Identità digitale, crediti sociali, controllo degli spostamenti, città dei 15 minuti, censura algoritmica, sorveglianza biometrica, moneta digitale, salute globale, educazione standardizzata. Puntano tutti alla moneta programmabile e al vostro portafoglio: ma da dove nascono tutti questi progetti che dovrebbero essere attuati entro il 2030? I documenti ufficiali sono molti, a partire dall’agenda Onu 2030, la più nota. Ma dobbiamo andare più indietro nel tempo ed arrivare al 1991 per comprendere meglio a che punto siamo della progettazione. In quell’anno l’instancabile Tony Blair (che con Bill Gates condivide una ambiziosa e cupida frenesia operativa con pochi rivali) - ricorda un articolo di Esc su Substack - pubblicò un articolo su Marxism Today intitolato “Forgiare una nuova agenda”. Sette anni dopo, da primo ministro del Regno Unito, pubblicò l’opuscolo della Fabian Society che la codificava: “La terza via”, che fu accolta con gran entusiasmo dai governi senza che nessuno si sia chiesto perché l’indipendenza della Banca d’Inghilterra sia stata concessa a pochi mesi dall’insediamento di Blair, o perché il concetto di “diritti e responsabilità” sia stato ripetuto più volte. L’idea centrale di Blair, delineata nel 1991 e messa in pratica nel 1998, era quella di sostituire il quadro giuridico con uno etico. Sembra cosa di poco conto, ma in realtà è davvero sovversivo del sistema. Un quadro giuridico pone dei vincoli allo Stato: lo Stato non può oltrepassare determinati limiti e, se lo fa, il cittadino ha la possibilità di ricorrere alle vie legali. Un quadro etico, invece, pone dei vincoli al cittadino: quest’ultimo deve adempiere a determinate responsabilità e, in caso contrario, lo Stato può revocargli servizi, accesso o sostegno. Il quadro giuridico protegge l’individuo dal sistema. Il quadro etico protegge il sistema dall’individuo. Davvero significativo il cambiamento proposto, no? La teoria dei “diritti e doveri” di Blair segue lo stesso schema, ma inverte il meccanismo di applicazione: rispetto ai governi esplicitamente autoritari, la violenza statale viene sostituita da una condizionalità finanziaria, più efficace perché universale e sempre attiva silenziosamente. Una volta che l’etica definisce la norma, la deviazione da tale norma rappresenta un rischio, e il rischio ha il suo prezzo da pagare. Chi definisce la norma, definisce anche cosa costituisce una deviazione, e chi definisce la deviazione controlla il prezzo di ogni attività all’interno del sistema. Il funzionamento pratico di questo sistema è semplice: fuori la legislazione; la determinazione del prezzo in base al rischio la sostituisce come strumento di applicazione; l’inadempienza non è assicurabile, il sistema di rating del credito rende impossibile finanziare l’inadempienza e la banca centrale che presto definirà la condizionalità attraverso le valute digitali blocca la transazione. Sarete fuori dal sistema se non vi adeguerete a norma non giuridiche, ma etiche. Nel progetto Rosalind ad esempio, sviluppato negli ultimi anni dal Bis Innovation Hub di Londra in collaborazione proprio con la Banca d’Inghilterra, la banca centrale fornisce il livello di regolamento, mentre i fornitori di servizi di pagamento privati gestiscono portafogli e transazioni dei clienti. Rosalind definisce una serie di istruzioni per portafogli programmabili: se si soddisfano i requisiti condizionali codificati nel sistema, la transazione procede. In caso contrario, la transazione viene bloccata, modificata o soggetta a commissioni aggiuntive, indipendentemente dal fatto che si disponga di fondi sufficienti sul conto. Il concetto marxiano di lavoro certificato e tempo di lavoro socialmente necessario proponeva di orientare i consumi verso una produzione pianificata, dando priorità ai beni essenziali e limitando quelli di lusso. I certificati energetici di Technocracy Inc. si sono spinti ben oltre: token non trasferibili e non accumulabili che funzionano come sussidi gestiti anziché come denaro. Ecco perché in futuro il lavoro potrebbe lasciare il posto ad un sussidio universale,ad una mancetta, e a pagamenti programmabili. Date di scadenza, limiti di velocità e restrizioni di categoria trasformeranno il denaro in diritti di accesso. Non immediatamente, non completamente, vi diranno che non sarà così, che non c’è fretta. Tuttavia l’infrastruttura per muoversi gradualmente in quella direzione, soprattutto in condizioni di crisi in cui le misure temporanee vengono lentamente normalizzate. Il Progetto Rosalind è il tassello mancante. La prossima crisi o emergenza – pandemia, impennata dell’inflazione, fallimento bancario, emergenza climatica, shock geopolitico – fornirà la giustificazione per applicarla. Dal punto di vista della gestione del rischio, Blair si basava sulle fondamenta ordoliberali di Röpke, che ponevano l’economia al di sopra della politica democratica: una banca centrale indipendente, isolata dalle pressioni popolari. Le partnership pubblico - private erano il meccanismo di erogazione dei servizi distintivo di Blair, ma la Terza Via afferma esplicitamente che il modello è trisettoriale: pubblico, privato e società civile, analogamente a quanto strombazzato dai vertici di Davos. La collaborazione pubblico-privato si concretizza quasi sempre in spese pubbliche e profitti privati, senza che il cittadino ne abbia evidenti vantaggi. La “responsabilità” è l’etica, la non conformità è la deviazione e la deviazione viene penalizzata fino a diventare esclusione dall’accesso a servizi, finanziamenti e partecipazione. Il sistema non è più al servizio dell’individuo, semmai l’individuo è al servizio del sistema e la non conformità produce esclusione dai servizi. L’esclusione sociale di cui parlava Tony Blair non si riferiva a persone povere ai margini della società. L’esclusione, per lui, è ciò che l’architettura produce in caso di non conformità. La preoccupazione di Blair non si riferiva a persone escluse dalla redistribuzione della ricchezza, ma che l’esclusione fosse visibile laddove una sottoclasse delegittimasse l’architettura senza adeguarsi al nuovo sistema. Il sistema di regolamento deve operare senza interferenze democratiche, altrimenti i parametri di rischio stabiliti a monte possono essere scavalcati dagli elettori. Da anni i politici blaterano di stabilità finanziaria; è sempre l’obiettivo dichiarato. Ve lo raccontano spiegando che la stabilità tutela i vostri salari e i vostri risparmi. In realtà, se il rischio è il substrato, stabilità finanziaria significa mantenere la struttura stessa di determinazione del suo prezzo. Ad ogni costo. Whatever it takes, vi dice qualcosa o vi ricorda qualcuno a proposito dell’euro? Pensiamo ora ad una banca che non viene quasi mai nominata, la Banca dei regolamenti internazionali. La Bri è più potente di qualsiasi banca centrale perché è il punto di convergenza tra l’architettura di valutazione del rischio e quella di regolamento monetario: Iais; Comitato di Basilea; Ngfs, Iosco, Fsb (tre delle principali organizzazioni finanziarie internazionali che collaborano attivamente per coordinare le politiche di vigilanza, la regolamentazione dei mercati e la stabilità del sistema finanziario globale di fronte ai rischi legati al cambiamento climatico), non dicono nulla a noi comuni mortali. Ma fanno parte dell’architettura finanziaria e dovremmo occuparcene. L’esclusione da Swift (la rete globale di messaggistica sicura che permette i trasferimenti di denaro tra banche nel mondo) è invece la sanzione definitiva; l’esclusione dal livello di regolamento stesso: un processo di debancarizzazione applicato alle nazioni. Come quanto applicato alla Russia come sanzione contro la guerra in Ucraina. Ogni ambito segue la stessa sequenza: la task force elabora lo standard, l’infrastruttura di supervisione lo segue, ma nessun parlamento ha votato su nessuno di essi.
Raffaella Vitulano

