Venerdì 9 ottobre 2026, ore 23:03

Economia

Ue-Cina, prima la tensione con il Pe poi l’intesa su terre rare e auto ibride

La missione di Maros Sefcovic poteva essere un fiasco, dopo le tensioni di venerdì mattina tra il governo cinese e il Parlamento europeo. Mercoledì pomeriggio la plenaria di Strasburgo ha approvato una risoluzione su una politica UE nei confronti della Cina basata sul dialogo e una maggiore tutela degli interessi europei. Oltre a sottolineare la necessità per Bruxelles di “rafforzare un ordine mondiale multilaterale” e “l’importanza del dialogo con la Cina sulle sfide globali, sulla pace e la sicurezza, sul clima e sui diritti umani”, il documento osserva, però, che le “relazioni bilaterali hanno raggiunto un punto critico a causa delle pratiche economiche sleali della Cina e della sua posizione sulla guerra della Russia contro l’Ucraina”. L’Eurocamera riafferma la necessità di “intervenire con urgenza per contrastare l’uso strumentale dell’eccessiva dipendenza economica dell’UE dalla Cina, perseguendo al contempo una rigorosa strategia di riduzione dei rischi” che dovrebbe concentrarsi “sulle materie prime critiche, i medicinali, le batterie, i veicoli elettrici, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i semiconduttori e altri settori strategici”. Ritiene inoltre “necessari” controlli “più rigorosi sugli investimenti e una maggiore protezione di tecnologie, infrastrutture e catene di approvvigionamento critiche”. La risoluzione considera infine la “sovraccapacità industriale della Cina, i sussidi statali e altre restrizioni all’accesso delle imprese europee al mercato cinese come sfide sempre più importanti per l’economia dell’UE”. Pechino, che ha affidato la risposta a un portavoce della missione cinese presso l'UE, ha espresso “forte insoddisfazione” e “ferma opposizione” al voto dell’Eurocamera, esortando l'UE a “rispettare gli interessi fondamentali e le principali preoccupazioni della Cina e a cessare le interferenze negli affari interni del Paese”. La risoluzione, secondo i diplomatici di Pechino, “è intrisa di pregiudizi ideologici contro la Cina e contiene affermazioni errate, muovendo accuse infondate su questioni relative a Taiwan, Hong Kong, Macao, Xinjiang, Xizang e ai diritti umani, oltre a interferire in modo grossolano negli affari interni cinesi”, riporta Global Times. Il documento UE promuove inoltre “la politicizzazione delle questioni economiche e commerciali e un'estensione eccessiva del concetto di sicurezza in tali ambiti”. La Cina ha presentato formali rimostranze a Bruxelles, secondo quanto riferito dal portavoce, ed esorta l'UE a mantenere l'impegno di considerarla “come un partner”, a “preservare la cooperazione come tratto distintivo delle relazioni bilaterali, a rispettare concretamente gli interessi fondamentali e le principali preoccupazioni cinesi, a cessare le interferenze negli affari interni della Cina, ad astenersi dall'alimentare lo scontro e ad adottare misure concrete per salvaguardare le relazioni complessive tra Cina e UE. Il tutto mentre a Pechino, il malcapitato Sefcovic provava a strappare qualche concessione, per tentare di ridurre il deficit commerciale dei 27 con Pechino. Nonostante i marosi, la nave del commissario al commercio è riuscita ad arrivare in porto con 3 accordi. “In primo luogo - dice nella conferenza stampa da Pechino - abbiamo raggiunto un'intesa per moderare le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e ibridi plug-in verso l'UE. Ciò apre alla prospettiva di ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di tali veicoli”. Poi “abbiamo raggiunto un'intesa per migliorare l'accesso al mercato cinese per una serie di prodotti dell'UE attraverso la riduzione dei dazi NPF (nazione più favorita). Tali prodotti spaziano dalla componentistica automobilistica all'olio d'oliva e alle calzature, per un valore complessivo delle esportazioni attuali pari a quasi 4 miliardi di euro, il che comporterebbe un risparmio sui dazi di almeno 225 milioni di euro”. Infine, “abbiamo raggiunto un'intesa per agevolare ulteriormente il rilascio delle licenze di esportazione cinesi per le terre rare e i magneti permanenti”. Il governo cinese è consapevole di preferire la cooperazione a una guerra commerciale “che non gioverebbe agli interessi di nessuno”, ma avverte comunque Bruxelles di astenersi dall'adottare misure commerciali unilaterali o dal minacciare la Cina durante i negoziati, poiché un simile approccio minerebbe la collaborazione costruttiva. L'UE dovrebbe, insomma, comprendere che non è la Cina la causa dei suoi problemi economici, ma una possibilità nella loro risoluzione.
Pierpaolo Arzilla
 

( 9 ottobre 2026 )

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