Mercoledì 9 settembre 2026, ore 3:34

Medio Oriente

Piano biennale contro D-Day: l’Iran ha già le contromosse

Non esiste piano B. L’Iran aveva già previsto tutto. Mosse e contromosse. Almeno a sentire il ministro dell’economia Ali Madanizadeh, che già annuncia “un’altra sconfitta” per gli Stati Uniti. Il D-Day economico di Donald Trump non funzionerà, assicura la diplomazia di Teheran. Che risponderà colpo su colpo alle sanzioni di Washington. La repubblica islamica ha già pronte le contromosse, che sono economiche e militari. Ali Madanizadeh parla di “piano biennale” per contrastare la guerra economica dichiarata dalla Casa Bianca. “Hanno fatto tutto il possibile per mettere alla prova la determinazione del popolo iraniano e dei funzionari del Paese, ma hanno fallito ogni volta. Sembra che desiderino subire un'altra sconfitta", ha dichiarato il ministro alla televisione di Stato. "Aspettavamo questi piani da tempo - ha aggiunto - e il governo è, ed era, pronto, e ha un piano biennale per gestire questi eventi”. L’Iran, dunque, come ribadisce il ministro dell'economia Ali Madani Zadeh, è “pienamente preparato” alle sanzioni americane. “I nemici vogliono lanciare un attacco terroristico economico contro di noi, ma anche noi abbiamo i nostri mezzi e sappiamo come giocare questa partita”, assicura. Il D-Day economico, rincara Sardar Mohebi, portavoce delle guardie rivoluzionarie, è la prova provata della sconfitta USA sul campo di battaglia, ed equivale a una “tacita ammissione” di fallimento in ambito militare. "Se avessero vinto sul piano militare - fa notare Mohebi - non avrebbero avuto bisogno di iniziare una guerra economica”, riporta Al Jazeera. E che come tale richiede, dunque, contromosse economiche e, come si accennava, anche militari. La conferma arriva dal presidente della camera di commercio e industria Iran-Cina, Majidreza Hariri. “Ciò che Trump ha detto chiarisce che è entrato in una guerra economica con noi e la considera una nuova fase di guerre militari e di sicurezza”, ha scritto su X. “Con questo stesso ragionamento - rileva Hariri - tutti gli obiettivi economici dell'America e i suoi partner in tutto il mondo, e soprattutto nella regione, sono considerati obiettivi militari del nemico e sono bersaglio di attacchi!”. Mohsen Rezaei, ex capo delle guardie rivoluzionarie e segretario del consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha già minacciato di bloccare le esportazioni di petrolio. “Se la guerra economica continua - assicura - non verrà esportata una sola goccia di petrolio, né attraverso lo Stretto di Hormuz né da nessun altro punto del Golfo”. Teheran minaccia ritorsioni contro qualsiasi Paese vicino che partecipi agli sforzi statunitensi per strangolare la sua economia. Qualsiasi intensificazione degli attacchi iraniani contro impianti petroliferi o del gas potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dell'energia, si fa notare, infliggendo danni politici all'amministrazione Trump e risultando più difficile da contrastare rispetto agli attacchi al trasporto marittimo. Prendere di mira le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione dell'acqua in una regione calda e arida, infatti, rappresenterebbe anche un grave rischio per le monarchie del Golfo allineate con gli Stati Uniti, che fungono da importanti centri finanziari per l'economia globale.
Pierpaolo Arzilla
 

( 25 agosto 2026 )

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