Sabato 4 luglio 2026, ore 20:16

Spagna

Oltre 1 milione le domande di regolarizzazione

Da metà aprile al 30 giugno, le domande di regolarizzazione presentate in Spagna sono state quasi 1,2 milioni. Nello specifico. In questi 2 mesi e mezzo, sono arrivate 1 milione 174mila 978 richieste, di cui oltre 600mila sono state già ritenute ammissibili, secondo i dati diffusi dal segretario di Stato per la migrazione, Pilar Cancela. Il 67 per cento dei richiedenti provengono dall'America Latina e quasi un quarto dall'Africa (22,9%), con un profilo medio relativamente giovane (8 su 10 hanno meno di 45 anni) e una maggioranza di richiedenti di sesso maschile (57 per cento). La Colombia è il Paese di origine più rappresentato (25,9 per cento), seguita da Marocco (13,3), Venezuela (11,8) e Perù (8,8). Le autorità hanno 3 mesi di tempo per esaminare le domande e rilasciare un permesso di soggiorno e di lavoro valido solo in Spagna. Il piano di regolarizzazione, dunque, messo in atto a metà aprile, avanza, in piena controtendenza con posizioni più rigide di altri Stati Membri UE. Secondo la legge, gli interessati devono dimostrare di risiedere in Spagna da almeno 5 mesi al 1 gennaio scorso, e di non avere precedenti penali. Favorevole a una migrazione “legale, sicura e ordinata”, l’approccio pragmatico del governo Sanchez è stato pubblicamente elogiato dal presidente della principale associazione degli imprenditori spagnoli (CEOE), in un contesto caratterizzato da difficoltà di reclutamento in alcuni settori. Ma per Partido popular si tratta di un’invasione di 7-8 milioni di persone in 7 anni “che nessun Paese può sopportare dal punto di vista sociale, del benessere e culturale”, e che porterà “al collasso” lo stato sociale spagnolo, come affermato dal presidente, Alberto Núñez Feijóo. “Un Paese non può aumentare il proprio numero di elettori di 2,5 milioni di persone in un anno e mezzo”, afferma il capo del PP, in riferimento alle richieste di cittadinanza presentate in base alla cosiddetta “legge sui nipoti”. Si tratta di una disposizione inclusa nella legge sulla Memoria democratica, e fu concepita come un modo per rendere giustizia e onore agli esuli della Spagna del ventesimo secolo attraverso i loro figli e nipoti. Con la seconda legge sulla Memoria democratica, i criteri per ottenere la cittadinanza sono stati ampliati. La procedura, inoltre, è diventata più flessibile per la prova dell'esilio politico, poiché non è sempre possibile dimostrare di essere una persona perseguitata politicamente, soprattutto se si vive sotto una dittatura. Ci sono casi persino di pronipoti che hanno ottenuto la cittadinanza spagnola perché i loro parenti sono andati in esilio all'estero e loro sono appunto nati fuori dal territorio spagnolo. Il sindacato, da par suo, sottolinea la crescita dell'occupazione tra i lavoratori stranieri, con un aumento delle immatricolazioni di lavoratori stranieri dell’11,3 per cento su base annua, pari a 350mila nuovi iscritti, evidenzia la CCOO. Un dato che rappresenta il 58 per cento dei posti di lavoro creati in Spagna negli ultimi 12 mesi. Un incremento, fanno notare le Comisiones Obreras, strettamente legato al “processo straordinario di regolarizzazione, che sta integrando l'occupazione nell'economia formale e garantendo diritti lavorativi e tutele sociali a migliaia di lavoratori”. I migranti, rileva Loli García, segretaria per la formazione e l’occupazione, “contribuiscono in modo cruciale alla crescita dell'occupazione e all’economia” spagnola. “Regolarizzare il loro status significa riconoscere i loro diritti, combattere l'economia sommersa e porre fine a situazioni di sfruttamento del lavoro che non dovrebbero mai trovare spazio in una società democratica”. A differenza “di chi si appella a una falsa priorità nazionale - aggiunge - difendiamo una società basata sull’uguaglianza dei diritti e sul lavoro dignitoso: nessuno dovrebbe essere costretto a lavorare nel mercato informale o privato della tutela garantita dalle nostre leggi”. Il sindacato mette, però, in guardia dalla tentazione dell’autocompiacimento. La Spagna, dice Garcia, non può rassegnarsi a mantenere tassi di disoccupazione a due cifre, ma deve continuare creare le condizioni per la piena occupazione e, soprattutto, verso un'occupazione di qualità, “con salari migliori, orari di lavoro più brevi, normative più solide per il lavoro a tempo parziale, una politica industriale efficace e una distribuzione più equa degli utili aziendali”.
Pierpaolo Arzilla
 

( 3 luglio 2026 )

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