Venerdì 4 settembre 2026, ore 21:34

Automotive

Volkswagen, sì al piano austerità: altri 50mila tagli

Si sono pure sbrigati. Giovedì mattina, il comitato esecutivo del consiglio di sorveglianza della Volkswagen si è riunito a Wolfsburg, con la partecipazione dei vertici aziendali, tra cui il presidente del consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Potsch, il ministro-presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, e il presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo. Le possibilità di raggiungere un accordo sul nuovo programma di austerità erano considerate “estremamente scarse”. Poi, improvvisamente, in serata, la svolta, secondo la versione della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Con un giorno di anticipo rispetto alle attese, l’azienda ha trovato la quadra su un piano di ristrutturazione, approvato all’unanimità, che prevede la riduzione di altri 50mila posti di lavoro, inclusi i profili dirigenziali, nei prossimi anni, dopo i primi 50mila tagliati nel 2024. Quattro stabilimenti in Germania rischiano la chiusura. L’azienda sostiene di non poter garantire la continuità operativa degli impianti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, non considerati redditizi e la cui chiusura definitiva, se non si trova un utilizzo alternativo, è prevista tra il 2031 e il 2034. Gli impianti sono in pericolo perché, come ammesso da VW, la sua capacità produttiva europea “supera attualmente la domanda di oltre 500mila unità”. Al momento, dunque, non è possibile garantire per i 4 impianti una futura ripartizione produttiva, da attuare gradualmente tra il 2031 e il 2034. “Parallelamente e in modo complementare, verranno studiate possibilità di utilizzo alternative”, afferma l’azienda, che ritiene “necessario” apportare un “ulteriore adeguamento fondamentale” alla capacità della forza lavoro a livello globale, per raggiungere gli obiettivi del programma di trasformazione e salvaguardare la competitività del gruppo. Entro la fine di giugno 2027, per gli impianti a rischio verrà sviluppato un progetto “per una struttura produttiva sostenibile e competitiva, compatibile con la visione complessiva”. Considerata “la crescente concorrenza globale, l'evoluzione della domanda e i cambiamenti tecnologici nel settore automobilistico”, VW ritiene “essenziale allineare in modo coerente la capacità della forza lavoro alla realtà economica”. Alcune questioni critiche, si fa notare, sono formulate in modo tale da apparire inizialmente come semplici dichiarazioni di intenti, i cui dettagli specifici devono ancora essere negoziati. Questo spiega perché i principali oppositori, la direzione aziendale, il sindacato IG Metall, le famiglie Porsche e Piëch e lo stato della Bassa Sassonia, presentano l'accordo come un successo. Secondo Olaf Lies, il piano di “invia segnali importanti”, e cioè che azienda e territorio stanno “investendo massicciamente nella sostenibilità futura e nel miglioramento della competitività, e allo stesso tempo, svilupperemo prospettive a lungo termine per i nostri siti”. Nessun rischio per gli impianti, dunque? A vedere il bicchiere mezzo pieno sono gli stessi sindacati. Secondo IG Metall e consiglio di fabbrica, l’accordo ha impedito il peggio. “L'approccio conflittuale e la comunicazione del consiglio di amministrazione nelle ultime settimane non sono stati produttivi”, si legge in una dichiarazione congiunta della presidente di IG Metall, Christiane Benner, e del presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo. Secondo le quali lo scorporo del marchio principale Volkswagen Autovetture e di VW Components è stato definitivamente accantonato, e l'attacco alle strutture di cogestione è stato respinto con successo. "Nessuno stabilimento è stato abbandonato e, contrariamente a quanto riportato da diversi media, non ci sono chiusure di stabilimenti in vista”, affermano. “Bisogna piuttosto elaborare soluzioni concrete per tutte le sedi - rilevano - e continuiamo a ritenere il consiglio di amministrazione responsabile di questo compito”. Meglio di così non si poteva ottenere, insomma. Volkswagen intende sviluppare la propria attività in Nord America e in Cina. In Nord America, spiega l’azienda, si concentrerà in futuro sui segmenti più redditizi, mentre in Cina adatterà la propria attività alle nuove aspettative di crescita del mercato automobilistico cinese ed espanderà le esportazioni verso il cosiddetto sud globale. Entro il 2035, VW prevede di "semplificare la propria gamma di modelli" di circa il 50 per cento e di “ridurre la complessità della propria offerta di circa il 75”.
Pierpaolo Arzilla

( 4 settembre 2026 )

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