Venerdì 13 marzo 2026, ore 20:49

Guerra in Iran

Rischio petrolio a 150 dollari se Usa e Israele attaccano Kharg

Nottataccia. Il mercato petrolifero non si è fidato delle decisioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) di sbloccare 400 milioni di barili di greggio, con il rilascio coordinato delle scorte dei suoi Paesi membri, e ha continuato nelle prime ore di giovedì a offrire oro nero a prezzi anche superiori a 100 dollari. La mossa dell’AIE, come rilevato dal presidente francese Macron, corrisponde più o meno a 20 giorni di volumi esportati attraverso lo Stretto di Hormuz. Una decisione tampone, come tale non risolutiva, non fosse altro perché un ulteriore intervento appare difficile. I membri dell’AIE, infatti, hanno circa 1,2 miliardi di barili in scorta, più altri 600 milioni in scorte commerciali obbligatorie. La cruda verità è che a poche ore dal via libera alle scorte, il mercato sembra essersi “fidato” più dell’Iran che del G7, e delle minacce di ritorsione del regime di colpire obiettivi energetici strategici nella regione e blindare Hormuz per far salire il prezzo del barile a 200 dollari. Proprio a causa del blocco dello Stretto, fa sapere la stessa AIE, i Paesi del Golfo stanno riducendo la loro produzione di petrolio di almeno 10 milioni di barili al giorno. Si tratta della “più significativa interruzione” dell'approvvigionamento petrolifero della storia. La produzione di greggio, dice l’Agenzia, “è attualmente ridotta di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni relativi ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati”. La situazione, ovviamente, è destinata a peggiorare, soprattutto se USA e Israele se attaccheranno una qualsiasi delle isole iraniane nel Golfo. In quel caso, assicura il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, quel tipo di aggressione “infrangerà ogni moderazione e faremo scorrere il sangue degli invasori nel Golfo Persico”. Il riferimento, riporta la CBS, citando Axios, è alla possibile presa dell’isola di Kharg, a 30 miglia dalla costa iraniana, dal cui porto transita il 90 per cento delle esportazioni di petrolio iraniano. Si tratta, quindi, dell'obiettivo economico più sensibile del Paese, rimasto comunque intatto dall’avvio dei bombardamenti di USA e Israele. In un momento di forte volatilità dei prezzi del petrolio, un attacco al porto di Kharg, causerebbe un’ulteriore impennata, poiché equivarrebbe a bloccare l'intera esportazione giornaliera di greggio dell’Iran, secondo gli analisti. “Potremmo vedere il prezzo del petrolio di 120 dollari al barile, visto lunedì, salire a 150 dollari se Kharg venisse attaccata”, ha affermato al Guardian Neil Quilliam, del think tank Chatham House, che ritiene l’isola “troppo vitale per i mercati energetici globali”. Secondo la Reuters l’Iran è pronto a consentire alle petroliere battenti bandiera indiana di attraversare Hormuz. L’India, terzo importatore di greggio al mondo, riceve circa il 40 per cento delle sue importazioni di petrolio dal Medio Oriente e dallo Stretto. Tuttavia, una fonte iraniana con sede all'estero ha riferito all’agenzia che non esiste un accordo di questo tipo per un passaggio sicuro tra Iran e India. La prima settimana di guerra, riporta il New York Times, citando fonti del Congresso e del Pentagono, è costata agli USA oltre 11,3 miliardi di dollari.
Pierpaolo Arzilla
 

( 12 marzo 2026 )

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