Lunedì 2 novembre 2026, ore 20:56

Usa

Pressioni sull’Iran e sulla Nato Trump già proiettato al dopo voto

La strategia d’uscita è già pronta. E sarà orientata tutta sulla politica estera, cioè in quell’ambito in cui la libertà d’azione del presidente è maggiore, a prescindere dai numeri del Congresso. A Bruxelles lo sanno, e temono che dall’Atlantico arrivino nuovi sussulti alla tenuta dell’alleanza. La Nato, fanno sapere indiscrezioni raccolte da Politico, teme che Donald Trump rafforzi le pressioni ai 32 in caso di sconfitta alle elezioni di metà mandato, avviando cioè il ritiro di migliaia di soldati dall'Europa o con il taglio di finanziamenti. Ma c’è la guerra in Iran che torna prepotentemente alla ribalta, con nuove minacce di raid, a partire già dal 3 novembre, tanto per deviare l’attenzione mediatica da una probabile sconfitta. Trump ha detto che gli Stati Uniti porranno presto fine al conflitto con Teheran, “in un modo o nell’altro”. Secondo il tycoon gli USA hanno “ottenuto una vittoria tale che chiuderemo la questione molto presto”. O “arriveranno a un accordo, oppure porremo noi fine a tutto. Il lavoro che abbiamo svolto è straordinario”. L’unico motivo “per cui non ho ancora chiuso i conti con l’Iran è che voglio essere gentile. Ma, a un certo punto, dovremo assestare loro un colpo da ko”, ha detto il presidente in un comizio nell’Ohio. Secondo Trump restano “uno o due siti” da colpire, tra cui il monte Kolang, soprannominato Pickaxe Mountain (la montagna del piccone), a circa 200 chilometri a sud di Teheran, vicino al complesso nucleare di Natanz. “Possiamo farlo in 10 minuti”, ha assicurato. Nel fine settimana c’è stato anche un colloquio telefonico con Benjamin Netanyahu proprio sull’Iran, definito “molto positivo”, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. In Israele temono che l’attuale premier, uscito senza maggioranza assoluta dalle elezioni di martedì scorso, possa essere intenzionato a tornare ad attaccare l'Iran per risollevare la propria posizione politica. Il capo della diplomazia iraniana, intanto, ha reso noto che sono in corso consultazioni con i mediatori per tentare di scongiurare un ritorno a una guerra totale. L'esito dipenderà dalle risposte che gli Stati Uniti forniranno alle “questioni poste dall’Iran". In un'intervista diffusa sul suo canale Telegram, Abbas Araghchi ha espresso la speranza che gli USA scelgano “la diplomazia anziché altre vie”, aggiungendo che l'Iran è pronto sia alla difesa che al dialogo, a seconda della “razionalità” dimostrata da Washington. Sabato, Araghchi aveva riferito che i negoziatori iraniani si trovano in Qatar per discutere una proposta che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz entro 2 giorni, a condizione che gli Stati Uniti soddisfino determinati requisiti, precisando che non sono in corso colloqui diretti con gli Stati Uniti, riporta la CBS. Secondo quanto riferito da un funzionario all'agenzia di stampa Reuters, domenica i negoziatori iraniani erano a Doha per colloqui con i mediatori del Qatar, nel tentativo di trovare un accordo. In un’intervista con Miranda Devine, di cui Fox News ha diffuso un estratto su X, Trump ha avvertito che potrebbe diventare “Mister Veto” qualora i democratici ottenessero la maggioranza al Congresso, spiegando che si opporrà ai provvedimenti approvati dai democratici, per poi negoziare eventuali compromessi.
Pi.Ar.

( 2 novembre 2026 )

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