La Pomerania della discordia. La CDU si prende una bella suonata. Per la prima volta dal 1949, i cristiano democratici non hanno superato la soglia del 5 per cento alle elezioni regionali. Dopo lo spoglio di tutte le schede, infatti, il partito, con il suo candidato di punta Daniel Peters, ha ottenuto solo il 4,9 percento dei voti nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, mancando di poco l'ingresso nel parlamento regionale di Schwerin. Una debacle storica, dunque. Che però non convincerà Freidrich Merz a farsi da parte. Anche perché la coalizione ci ha dormito sopra e ieri mattina ha tranquillizzato, si fa per dire, tutti: si va avanti con il cancelliere. Per Catarina Dos Santos-Wintz, capogruppo parlamentare dell'alleanza CDU/CSU, la causa della disfatta è riconducile giusto a un problema di comunicazione. Intervenendo al notiziario mattutino dell'ARD, ha affermato di “comprendere benissimo la frustrazione provata dall'opinione pubblica”, a causa delle misure di austerità approvate o proposte dal governo. “Ma se le persone non sanno esattamente qual è lo scopo di tutto ciò, allora è molto difficile ottenere il loro consenso”, ha spiegato. Dos Santos-Wintz conferma, dunque, il suo sostegno alla riforma del welfare, poché “i nostri sistemi di sicurezza sociale sono praticamente al collasso”. Friedrich Merz , quindi, “ha la nostra fiducia”, anche se appare scontato che CDU/CSU non lo ricandideranno. Resta da capire se rimarrà cancelliere fino alle prossime elezioni federali. Per il capogruppo parlamentare dell'SPD, Matthias Miersch, le riforme “significano principalmente tagli”, e come tali “non sono ancora stati dimostrati i cambiamenti positivi ad esse associate, ad esempio in materia di pensioni o sanità”. I social democratici invocano “un compromesso praticabile” per evitare il peggio. Serve una “correzione di rotta”, ha chiesto il vicepresidente dell'SPD, Anke Rehlinger perché “continuare semplicemente come prima non è un’opzione”. A complicare la vita del governo federale ci pensa IG Metall, che ieri ha organizzato una giornata di protesta nazionale in 200 località della Germania, con assemblee aziendali interne, pause pranzo attive, marce e manifestazioni pubbliche, che hanno coinvolto circa 100mila persone. Il sindacato parla di “attacco senza precedenti ai lavoratori dell'industria automobilistica”. In vista delle prossime trattative salariali, IG Metall chiede, tra le altre cose, investimenti nelle sedi aziendali e il rispetto della settimana lavorativa di 35 ore, costi energetici più bassi e meno burocrazia. Se AfD vice in Pomerania, la sinistra si prende Berlino. E conferma il suo programma. La candidata di punta di Linke, Elif Eralp, ribadisce che non scenderà a compromessi sulla questione dell'espropriazione delle grandi società immobiliari. Per gli imprenditori locali è allarme, ovviamente rosso. “Berlino non può permettersi esperimenti dagli esiti incerti che paralizzerebbero la politica per lungo tempo”, ha reagito Alexander Schirp, direttore generale dell'Associazione delle associazioni imprenditoriali di Berlino e del Brandeburgo, “e questo vale in particolare per i piani di nazionalizzazione delle grandi società immobiliari”.
Pierpaolo Arzilla

