Martedì 1 settembre 2026, ore 20:53

Riforme 

Legge elettorale, in Senato torna il tema preferenze 

Il voto di preferenza torna al centro della riforma della legge elettorale. La maggioranza ha depositato in Commissione al Senato alcuni emendamenti, firmati da tutte le forze del centrodestra, che introducono per Camera e Senato la possibilità per l'elettore di esprimere fino a tre preferenze per i candidati del collegio plurinominale (esclusi i capilista), e che disciplinano il meccanismo con cui, in Senato, si sottraggono gli eventuali seggi in eccesso alla lista o coalizione che ha ottenuto il premio di governabilità. A questi si affianca un ulteriore emendamento, che tocca la soglia di sbarramento dell'1 per cento: ma a differenza degli altri, non porta la firma di Forza Italia. Il primo emendamento prevede che l'elettore disponga di un voto da esprimere su un'unica scheda con il contrassegno di lista, e stabilisce che possa esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista. È previsto un vincolo di genere: se l'elettore esprime più preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l'annullamento non dell'intero voto, ma della seconda e della terza preferenza, in ordine di lista. Con l'introduzione delle preferenze cambia anche il criterio con cui, all'interno di ogni lista, si stabilisce chi viene eletto dopo il capolista: non più l'ordine di presentazione in lista, ma la ”cifra elettorale individuale”, cioè il numero di voti di preferenza validi ottenuti da ciascun candidato. A parità di preferenze prevale comunque l'ordine di lista originario. Lo stesso criterio entra in gioco per sciogliere i casi di elezione in più collegi plurinominali: chi è eletto capolista in più collegi viene proclamato dove la sua lista ha ottenuto la cifra elettorale percentuale più bassa, mentre chi è eletto in posizione diversa dal capolista viene proclamato dove ha raccolto la percentuale di preferenze più alta.
Il secondo emendamento, più tecnico, interviene sull'articolo 2 del testo e riguarda esclusivamente il Senato. Nel meccanismo attuale, se alla coalizione o alla lista che ha ottenuto il premio di governabilità risultano assegnati più seggi di quelli previsti, l'Ufficio elettorale li sottrae partendo dalla graduatoria crescente dei resti che avevano permesso di aggiudicarseli nei diciotto riparti regionali. La norma prevede inoltre una clausola di salvaguardia: sono escluse dalla sottrazione le regioni in cui è stato già tolto un seggio, o in cui alla lista/coalizione premiata è stato attribuito un solo seggio - così da non azzerare la rappresentanza territoriale della lista vincente in nessuna regione. Un terzo emendamento, presentato nei lavori parlamentari come testo di "soppressione" di un precedente emendamento del forzista Russo sulla soglia dell'1 per cento, interviene invece sulle eccezioni allo sbarramento sia per la Camera sia per il Senato - ed è l'unico dei tre a non essere firmato da Forza Italia.
Il partito guidato da Tajani non ha presentato alcun emendamento sul ballottaggio. L'ipotesi che gli azzurri formulassero una proposta di modifica alla legge elettorale sul doppio turno era circolata nelle ultime ore ma alla fine su questo specifico tema in commissione risulta presentato solo il testo del senatore di FdI Marcello Pera.
Sono invece 659 gli emendamenti delle opposizioni depositati in Senato. Oltre 200 vengono dal Pd, un centinaio da M5s, oltre 300 sono di Avs e 7 di Italia Viva. Otto gli emendamenti unitari che riguardano: preferenze per l'elezione di tutti i parlamentari, via l'indicazione del premier, soppressione della circoscrizione estero, aumento della soglia al 45%, entrata in vigore della legge dalla seconda legislatura successiva alla sua approvazione e soppressione della ridefinizione del collegio uninominale di Bolzano.
La riforma elettorale approderà in aula a Palazzo Madama il 9 settembre, con voto finale in programma il 15.
Giampiero Guadagni

( 1 settembre 2026 )

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