Martedì 26 maggio 2026, ore 20:44

Medio Oriente

Trump chiede ad Arabia e Qatar di firmare gli Accordi di Abramo

Possibile ma “non imminente”. Dopo aver annunciato il miracolo, che magari è servito a calmare un po’ i mercati e ad abbassare i prezzi delle materie prime, USA e Iran si trovano pubblicamente d’accordo sull’opportunità di non vendere un prodotto che ancora non c’è. Dopo una domenica di proclami da stadio, il lunedì riporta consiglio, mentre le diplomazie lavorano a oltranza. Teheran parla di “progressi” ma precisa che l’intesa non è proprio vicinissima. “È corretto affermare che abbiamo raggiunto una conclusione su gran parte delle questioni in discussione", ha riconosciuto il portavoce del ministero degli esteri, Esmail Baghaei durante il suo briefing settimanale con la stampa, “ma nessuno può dire che un accordo sia imminente”, ha aggiunto, accusando Washington di essere “volubile”. Il portavoce ha anche dichiarato che “i servizi forniti, ovvero i servizi di navigazione e le misure necessarie per la tutela ambientale dello Stretto di Hormuz, del Golfo Persico e del Mar d'Oman, richiedono il pagamento di determinate tariffe”, precisando che l'Iran “non intende imporre alcun pedaggio”. Lunedì mattina, scrivendo sul suo social Truth, Donald Trump ha ribadito la necessità di un accordo “importante e significativo”, e cioè “l'esatto opposto di quello raggiunto sotto l'amministrazione Obama, che ha aperto la strada all'arma nucleare per l’Iran”. Ma il presidente americano è andato oltre, chiedendo ad Arabia Saudita e Qatar di firmare “immediatamente” gli Accordi di Abramo. “E, se l'Iran firmerà il suo accordo con me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, sarebbe un onore averlo come parte di questa coalizione globale senza precedenti. Il Medio Oriente - ha aggiunto - sarebbe unito, potente ed economicamente forte come forse nessun'altra regione al mondo!”. Gli Accordi di Abramo, firmati nel 2020, hanno normalizzato le relazioni diplomatiche ed economiche tra Israele e altri 4 Paesi a maggioranza arabo-musulmana (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco) dopo l’Egitto, nel 1979, e la Giordania nel 1994. Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli esteri Abbas Aragchi si trovano a Doha per colloqui con il primo ministro del Qatar. Le discussioni, riporta la Reuters, si concentrano principalmente sullo Stretto di Hormuz e sulle scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Anche il governatore della banca centrale iraniana fa parte della delegazione e dovrebbe negoziare il potenziale sblocco dei fondi iraniani congelati. La visita s’inquadra nell’ambito del processo diplomatico impiantato dal Pakistan per mettere fine al conflitto. Due funzionari regionali a conoscenza dei negoziati in corso hanno confermato a CBS News che la bozza del memorandum d'intesa include: una proroga di 60 giorni dell'attuale cessate il fuoco, la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran e l'adozione di misure per garantire il ritorno del traffico alle condizioni prebelliche entro 30 giorni, la cessazione definitiva di tutte le operazioni militari dichiarata da Iran e USA, l’impegnò di Teheran a non sviluppare mai armi nucleari e ad accettare che le sue scorte di uranio arricchito vengano smaltite secondo un meccanismo concordato da entrambe le parti.
Pierpaolo Arzilla
 

( 25 maggio 2026 )

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