Un passo indietro per due. Perché oltre alle dimissioni di Starmer, c’è anche una non breve dichiarazione con cui Wes Streeting, l’ex ministro che ha aperto ufficialmente la fronda contro l’ormai ex premier dopo la batosta alle amministrative, si sfila dalla contesa e dà il via libera Andy Burnham alla guida del partito laburista. A 10 anni esatti dal referendum del 23 giugno 2016, che sancì la Brexit, avvenuta poi ufficialmente il 31 gennaio 2020, la Gran Bretagna resta un Paese ad altissima instabilità politica. Da Theresa May in poi, nessun primo ministro è andato oltre i 3 anni di mandato. Keir Starmer sarebbe arrivato a 24 mesi esatti di servizio, al numero 10, il 5 luglio prossimo. Ma il suo partito, come ha ammesso nel suo breve intervento davanti al portone di Downing Street, si è chiesto in questi giorni se sia lui il più adatto a guidarlo alle prossime elezioni generali. E ha detto di aver “ascoltato la risposta” di averla accettata “con serenità”, perché ogni decisione è dettata dal “mettere al primo posto il Paese che amo”. Da qui l’annuncio alle 10.38 davanti al numero 10: “Mi dimetterò da leader del partito laburista”. E pensare che ancora venerdì scorso, dopo la vittoria di Burnham alle suppletive di Makerfield, Starmer aveva assicurato di non volersi tirare indietro e di partecipare alla contesa per la guida del partito. Nelle successive 72 ore, però, deve aver maturato l’idea che sarebbe stato meglio passare la mano velocemente, piuttosto che esporre la Gran Bretagna allo spettacolo tutt’altro che identificante di un partito lacerato, alla disperata ricerca di un capo credibile e quindi anche di un premier affidabile. Il fine settimana ha portato consiglio, complice soprattutto le pressioni finali dei suoi stessi collaboratori nel governo e nel partito. Starmer ha dichiarato che chiederà al comitato esecutivo del partito laburista di aprire le candidature per il nuovo leader il 9 luglio. La procedura si concluderà “entro la pausa estiva”, cioè una settimana dopo, il 16 luglio. In caso di competizione, ciò garantirà la presenza di un nuovo leader entro la ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, il 1 settembre. Se non ci saranno altri candidati oltre a Burnham, l’ex sindaco della Greater Manchester potrebbe diventare leader del partito già dopo la chiusura delle candidature. Fino a quando non verrà presa una decisione in merito, Starmer rimarrà a Downing Street. “Keir ha reso un servizio immenso al nostro Paese e voglio ringraziarlo per la sua leadership e dedizione durante un periodo così difficile”, ha scritto Burnham sui suoi social. “La sua decisione segna l'inizio di una transizione ed è importante che questo processo si svolga in modo ordinato e responsabile. Mi candiderò come parte di questo processo”. La Gran Bretagna, ha affermato, “aspetta stabilità, serietà e una continua attenzione alle questioni più importanti”. Le priorità di Burnham “per riportare il Paese dove tutti desideriamo che sia”, sono “crescita economica, costo della vita, servizi pubblici, alloggi e opportunità per la prossima generazione”. Il cambiamento politico “non dovrebbe mai distogliere l'attenzione dalla responsabilità di migliorare la vita delle persone”.
Pierpaolo Arzilla

