Venerdì 13 marzo 2026, ore 21:42

Energia

Sospese le sanzioni Usa all'acquisto di petrolio russo

In questa storia, “per ora, c'è un solo vincitore: la Russia: ottiene nuove risorse per finanziare la sua guerra contro l'Ucraina grazie all'aumento dei prezzi dell’energia”. Il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, era stato molto chiaro martedì scorso nel suo intervento alla conferenza degli ambasciatori UE. La Russia, aveva continuato l’ex primo ministro portoghese “trae profitto dal dirottamento di capacità militari che altrimenti avrebbero potuto essere inviate a sostegno dell’Ucraina; e beneficia della minore attenzione rivolta al fronte ucraino, poiché il conflitto in Medio Oriente occupa la scena principale”. E la occupa al punto tale da dover obbligare gli Stati Uniti ad allentare le sanzioni economiche contro Mosca. Per rispondere alla reazione iraniana, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz aprendo, di fatto, la crisi del petrolio, e “mantenere bassi i prezzi”, Washington ha dato il via libera all’acquisto di petrolio russo, sospendendo temporaneamente il blocco dei provvedimenti punitivi legati alla guerra in Ucraina. Per “ampliare la portata globale delle forniture esistenti, ha scritto su X il segretario Usa al tesoro, Scott Bessent, l’amministrazione Trump, “concede un'autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare”. Una misura “mirata e a breve termine”, che “si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà un significativo vantaggio finanziario al governo russo, le cui entrate energetiche provengono principalmente dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”. Nello specifico, gli USA hanno revocato le sanzioni sulla vendita e la consegna di petrolio e prodotti petroliferi russi caricati su navi prima dell’una del mattino del 12 marzo, fino all’una del 11 aprile (le 7 del mattino a Mosca). L’allentamento delle sanzioni petrolifere statunitensi interesserà circa 100 milioni di barili di petrolio russo, fa sapere Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Putin per gli investimenti e la cooperazione economica con i Paesi stranieri e amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), tramite Max Messenger. Gli Stati Uniti, rileva Dmitriev, hanno di fatto riconosciuto che il mercato globale non può rimanere stabile senza il petrolio russo, riporta l’agenzia Tass. Gli USA, fa notare Mosca, hanno annunciato non solo l'allentamento delle restrizioni sull'acquisto di petrolio russo da parte dell'India, ma anche la revoca delle restrizioni su circa 100 milioni di barili di petrolio russo in transito. Nel contesto della crescente crisi energetica, secondo il Cremlino, un ulteriore allentamento delle restrizioni sulle forniture energetiche russe appare sempre più inevitabile, “nonostante la resistenza di alcune frange della burocrazia dell’UE”. Bruxelles ha reagito ancora con Antonio Costa, che su X ha definito la decisione USA “molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea”. Aumentare la pressione economica sulla Russia invece, sostiene, “è fondamentale affinché accetti di avviare negoziati seri per una pace giusta e duratura. L'indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina”. La sostanza di questa storia, come ha ufficializzato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è che, “al momento, gli interessi di Russia e Stati Uniti nella stabilizzazione dei mercati energetici globali coincidono”. L’allentamento delle sanzioni viene considerato da Mosca “un tentativo di stabilizzare i mercati energetici”, che rende così evidente la convergenza tra Cremlino e Casa Bianca. Che nasce, però, anche dalla clamorosa sottovalutazione americana delle conseguenze dell’attacco di USA e Israele all’Iran sullo Stretto di Hormuz. Lo hanno riferito fonti anonime alla CNN. “Potrebbero volerci diverse settimane prima che gli sforzi dell'amministrazione per mitigare le ripercussioni economiche sempre più gravi diano i loro frutti”. Secondo un ex funzionario americano, interpellato dal canale televisivo, che si è definito “sbalordito” da tanto pressappochismo, “prevenire uno scenario del genere, per quanto impossibile possa essere sembrato a lungo, è stato per decenni un principio fondamentale della politica di sicurezza nazionale americana”. Per correre ai ripari, Bessent lancia l’idea di una “coalizione internazionale” che insieme alla Marina americana “sarà in grado di scortare le navi nello Stretto di Hormuz”.

Pierpaolo Arzilla

( 13 marzo 2026 )

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