Il clima è cambiato. Soprattutto alla Casa Bianca. Donald Trump ha annullato una delle più importanti normative sulla protezione climatica negli Stati Uniti, dichiarando invalida la cosiddetta valutazione del rischio. La norma, nota come Endangerment finding, era stata emanata nel 2009, durante il primo mandato di Barack Obama, e considerava i gas serra una minaccia per la salute pubblica. Trump ha definito la sua decisione “la più grande misura di deregolamentazione” nella storia degli Stati Uniti, che vanifica così delle normative sul clima che il tycoon considera “catastrofiche”. Ora, ha scritto Obama su X, commentando la decisione di Trump, ”saremo meno sicuri, meno sani e meno capaci di combattere il cambiamento climatico, e tutto questo solo per far sì che l'industria dei combustibili fossili possa fare ancora più soldi”. L'amministrazione Trump, ha rincarato l’ex vice presidente USA, Al Gore, “sta ancora una volta cercando di negare la scienza e la realtà”, con una mossa che è “un insulto alle persone in tutto il Paese che stanno già affrontando le conseguenze devastanti degli eventi meteorologici estremi legati al clima”. Trump ha rilanciato, affermando che la normativa dell’EPA (US Environmental Protection Agency) ha “danneggiato gravemente l'industria automobilistica americana e aumentato enormemente i prezzi per gli americani”, ribadendo che la protezione del clima è “la più grande bufala” della storia. Il provvedimento rilancia il settore dei combustibili fossili e potrebbe contribuire a impedire la chiusura delle vecchie centrali elettriche a carbone negli Stati Uniti. In questo senso, la senatrice repubblicana Shelley Moore Capito, rappresentante dello stato carbonifero della Virginia Occidentale, parla di “iniziativa rivoluzionaria”, e spera che possa portare a una riduzione dei prezzi dei veicoli a benzina. Gli Stati Uniti sono tra i maggiori emettitori di gas serra al mondo. Le emissioni pro capite sono state in media di 14 tonnellate nel 2024, una cifra significativamente superiore a quella della Cina (8,7 tonnellate) e della Germania (6,8 tonnellate). Da quando Trump è entrato in carica, il governo degli Stati Uniti ha drasticamente ridotto i finanziamenti per la protezione del clima e la ricerca. A gennaio, gli Stati Uniti si sono anche ritirati ufficialmente dall'Accordo di Parigi del 2015. La decisione di Trump avrà conseguenze immediate, almeno a livello legale. A muoversi, naturalmente, sono diverse organizzazioni ambientaliste, come Natural Resources Defense Council (NRDC) ed Earthjustice. “Li porteremo in tribunale e vinceremo", assicura il presidente dell'NRDC, Manish Bapna, che considera lo strappo di Trump come “il più grande attacco della storia agli sforzi del governo per combattere la crisi climatica”. Senza misure di protezione, sostiene Bapna, “il cambiamento climatico peggiorerà, il che si tradurrà in maggiore inquinamento atmosferico, maggiori problemi di salute, costi energetici più elevati e tempeste più estreme”. La battaglia legale è appena agli inizi, e secondo gli esperti durerà anni. Anche l’attuale governatore della California, Gavin Newsom, ha deciso di mettere tutto in mano gli avvocati e di avviare in parallelo a quella legale una lotta politica non da poco, visto che è considerato un possibile candidato democratico per le prossime elezioni presidenziali del 2028. I toni della reazione alla decisione di Trump, infatti, sanno già di campagna elettorale: “È un tradimento del popolo americano e consolida la reputazione del partito repubblicano come partito pro-inquinamento”. I democratici accusano a Trump di spendere centinaia di milioni di dollari di denaro pubblico per sovvenzionare il carbone, costringere gli operatori a mantenere in funzione le vecchie centrali a carbone, anche quando dovrebbero essere chiuse, e di allentare le normative per la sicurezza e la salute dei minatori di carbone. Da una prospettiva economica, affermano i democratici, la posizione Trump è assurda, poiché attualmente solo circa 40mila persone lavorano negli USA all'estrazione del carbone. Numero che proprio in questo primo anno del suo mandato è ulteriormente diminuito di 1000 unità. Trump, affermano, sta quindi svantaggiando le energie rinnovabili per farne aumentare i prezzi. Come? Introducendo dazi sui componenti dei pannelli solari, eliminando la maggior parte delle agevolazioni fiscali per le energie rinnovabili e revocando i permessi di costruzione per parchi eolici e solari.
Pierpaolo Arzilla

