lancio di dadi, come diceva lo storico militare Holger Herwig. Anche i giocatori d’azzardo esperti sanno che decisioni basate sull’azzardo (come il lancio di dadi) abbiano portato a fallimenti strategici. E’ un principio fondamentale di gestione del rischio e pianificazione strategica, spesso citato nel contesto militare, aziendale e filosofico per sottolineare l’importanza della prudenza, della diversificazione e della pianificazione a lungo termine. Giocando con le vite altrui, Trump sembra un giocatore d’azzardo esperto, confermato dalla proroga di ulteriori due settimane del cessate il fuoco (Libano escluso). La sua ultima trovata è stata quella di inserire, in un discorso altrimenti innocuo, il suggerimento di rinominare lo Stretto di Hormuz, tanto discusso ultimamente, con il suo nome, suggerendo che potrebbe chiamarlo Stretto di Trump dopo che gli Stati Uniti lo avranno sottratto all’Iran. Le due settimane coinciderebbero anche col termine entro cui quattro documenti ufficiali del Dipartimento del Tesoro Usa verificabili sul sito nella sezione Foreign Assets Control autorizzano in silenzio il flusso di petrolio iraniano e quello russo verso Washington, a dispetto delle sanzioni. Un corridoio di cortesia, diciamo così, riservato per proteggere i mercati statunitensi e schiacciare l’Europa sotto il costo di cibo, gas e fertilizzanti. Un rubinetto che lui apre e chiude a suo piacimento grazie ad accordi (la General License 134, la GL 134A, la GL 135 e la GL 131D) firmati a marzo. Quando la finestra si chiuderà, entro il 19 aprile, comincerà il vero shock energetico. Sarà solo allora che Trump ordinerà a truppe di terra di andare a recuperare i 390 kg di uranio arricchito che il Pulitzer Seymour Hersh sono presenti in sotterranei ad Isfahan, i 30 kg a Natanz e i 15 kg a Fordow? Un insider israeliano aggiunge che le Guardie Rivoluzionarie e i falchi del regime “adorerebbero avere truppe americane” sul terreno dentro l’Iran. È una trappola gigantesca”. Secondo questa fonte, un’invasione di terra sarebbe esattamente ciò che Teheran spera: trasformare il conflitto in una guerriglia prolungata e costosa per gli Stati Uniti. Ma Trump sta prendendo decisioni ormai senza consultare Israele. Yair Lapid, l’ex giornalista televisivo, fondatore del partito centrista Yesh Atid, già ministro degli Esteri e primo ministro per alcuni mesi nel 2022, oggi leader dell’opposizione in Israele, lancia un durissimo attacco contro Benjamin Netanyahu dopo il raggiungimento dell’accordo di cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan. In un post su X, Lapid ha definito l’accordo il più grande disastro politico della storia di Israele, affermando che Bibi è il principale artefice di tale fallimento. Come sottolinea il Jerusalem Post, molti in Israele considerano il cessate il fuoco un esito negativo. A guadagnarci sarà Washington, mentre Tel Aviv subisce le sue decisioni. In questa guerra surreale e apparentemente priva di senso e tutt’altro che definita, in cui i rivali si sfidano anche a suon di meme e cartoon come i Simpson contro i Lego, le carte sembrano contro Trump. Al contrario, il conflitto con l’Iran è stato da molti descritto come la “più grande opportunità” durante il vertice di Washington della lobby petrolifera statunitense. Max Blumenthal, caporedattore di The Grayzone e giornalista pluripremiato, scrive che i pezzi grossi dell’industria petrolifera erano meno entusiasti della politica di Trump nei confronti del Venezuela. Dal palco del teatro Anthem di Washington DC, Bob McNally, consulente di lungo corso del Rapidan Energy Group, non riusciva a contenere l’entusiasmo per la prospettiva di rovesciare la Repubblica islamica dell’Iran, che “rappresenta la promessa più grande, pur essendo il rischio maggiore, ma anche la più grande opportunità. Secondo McNally, che in passato ha consigliato il presidente George W. Bush in materia di politica energetica, una guerra statunitense per il cambio di regime in Iran sarebbe stata “un giorno terribile per Mosca, giorno meraviglioso per gli iraniani, gli Stati Uniti, l’industria petrolifera e la pace mondiale”. Gli operatori del settore petrolifero hanno espresso preoccupazione per il rischio di alienarsi i partner internazionali dirottando le operazioni verso il Venezuela o alimentando una concorrenza che potrebbe privarli di introiti. “Vola come una farfalla, pungi come un’ape” è una celebre frase del pugile Muhammad Ali che descrive uno stile di combattimento basato su agilità e rapidità. Significa muoversi con leggerezza (farfalla) per poi colpire con precisione e forza (ape) al momento opportuno. A volte questo non accade però. Ecco perché Citadel Securities prevede che i mercati saranno costretti ad affrontare le implicazioni per la crescita derivanti da una guerra prolungata. Ma anche questo, probabilmente, è pianificato. Chi controlla la narrazione controlla il mondo. E’ quello che convince che l’acqua è asciutta quando l’acqua è bagnata. In questo caso “Water is dry” vincerà, perché è sul libro paga del complesso militare industriale (Mic). Applichiamolo ad altre fasi, come quando Gates ad esempio ha ammesso che il cambiamento climatico era una bufala. Proprio come hanno fatto con il Covid, confondendo tra mascherine efficaci o inefficaci e vaccini prevengono o non prevengono. E’ il momento di un’altra crisi, come ben teorizzava Mario Monti per far fare passi avanti a cambiamenti poco amati dai cittadini. Insomma, Big AI ha bisogno di una crisi per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. Pensavamo che sarebbe arrivata un’altra pandemia pianificata o una guerra, ma pensavamo che sarebbe arrivata dall’Ucraina. Invece i burattinai hanno trovato una guerra più credibile. Ci sono elementi negli Stati Uniti che vogliono la continuazione dell’egemonia attraverso il controllo del petrolio. Ci sono elementi che vogliono il Grande Israele e l’Iran si sta preparando da decenni all’aggressione. Non è una messa in scena. È manipolazione attraverso una nuova forma di controllo, come nella migliore finestra di Overton; un modello, articolato in più tappe, per spiegare come si passa da idee inaccettabili, a idee legittime e legali. La teoria di ingegneria sociale, nota poi come The Overton Window, schematizza i vari processi di persuasione e manipolazione delle masse necessari a raggiungere la piena accettazione di un’idea inizialmente considerata assurda. Come leggere altrimenti il nuovo decalogo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), che individua dieci “misure sul lato della domanda” in grado di “attenuare l’impatto economico della guerra in Medio Oriente”? Il documento, intitolato “Proteggersi dagli shock petroliferi”, sembra una pagina tratta direttamente dal manuale del Great Reset. Nel dettaglio, le raccomandazioni sono: lavorare da casa quando possibile; ridurre i limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 km/h; incentivare il trasporto pubblico; accesso alternativo delle auto private alle strade delle grandi città in giorni diversi; incrementare la condivisione dell’auto e adottare pratiche di guida efficienti; guida efficiente per veicoli commerciali su strada e consegna merci; deviare l’utilizzo del Gpl dal settore dei trasporti; evitare i viaggi aerei quando esistono alternative; soluzioni di cottura moderne; sfruttare la flessibilità nell’utilizzo delle materie prime petrolchimiche e implementare misure di efficienza e manutenzione a breve termine. Non meravigliatevi se molte di queste cose vi suonano familiari; l’obiettivo è sempre quello, lo stesso del covid-19: il controllo. Nessuna di queste rappresenta una politica nuova o un’idea originale; si tratta di soluzioni già proposte per problemi completamente diversi. La sezione supplementare – “Sostegno mirato ai consumatori” – suggerisce di erogare sussidi aggiuntivi alle famiglie a basso reddito per coprire le bollette energetiche (una sorta di proto-reddito di base universale), nonché di incentivare la diffusione dei veicoli elettrici e la sostituzione dei vecchi impianti di riscaldamento con pompe di calore. Ancora una volta, ci viene chiesto di credere che, per puro caso, ciò che dobbiamo fare sia ciò che tutti i governi della Terra hanno sempre voluto fare. È davvero sconvolgente la frequenza con cui accade.
Raffaella Vitulano

