Il secondo emendamento, più tecnico, interviene sull'articolo 2 del testo e riguarda esclusivamente il Senato. Nel meccanismo attuale, se alla coalizione o alla lista che ha ottenuto il premio di governabilità risultano assegnati più seggi di quelli previsti, l'Ufficio elettorale li sottrae partendo dalla graduatoria crescente dei resti che avevano permesso di aggiudicarseli nei diciotto riparti regionali. La norma prevede inoltre una clausola di salvaguardia: sono escluse dalla sottrazione le regioni in cui è stato già tolto un seggio, o in cui alla lista/coalizione premiata è stato attribuito un solo seggio - così da non azzerare la rappresentanza territoriale della lista vincente in nessuna regione. Un terzo emendamento, presentato nei lavori parlamentari come testo di "soppressione" di un precedente emendamento del forzista Russo sulla soglia dell'1 per cento, interviene invece sulle eccezioni allo sbarramento sia per la Camera sia per il Senato - ed è l'unico dei tre a non essere firmato da Forza Italia.
Il partito guidato da Tajani non ha presentato alcun emendamento sul ballottaggio. L'ipotesi che gli azzurri formulassero una proposta di modifica alla legge elettorale sul doppio turno era circolata nelle ultime ore ma alla fine su questo specifico tema in commissione risulta presentato solo il testo del senatore di FdI Marcello Pera.
Sono invece 659 gli emendamenti delle opposizioni depositati in Senato. Oltre 200 vengono dal Pd, un centinaio da M5s, oltre 300 sono di Avs e 7 di Italia Viva. Otto gli emendamenti unitari che riguardano: preferenze per l'elezione di tutti i parlamentari, via l'indicazione del premier, soppressione della circoscrizione estero, aumento della soglia al 45%, entrata in vigore della legge dalla seconda legislatura successiva alla sua approvazione e soppressione della ridefinizione del collegio uninominale di Bolzano.
La riforma elettorale approderà in aula a Palazzo Madama il 9 settembre, con voto finale in programma il 15.
Giampiero Guadagni
